Un fondo lituano entra nel 49,9% di un impianto da 600 MWh mentre la rete locale fatica a connettere nuovi

Immaginate un piccolo imprenditore della provincia di Livorno che oggi chiede l’allaccio per un impianto fotovoltaico e si sente rispondere che la rete, in quel punto, non ha capacità. Un mese fa, il 16 luglio scorso, a pochi chilometri di distanza un fondo familiare lituano, la Strioga Family Foundation, annunciava l’ingresso nel 49,9% di un sistema di accumulo a batterie da 150 MW. Le due cose sembrano in contraddizione: da un lato la rete che dice di essere piena, dall’altro un investimento che promette di aiutarla a gestire meglio i picchi.

Il capannone che non si allaccia e il gigante alle porte

Il progetto in questione è un impianto di accumulo a batterie, tecnicamente BESS, già autorizzato, con una durata di scarica di 4 ore e una capacità di 600 MWh. Non genera energia: la sposta nel tempo. Quando c’è produzione in eccesso, per esempio nelle ore centrali di una giornata di sole, la assorbe; quando la domanda sale, la restituisce. Enfinity Global, la società che sviluppa il progetto, ha in Italia un portafoglio BESS da 6,7 GW. La domanda che resta aperta è: chi c’è dietro questa operazione e perché proprio qui?

Da Baku a Livorno: la geografia dei capitali

Dietro l’operazione non c’è un solo nome. Già nel luglio 2025, il fondo sovrano dell’Azerbaigian, SOFAZ, aveva raggiunto un’intesa con Enfinity Global per rilevare il 49% di un portafoglio da 402 MW di impianti fotovoltaici in Italia. All’epoca, Enfinity Global lo definì il primo pilastro di una strategia di raccolta di capitali. Lo scorso ottobre, la stessa società ha chiuso una partnership con un investitore europeo per lo sviluppo e la messa in servizio di un sistema di accumulo a batterie da 486 MW, sempre in Italia.

La Strioga Family Foundation, da parte sua, non è una novità. È nata nel 2025 con una missione dichiarata di investimento responsabile contro il cambiamento climatico e con una dotazione di 100 milioni di euro. Lo scorso settembre, secondo i dati raccolti da Finergreen, il suo veicolo di investimento E Energy Invest aveva già rilevato il 49% di una piattaforma di sviluppo BESS da 2,4 GW tra Spagna, Portogallo e Romania, da FF Ventures.

Secondo Gediminas Uloza, amministratore delegato della Strioga Family Foundation, quello a Livorno è il quarto e più grande investimento in sistemi di accumulo: porta gli impegni complessivi della Fondazione in progetti BESS europei a oltre 2,5 GWh. Enfinity Global, da parte sua, ricorda di aver chiuso negli ultimi dodici mesi transazioni con il fondo sovrano dell’Azerbaigian e con altre parti non divulgate per portafogli con una capacità combinata superiore a 1,1 GW.

I numeri raccontano una geografia precisa: un fondo sovrano di Baku, una fondazione familiare lituana, un investitore europeo non nominato e uno sviluppatore internazionale si incrociano sull’Italia. Non è una scommessa isolata, ma una sequenza di accordi sul solare e sull’accumulo, con quote attorno al 49% che portano capitale senza spostare il controllo operativo da Enfinity Global. Per chi vive in provincia di Livorno, però, conta meno chi firma gli accordi: conta cosa succede alla rete, ai tempi di allaccio e alle bollette.

Cosa può aspettarsi (e cosa no) chi vive a Livorno

Se i capitali arrivano, la domanda è inevitabile: a me che cosa conviene aspettarmi? La risposta onesta è che non bisogna aspettarsi bollette più basse domani mattina. Un impianto da 600 MWh serve a rendere la rete più flessibile: immagazzina energia quando la produzione è abbondante e la restituisce quando la domanda sale. Per capire perché questo può aiutare chi oggi si sente dire di no, basta pensare alla rete: quando la domanda è alta e la produzione non basta, gli operatori devono limitare le nuove richieste di connessione. Un impianto che sposta l’energia nel tempo allenta questo vincolo, perché offre capacità da usare nei momenti di punta. Per chi produce energia nella zona, può voler dire meno situazioni in cui l’energia non trova spazio; per chi consuma, una rete più stabile. Ma i tempi sono lunghi: l’annuncio è di un mese fa e i progetti di questa scala si sviluppano in anni.

Non aspettatevi, quindi, bollette più basse domattina. Aspettatevi, piuttosto, un sistema elettrico toscano che impara a immagazzinare l’energia quando serve: per imprese e famiglie è il vero cambio di passo, lento ma concreto.