L’impianto Molise Bess da 99 MW a Rotello è stato autorizzato dal Ministero dell’Ambiente
Ti arriva la bolletta, guardi la cifra in fondo e ti chiedi: ma con tutti questi pannelli solari e pale eoliche che spuntano ovunque, perché l’energia costa ancora così tanto? La risposta ha a che fare con un problema che conosciamo bene: l’energia rinnovabile non si produce a comando. Il sole splende quando splende, il vento soffia quando soffia. E quando l’energia c’è ma nessuno la consuma, va sprecata. Servono batterie. Grandi, enormi batterie capaci di trattenerla per ore e restituirla quando serve davvero. È qui che entra in scena Rotello, un comune di poco più di mille abitanti in provincia di Campobasso, dove lo scorso 6 luglio il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dato il via libera a un impianto di accumulo da 99 MW. Il decreto di autorizzazione per l’impianto Molise Bess, firmato il 3 luglio e pubblicato nei giorni successivi, segna l’inizio di un percorso concreto.
L’impianto — tecnicamente un BESS, Battery Energy Storage System, cioè un sistema di accumulo elettrochimico — sarà realizzato dalla società Molise Bess S.r.l. su un terreno nel comune di Rotello. La richiesta di autorizzazione era stata presentata già nel novembre 2023, segno che le procedure per questi progetti richiedono tempo e pazienza. Ma ora il cronoprogramma è definito: stando al decreto ministeriale, il proponente ha trasmesso un piano che prevede circa 15 mesi di lavori. Significa che, se tutto fila liscio, entro la fine del 2027 questo impianto potrebbe entrare in funzione. Resta una domanda: un singolo impianto da 99 MW basta a fare la differenza sulla bolletta?
La corsa ai gigawatt: numeri che fanno girare la testa
Per capire la portata della sfida, bisogna guardare i numeri. A marzo 2025, in Italia risultavano operativi solo circa 1 GW di sistemi BESS su scala di rete, secondo un’analisi di Rabobank. È pochissimo se paragonato all’obiettivo che il governo italiano si è dato: 15 GW di capacità di accumulo entro il 2030, necessari per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e ridurre la dipendenza dalle centrali a gas nei momenti di picco.
L’accelerazione, però, è iniziata. Nelle ultime settimane il MASE ha pubblicato una serie di decreti di autorizzazione che, sommati, danno l’idea di un Paese che sta provando a recuperare il tempo perduto. Il 13 luglio sono stati autorizzati sei impianti per 720 MW complessivi, distribuiti tra Puglia, Basilicata, Veneto, Molise e Toscana. Poi, il 22 luglio sono arrivati altri quattro decreti per sei impianti da 472 MW. Considerando anche i 99 MW di Rotello autorizzati il 6 luglio, in poco più di due settimane il ministero ha dato il via libera a oltre 1.200 MW di nuova capacità di accumulo. Non male, se si pensa che fino a marzo 2025 ce n’era in funzione circa la stessa quantità in tutto il territorio nazionale.
Ma la vera cartina al tornasole è il mercato. Nell’ottobre 2025 si è conclusa la prima asta MACSE (il meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico), che ha assegnato 10 GWh di capacità in quattro zone del Sud Italia e delle isole. La richiesta è stata quattro volte superiore all’offerta disponibile: un segnale che gli operatori vedono un business concreto. Il prezzo medio di aggiudicazione si è attestato sui 12.959 euro per MWh all’anno, una cifra che dà la misura di quanto gli investitori siano disposti a scommettere su questa tecnologia. Tradotto: c’è fame di accumulo, e i soldi per costruirlo ci sono.
Il punto, per chi paga la bolletta, è questo: l’accumulo serve a ridurre il divario tra i prezzi dell’energia nelle ore di sole e quelli nelle ore serali, quando la domanda sale e le rinnovabili calano. Più batterie entrano in funzione, più questo divario si assottiglia. Non succederà domani, ma i numeri dicono che la direzione è quella giusta.
Quindici mesi per un futuro più stabile (o quasi)
Il cantiere di Rotello dà una risposta concreta alla domanda sui tempi: i lavori dureranno circa 15 mesi. Non è fantascienza, non è un piano quinquennale pieno di incognite. Sono quindici mesi di scavi, cablaggi, installazione di container pieni di batterie al litio. Un impianto come questo — 99 MW di potenza — può immagazzinare energia sufficiente ad alimentare decine di migliaia di abitazioni per diverse ore, restituendola alla rete proprio quando serve di più, cioè la sera, quando tutti tornano a casa e accendono elettrodomestici e climatizzatori.
Certo, 15 mesi non sono pochi per chi spera in un sollievo immediato sulla bolletta. E un impianto da solo, per quanto rilevante, non sposta gli equilibri nazionali. Ma se si mettono in fila tutti i progetti autorizzati nell’ultimo mese — dai 720 MW di metà luglio ai 472 MW del 22 luglio, fino ai 99 MW molisani — il quadro cambia. Sono tasselli che compongono un mosaico più grande, dove ogni batteria installata riduce la necessità di accendere centrali a gas nei momenti critici, abbassando il prezzo marginale dell’energia per tutti.
Mentre aspetti che la transizione energetica arrivi sulla tua bolletta, sappi che a Rotello stanno già scavando le fondamenta. Non è ancora la svolta, ma è il primo passo visibile di un percorso che nei prossimi anni cambierà il modo in cui consumi energia. E quando, tra un anno e mezzo, questo impianto si collegherà alla rete, una piccola parte del sole molisano sarà lì ad attenderti per la cena.




