Il provvedimento attua la norma del decreto Bollette e punta a liberare la capacità bloccata dai progetti mai cantierabili

Tre mesi. È la nuova cadenza con cui Terna dovrà rendere pubblico, per ciascuna porzione della rete di trasmissione, quanta capacità massima addizionale resta disponibile per connettere nuovi impianti a fonti rinnovabili e sistemi di accumulo. Lo scorso 8 settembre il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto ha firmato il decreto che rende operativo il nuovo sistema per la gestione della capacità della rete elettrica nazionale, come si legge nell’annuncio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. A quasi un mese da quella firma, il dato pubblico prende il posto di una coda rimasta a lungo opaca.

Una capacità pubblica, aggiornata ogni tre mesi

Il cuore del provvedimento è un obbligo di pubblicazione. Terna dovrà indicare, per ciascuna porzione della rete di trasmissione, la capacità massima addizionale disponibile per connettere nuovi impianti a fonti rinnovabili e sistemi di accumulo. Non una cifra aggregata su scala nazionale, ma un dato scomposto porzione per porzione, aggiornato ogni tre mesi: quattro fotografie all’anno che dicono, in ogni area, quanto spazio di connessione esiste davvero per un nuovo progetto.

L’adozione è avvenuta dopo l’acquisizione del parere di ARERA. Il decreto dà attuazione alla norma prevista nel decreto Bollette (n.21/2026), pensata per intervenire sul fenomeno della cosiddetta “saturazione virtuale” della rete. Il Ministro Pichetto riassume così l’impostazione: «La capacità di rete sarà pubblica, aggiornata trimestralmente e gestita secondo criteri oggettivi e non discriminatori».

Ma perché serve un numero pubblico, anziché un semplice scambio di dati tra gestore e richiedente? Perché dietro c’è un problema di cui si parla poco, e che determina gran parte delle code di connessione: la saturazione virtuale.

La saturazione virtuale e i progetti fantasma

Quel numero, però, non è un mero obbligo di trasparenza. Serve a smontare un meccanismo perverso: la rete appare piena anche quando una parte della capacità è occupata da richieste di connessione che non sono più coerenti con progetti realmente cantierabili. Sono i cosiddetti progetti zombie: domande che restano in lista, immobilizzano capacità di rete, ma dietro non c’è un cantiere destinato ad avanzare davvero.

È questo lo strato su cui interviene il decreto. Come spiega il Ministero, il provvedimento consentirà di liberare capacità bloccata da richieste non più coerenti con la cantierabilità reale, favorendo l’ingresso di iniziative concrete. In termini di rete, non si aggiunge capacità fisica: si restituisce capacità che esiste già ma è immobilizzata da domande che non corrispondono più a un progetto serio. Per un operatore con iter autorizzativi chiusi e progetto pronto, è una risorsa a costo zero in termini di infrastruttura.

Il punto delicato, nelle parole del ministro, è che la capacità sarà gestita secondo criteri oggettivi e non discriminatori. È proprio questo il nodo da monitorare: una volta liberata la capacità, sarà la qualità dei criteri di assegnazione a determinare chi beneficerà davvero del nuovo strumento e chi resterà in lista d’attesa.

Cosa cambia per chi installa, e cosa resta fuori

Se il paradosso si sgonfia, chi progetta davvero potrebbe trovare una coda più corta. La capacità liberata dalle richieste fantasma torna disponibile per nuovi impianti a fonti rinnovabili e sistemi di accumulo: solare, eolico onshore e accumuli sono le categorie chiamate a riempire lo spazio di connessione che riemerge dai dati trimestrali. Per chi deve decidere un investimento, poter leggere la capacità disponibile porzione per porzione cambia il calcolo del rischio.

Il perimetro di pubblicazione, però, ha un confine netto: gli impianti off-shore restano esclusi. Il provvedimento lo scrive in modo esplicito: Terna pubblicherà la capacità massima addizionale per nuove connessioni di impianti a fonti rinnovabili e sistemi di accumulo, con esclusione degli impianti off-shore. Chi sviluppa eolico offshore, quindi, non ottiene lo stesso livello di visibilità trimestrale: la partita di connessione in mare resta fuori dal dato pubblico.

Il prossimo aggiornamento trimestrale di Terna dirà se il meccanismo regge la domanda reale: quanta capacità verrà effettivamente restituita, e se la trasparenza basterà a smaltire una coda rimasta a lungo opaca. Per ora il trade-off è chiaro: più visibilità per solare, eolico onshore e sistemi di accumulo; l’offshore resta fuori dal perimetro.