Turbine JUWI per siti a vento medio-basso, consegne nel 2027-2028.

Quando si ordina una cucina, una caldaia o un’auto nuova, capita di sentirsi dire «consegna tra qualche mese». Con le turbine eoliche l’attesa è molto più lunga. A fine agosto, lo scorso 26 agosto, il produttore danese Vestas ha annunciato due nuovi ordini dalla società tedesca JUWI GmbH per altrettanti parchi eolici in Germania. Sono passati due mesi da quell’annuncio e per vedere quelle pale girare bisognerà aspettare il 2028. È un buon caso pratico per rispondere a una domanda che chi legge di «nuovi parchi eolici» si fa spesso: quando succede davvero qualcosa?

Quattordici turbine, quasi due anni di attesa

I numeri dei due ordini sono contenuti. Il primo riguarda il progetto Mehring II: sette turbine del modello V162-6.2 MW, per una potenza complessiva di 43 MW. Il secondo riguarda il progetto Breuberg ed è identico nelle dimensioni: altre sette turbine V162-6.2 MW, altri 43 MW. In tutto quattordici macchine e poco più di 86 MW.

Il dato più interessante è il calendario. Per Mehring II la consegna delle turbine è prevista a partire dal quarto trimestre del 2027 e la messa in servizio dal secondo trimestre del 2028. Per Breuberg i tempi sono ancora più distesi: consegna dal primo trimestre del 2028, messa in servizio dal terzo trimestre del 2028. Detto in modo semplice, tra la firma del contratto e il momento in cui il primo chilowattora entrerà in rete passeranno circa due anni. E le turbine per cui è già stato firmato un ordine non sono ancora state costruite o spedite. Resta da capire perché si scelga di costruire proprio lì e con quel modello.

Il vento che non soffia forte e la corsa tedesca

La risposta sta in buona parte nella macchina. Il V162-6.2 MW fa parte della piattaforma EnVentus di Vestas e, come spiega la scheda tecnica del produttore, il suo rotore da 162 metri è ottimizzato per siti con vento medio-basso e con poco spazio a disposizione. Un rotore grande serve a raccogliere più energia quando il vento è debole: è come allargare una vela per muoversi anche con una brezza leggera. Questo rende sfruttabili luoghi che in passato sarebbero stati scartati perché non abbastanza ventosi o troppo stretti per un parco tradizionale. Non è una scelta isolata: anche in un altro ordine comunicato da Vestas, sempre per JUWI, per il progetto Heidsiek Lauenstein, compare lo stesso modello, con cinque turbine V162-6.2 MW per 31 MW complessivi.

Il secondo pezzo della spiegazione è il contesto tedesco. Secondo i dati riportati da Clean Energy Wire, nel 2025 la Germania ha autorizzato un record di 20,8 GW di nuova capacità eolica a terra, con aste per il sostegno pubblico sovrascritte di 2,5 volte: in pratica i progetti in gara erano due volte e mezza la quantità di potenza messa a disposizione. E la serie è proseguita: nel primo semestre dell’anno sono stati approvati progetti eolici onshore per circa 9 GW, anche questo un record per il periodo. Quando le autorizzazioni crescono così tanto, i siti migliori finiscono presto e si comincia a lavorare anche su quelli meno ovvi, dove macchine come il V162 diventano utili.

Messi accanto agli ordini dei concorrenti, i due contratti JUWI sembrano piccoli. Secondo un comunicato del gruppo Nordex, a fine giugno l’azienda di Amburgo ha raccolto ordini per circa 700 MW dallo sviluppatore di parchi eolici e solari UKA (Umweltgerechte Kraftanlagen GmbH & Co. KG): cento turbine dei modelli N175/6.X e N163/6.X, da 7 MW di potenza nominale ciascuna, destinate a diversi progetti in vari stati federali tedeschi. Il contrasto è evidente: da una parte un mercato che macina gigawatt di autorizzazioni e ordini da centinaia di megawatt, dall’altra parchi da 43 MW che entreranno in funzione tra quasi due anni. Viene naturale chiedersi quanto di tutti questi numeri diventi davvero energia, e quando.

Come leggere il prossimo annuncio

Che cosa conviene guardare, allora, la prossima volta che un titolo parla di autorizzazioni record o di nuovi ordini di turbine? La prima distinzione è semplice: un’autorizzazione non è un impianto, e un ordine non è ancora corrente. Un progetto autorizzato può aspettare l’asta, il finanziamento, l’ordine delle macchine; un ordine firmato deve poi passare per produzione, trasporto, montaggio e collaudo. I gigawatt autorizzati raccontano quanto è grande la coda, non quanta energia arriverà nelle case e nelle fabbriche l’anno prossimo.

Il dato davvero utile, per un cittadino come per un’impresa che si chiede quando l’eolico inciderà sul mix elettrico, è il calendario: data di consegna e data di messa in servizio. Negli annunci di Vestas sono indicate chiaramente, ed è lì che conviene cercare. Un altro indizio è il contratto di manutenzione: l’ordine di Heidsiek Lauenstein include un accordo di servizio AOM 4000 della durata di vent’anni, che lega produttore e impianto per due decenni. Per quel progetto la consegna è prevista dal primo trimestre del 2027 e la messa in servizio dal primo trimestre del 2028. È il segno che queste macchine nascono per restare a lungo nel territorio in cui vengono installate.

Per Mehring II e Breuberg il momento che conta arriverà nel corso del 2028, tra il secondo e il terzo trimestre. Solo allora quei circa 86 MW firmati a fine agosto cominceranno a produrre elettricità e a contare davvero nella rete tedesca.