Il Planning Inspectorate ha accolto il ricorso: il danno paesaggistico è riconosciuto, ma prevalgono i benefici ambientali ed elettrici.

Capita anche in condominio: il tecnico dice che l’impianto fotovoltaico sul tetto va bene, ma l’assemblea vota contro. Su scala molto più grande è successo a Hare Hill, nella contea di Durham, in Inghilterra. A luglio 2025 il consiglio comunale guidato da Reform UK ha detto no al parco solare nonostante il parere favorevole dei suoi stessi uffici tecnici. Poi, a fine luglio 2026, come si legge nell’annuncio pubblicato da Renewco Power, il permesso di costruire è stato concesso in appello. La partita si è riaperta e, questa volta, è finita diversamente.

Il no del consiglio nonostante il sì dei tecnici

Il progetto, chiamato Harehill Energy Park, prevede un impianto fotovoltaico fino a 31,5 MW e un sistema di accumulo a batteria integrato da 10,35 MW su terreno agricolo, con richiesta di autorizzazione per un periodo di 40 anni. Secondo la scheda del progetto, la domanda è stata presentata al Durham County Council nel dicembre 2024. A seguire l’iter è stato il team Planning and Environment di Locogen, che ha guidato la richiesta di pianificazione.

Nel luglio 2025, però, la commissione pianificazione del consiglio ha respinto il progetto nonostante la raccomandazione favorevole dei suoi stessi funzionari. In altre parole: gli uffici tecnici avevano detto sì, l’organo eletto ha detto no. Resta la domanda: su quali basi l’ispettore ha ribaltato la decisione? I numeri aiutano a capire il calcolo.

Danno moderato contro 17.600 case: il bilanciamento dell’Inspectorate

Se il no politico era stato netto, il giudizio tecnico in appello è andato nella direzione opposta. Il Planning Inspectorate, l’organo che in Inghilterra riesamina le decisioni urbanistiche contestate, ha riconosciuto che l’impianto avrebbe causato un «danno moderato» al carattere e all’aspetto dell’area. Ma ha poi stabilito che i benefici delle energie rinnovabili superavano quel danno, ribaltando il rifiuto del consiglio guidato da Reform UK.

Per capire il calcolo conviene guardare i numeri. L’impianto da 31,5 MW con accumulo da 10,35 MW, una volta in funzione, genererà elettricità pulita sufficiente per circa 17.600 case all’anno e ridurrà le emissioni di anidride carbonica di circa 13.050 tonnellate ogni anno. Non sono cifre simboliche: sono il genere di dati che un ispettore può mettere sulla bilancia contro un danno paesaggistico definito, appunto, «moderato».

Il passaggio interessante è proprio questo: il Planning Inspectorate non ha negato il danno — lo ha accettato come «moderato» — ma ha ritenuto che il beneficio ambientale e di generazione elettrica lo superasse. È un bilanciamento esplicito, non un volo pindarico: da una parte l’impatto visivo su un’area rurale, dall’altra circa 17.600 famiglie servite e 13.050 tonnellate di CO₂ evitate ogni anno. Chi vive accanto a un impianto del genere può legittimamente pensarla diversamente, ma la decisione mostra come in appello contino anche i numeri misurabili, non solo il voto politico locale.

Cosa aspettarsi ora: un precedente che pesa più dei megawatt

Se questo singolo impianto è un segnale, lo è per molti altri progetti. La via dell’appello, in casi come questo, funziona: quando una decisione politica locale si discosta dal parere tecnico, gli sviluppatori possono chiedere che a decidere sia un organo nazionale come il Planning Inspectorate, che guarda anche ai benefici in termini di case servite ed emissioni evitate. Non è una garanzia di successo, ma è una strada percorribile e, a Hare Hill, si è rivelata decisiva.

Il settore, del resto, non sembra intenzionato a fermarsi. Dal 2021 Renewco ha sviluppato un portafoglio di 90 progetti per circa 7 GW, di cui 35 progetti per circa 2.250 MW nel solo Regno Unito. Significa che il caso Hare Hill non è un episodio isolato: è un precedente che può pesare su pratiche analoghe già in coda.

La prossima volta che un progetto rinnovabile vicino a te viene bocciato, ricordati che la partita può riaprirsi. Il danno paesaggistico viene soppesato con onestà — «moderato», in questo caso — ma i benefici per le case e per il clima possono vincere. E quando vincono, il risultato è concreto: corrente pulita per migliaia di famiglie e meno CO₂ nell’aria, anno dopo anno.