I progetti annunciati superano i 2,5 GWh di capacità, con un mercato che impara a diversificare i ricavi oltre il

Mentre in molti si chiedono se investire nelle batterie su larga scala sia una scelta concreta o un’utopia tecnologica, la Polonia sta scrivendo una pagina diversa. Nei giorni scorsi, aziende come EDF, R.Power ed EDP hanno annunciato nuovi progetti per centinaia di megawatt di sistemi di accumulo. E non è un caso isolato: gli investimenti continuano a crescere anche in un momento in cui il meccanismo di sostegno principale, il capacity market, ha mostrato segnali di rallentamento. La domanda, per chi segue il settore o sta valutando se lo stoccaggio può fare al caso proprio, è una sola: perché?

Quattro annunci in una settimana: la corsa alle batterie si accende

I numeri raccontano di un mercato in ebollizione. EDF Power Solutions, parte del gruppo energetico francese EDF, e il produttore indipendente Eurus Energy Europe hanno creato una joint venture per costruire e gestire un sistema di accumulo a batteria da 120 megawatt di potenza e 280 megawattora di capacità a Porąbka. Non è il primo passo di EDF in Polonia: l’azienda ha già commissionato il più grande impianto di batterie del paese a Stary Grodków e sta sviluppando diversi progetti per una capacità totale di 370 MW.

Sempre negli stessi giorni, gli investitori Eiffel Investment Group ed Ergy hanno annunciato una partnership per investire in progetti di accumulo in Polonia, con partenza da un sistema da 46 MW e 184 MWh a Baczyna. Nel frattempo R.Power, sviluppatore polacco, ha firmato contratti di ingegneria, procurement e costruzione per due ulteriori progetti su larga scala che insieme sommano 2,2 gigawattora di capacità di stoccaggio. Sono volumi che da soli basterebbero ad alimentare decine di migliaia di abitazioni per ore, e non arrivano da un unico attore: sono tre iniziative indipendenti, con profili diversi — un colosso elettrico europeo, un fondo d’investimento, uno sviluppatore locale. Un segnale che qualcosa, nel business case polacco, sta funzionando.

A completare il quadro, la portoghese EDP implementerà sistemi di accumulo per un totale di 8 MW e 20 MWh per la società di logistica CLIP, distribuiti su quattro siti. Non è una maxi-centrale: è un progetto «dietro il contatore», pensato per ridurre i costi energetici di un’azienda. Ed è forse il dettaglio più interessante per chi si chiede se le batterie servano solo alle utility o possano diventare uno strumento concreto anche per le imprese.

Il paradosso polacco: meno contratti capacity, più investimenti

La ragione per cui questi annunci colpiscono sta in un dato apparentemente contraddittorio. Nell’asta del capacity market polacco — il meccanismo che remunera gli impianti per rendersi disponibili a garantire stabilità alla rete — i progetti di accumulo hanno vinto solo circa 685 MW nell’ultima tornata dello scorso dicembre. È il primo calo dopo tre anni di crescita impetuosa: nel 2022 i contratti assegnati alle batterie erano stati 165 MW, nel 2023 erano balzati a 1,7 GW e nel 2024 avevano raggiunto 2,5 GW. Ci si poteva aspettare una frenata degli investimenti. E invece no.

La spiegazione sta in quello che il mercato polacco ha imparato a fare in questi anni: diversificare le fonti di ricavo. Secondo Piotr Czembor, analista del settore, per i progetti che hanno vinto i contratti il capacity market rappresenterà circa il 13% dei ricavi complessivi. Non è poco, ma non è nemmeno la gamba su cui poggia l’intero business plan. Significa che l’87% dei ricavi arriverà da altri servizi: arbitraggio sui prezzi dell’energia, regolazione di frequenza, partecipazione ai mercati infragiornalieri. Le batterie, in altre parole, stanno dimostrando di sapersi pagare da sole.

C’è poi un altro dettaglio tecnico che spiega perché il calo dei contratti capacity non ha spaventato gli investitori. Sempre secondo Czembor, a causa del fattore di de-rating applicato dal gestore di rete, la capacità effettiva dei progetti che hanno vinto contratti sarà probabilmente di circa 5 GW: molto più dei 685 MW nominali assegnati. Il de-rating penalizza le batterie perché non possono erogare potenza all’infinito come una centrale termica, ma i volumi reali in gioco restano enormi. Chi costruisce oggi sa che ci sarà spazio per remunerare l’investimento, anche senza dipendere da un’unica asta.

Dai colossi ai siti logistici: un mercato in fermento

A guardare la mappa dei progetti, ci si accorge che il fermento non riguarda solo i nomi comparsi negli annunci delle ultime settimane. Lo scorso marzo sono iniziati i lavori per il progetto Jedwabno di R.Power, uno dei più grandi impianti di accumulo del paese con 150 MW di potenza e 300 MWh di capacità, il cui finanziamento è stato chiuso a giugno. L’azienda svedese OX2 ha preso la decisione finale di investimento per una batteria da 50 MW e 120 MWh nella regione di Podkarpackie, il suo primo progetto di stoccaggio in Polonia, che si era già assicurata un contratto capacity di 17 anni nell’asta del 2022 con consegna prevista per il 2027. Accanto alla batteria, OX2 sta costruendo anche il parco solare Lion da 165 MWp nella regione di Lubuskie: generazione rinnovabile e accumulo procedono insieme.

Poi c’è EDP, che oltre al progetto con CLIP ha in ballo un impianto da 60 MW nella regione del Voivodato della Grande Polonia, capace di immagazzinare fino a 241 MWh di elettricità all’anno, con entrata in funzione prevista entro il 2027. E ha già firmato un contratto con Axpo per l’ottimizzazione del sistema, delegando a un operatore specializzato la gestione sui mercati: un’altra spia di come il settore si stia strutturando, con competenze specifiche che vanno oltre la semplice installazione di container pieni di celle al litio.

Per un’azienda che oggi guarda a questi sviluppi, i segnali sono concreti. Il caso CLIP — un’impresa logistica che installa batterie in quattro siti per tagliare i costi della bolletta — mostra che lo stoccaggio non è più roba da utility o da fondi infrastrutturali con miliardi in pancia. È una leva di competitività che inizia a essere accessibile anche a realtà medie, in un paese dove i prezzi dell’energia restano elevati e la quota di rinnovabili intermittenti cresce. Non è fantascienza: è un calcolo di convenienza che sempre più imprese stanno mettendo in colonna.

La Polonia sta insomma dimostrando che le batterie su larga scala sono entrate in una fase di maturità in cui la redditività non dipende da un unico meccanismo di sostegno. Per le imprese italiane che osservano da lontano, valutare l’integrazione dello stoccaggio nei propri consumi energetici non è più un esercizio teorico: è una strada che in altre parti d’Europa — con condizioni di mercato certo diverse, ma con dinamiche simili — sta già offrendo risposte.