Il divario con l’Ue si riduce, ma il diesel resta più caro di 22,7 centesimi al litro.
Siete appena rientrati dalle vacanze e al distributore il gasolio sembra non smettere di salire. Prima di arrabbiarvi, guardate il contachilometri e poi i numeri europei: la storia è diversa da quella che temiamo. Secondo l’elaborazione Unem pubblicata da Staffetta Quotidiana, a fine luglio lo stacco negativo della benzina rispetto alla media Ue si è ridotto di 31 millesimi (da -106 a -75) e quello del diesel di 11 millesimi (da -117 a -106). In altre parole, il divario di prezzo con il resto d’Europa si sta accorciando. Eppure il gasolio alla pompa continua a pesare.
Il pieno di fine agosto e il paragone che non ti aspetti
Il pieno di fine agosto arriva dopo settimane di rincari. Secondo il bollettino della Commissione europea citato da Sky TG24, il costo del gasolio in Italia è aumentato del 22,2% in sei mesi. Sembra molto, ma la media dell’Unione europea racconta un’altra velocità: il gasolio è passato da 1,594 a 2,033 euro al litro, con un balzo del 27,5%. In pratica, il diesel corre più forte fuori che da noi.
Non è un caso isolato. Secondo il Weekly Oil Bulletin della Commissione europea citato dal Mimit, l’Italia registra la crescita più contenuta dei prezzi dei carburanti tra i principali Paesi europei, e i prezzi medi di benzina e gasolio restano inferiori a quelli di Francia e Germania. Il gesto quotidiano del rifornimento, insomma, va letto con un metro europeo: a pesare non è un’eccezione italiana, ma una dinamica continentale del gasolio. Ma se in Europa il gasolio corre più che da noi, perché il prezzo alla pompa continua a pesare sulle tasche degli italiani?
Il divario con l’Europa si sta chiudendo, ma il fisco resta
La risposta sta in due parole: imposte e storia recente. Il divario negativo con l’Europa esiste, anche se si sta riducendo, e viene da lontano. Già nell’agosto 2024, secondo un’elaborazione Unem sui dati della Commissione europea, lo stacco negativo sui carburanti si stava accorciando. Poi c’è stata qualche oscillazione: a giugno 2025, secondo un focus di Assopetroli su dati Unem, lo stacco negativo della benzina era risalito a -25 millesimi e quello del diesel a -46. Lo scorso 16 marzo, nella rilevazione comunitaria del 16 marzo 2026, lo stacco negativo della benzina è sceso a -0,068 euro al litro (da -0,080) e quello del gasolio a -0,093 (da -0,153). La direzione degli ultimi rilevamenti è chiara: lo scarto si sta riducendo, e il segno negativo conferma che i prezzi italiani restano sotto la media europea.
Il fisco, però, tiene i prezzi ancorati in alto. Secondo i dati della Commissione europea ripresi nella rilevazione di marzo, lo “stacco Italia” delle imposte sui carburanti rispetto alla media dei 27 Paesi Ue è pari a +10,8 centesimi al litro per la benzina e +22,7 per il gasolio; rispetto all’area euro, +9,2 e +22,1. Il diesel sconta un carico fiscale molto più alto della media europea, più del doppio rispetto a quello della benzina nel confronto con i 27 Ue. È questo il motivo per cui, pur crescendo meno a livello europeo, il prezzo del gasolio resta una voce pesante per famiglie e imprese: chi percorre molti chilometri con un mezzo diesel non vede il beneficio del divario che si riduce, perché il fisco glielo riassorbe in partenza.
C’è poi un elemento che può ribaltare il rapporto tra benzina e gasolio. Dall’inizio dell’anno, secondo le stime Unem rilanciate dall’ANSA, l’allineamento delle accise può rendere il gasolio più caro della benzina di 3 centesimi al litro (a quotazioni di allora). Chi ha sempre considerato il diesel il carburante “povero” dovrà rifare i conti. Resta un nodo: se le accise si allineano e il gasolio può superare la benzina, quale scelta conviene davvero per il prossimo pieno?
Cosa aspettarsi (e cosa conviene) alla prossima sosta
La risposta non sta nell’ansia ma nel confronto: benzina e gasolio oggi si guardano da vicino, e l’abitudine può giocare brutti scherzi. Il diesel non è più il rifugio scontato: con un fisco che pesa di più (+22,7 centesimi rispetto alla media Ue) e un allineamento delle accise ormai in corso, la convenienza va calcolata sui costi reali del proprio veicolo, non su vecchie certezze.
Il prossimo pieno non sarà una sorpresa: il gasolio ha smesso di essere il parente povero e l’allineamento delle accise renderà la scelta tra benzina e gasolio una questione di costi reali, non di abitudine.




