Nel secondo trimestre 2026 la capacità cala dell’82%: flessioni sulle nuove installazioni, non sulla base installata
I dati raccolti da Terna e riepilogati nell’Osservatorio sui sistemi di accumulo di giugno 2026 sembrano raccontare un mercato in salute: 941.911 sistemi connessi, 7.961 MW di potenza, 19.298 MWh di capacità. Quattro mesi dopo, però, quel totale va riletto. Basta spostare lo sguardo dal cumulato al flusso: nel secondo trimestre 2026 la variazione tendenziale della capacità è stata del -82% rispetto allo stesso periodo del 2025. È il dettaglio tecnico che obbliga a distinguere tra base installata e ritmo delle nuove installazioni.
Conviene chiarire le due grandezze. I megawatt misurano la potenza, cioè quanta energia può essere movimentata in un istante; i megawattora misurano la capacità, cioè quanta energia può essere immagazzinata. Nei dati di giugno entrambe le voci sono consistenti. La debolezza sta nel confronto anno su anno del flusso, che indica un rallentamento reale nel nuovo.
Il paradosso del Q2: si cresce, ma il nuovo frena
Il paradosso è tutto qui: la base installata cresce, ma il nuovo frena. La contrazione dell’82% nel secondo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 non è un semplice dato negativo: è il segnale che il ritmo di aggiunta di nuova capacità si è indebolito. Il totale può continuare a salire anche quando i flussi trimestrali rallentano, perché somma ciò che è stato connesso nei trimestri precedenti. Per capire dove sta andando il mercato, quindi, non basta guardare il totale: serve osservare la composizione del nuovo.
La migrazione silenziosa: utility scale e aste al Sud
Se il nuovo frena, la domanda non è sparita: si è spostata. La risposta è nel segmento utility scale. Secondo l’Osservatorio ANIE, le installazioni sono cresciute del 600% nel segmento utility scale tra 1 e 10 MWh e del 150% nel large utility scale oltre i 10 MWh. In altre parole, la capacità si sta spostando dai sistemi di piccola taglia verso i grandi impianti, dove i numeri assoluti pesano di più sul bilanciamento della rete.
Lo spostamento è anche geografico. La prima asta MACSE di Terna ha assegnato 10 GWh di capacità di accumulo nel Sud e nelle isole, pari al 100% del fabbisogno richiesto. L’offerta è arrivata a oltre quattro volte la domanda e il prezzo medio ponderato di assegnazione è stato di 12.959 €/MWh-anno. Il segnale è duplice: c’è molta più offerta di quanta ne venga richiesta, e l’assegnazione si concentra nel Sud e nelle isole.
2030: quanti GWh servono davvero?
Ma questa concentrazione nei grandi tagli basta a rispondere al fabbisogno di sistema dei prossimi anni? Gli scenari non parlano una sola lingua. Nello scenario base Terna, servono circa 104 GWh di stoccaggio entro il 2030, che salgono a circa 134 GWh entro il 2035. Un dimensionamento efficiente per il 2030 è invece indicato in 42 ± 2 GWh, in linea con l’obiettivo del PNIEC. Le due stime non sono in contraddizione: la prima descrive un fabbisogno di sistema ampio, la seconda un sottoinsieme efficiente e più prudente.
Secondo gli scenari di sistema riportati da Italia Solare, al 2030 saranno necessari 71,5 GWh di accumuli: 57,5 GWh stand-alone di grande taglia e 14 GWh di piccola taglia. In tutti i casi, il confronto con i 18 GWh installati raccontato nella stessa fonte è netto: la base installata è importante, ma la crescita dovrà mantenere un ritmo sostenuto nei prossimi cinque anni per garantire sicurezza del sistema elettrico.
Per chi installa o gestisce sistemi di accumulo, il segnale dei dati di giugno non è il totale: è il ritmo. La partita non è più quanti sistemi piccoli si aggiungono, ma quanti GWh utility scale entrano in esercizio nei prossimi cinque anni; chi sceglie oggi dove posizionarsi farà i conti con un mercato che si sta spostando al Sud e sulle aste.




