Il finanziamento arriva da COFIDES e si somma ai 60 milioni già ottenuti dal PERTE per la decarbonizzazione
Lo scorso 5 agosto, Hydnum Steel ha annunciato di aver ottenuto un impegno da 150 milioni di euro da COFIDES per costruire il primo impianto siderurgico pulito della penisola iberica. È una cifra che da sola dice poco se non la si rapporta al piano complessivo: si tratta di circa il 10% di un progetto che, secondo quanto dichiara la società, mobiliterà oltre 1,5 miliardi di euro e più di 5.000 posti di lavoro. L’assegno, in altri termini, non è il traguardo: è la leva che dovrebbe sbloccare il resto del finanziamento.
Il 10% che sblocca il miliardo e mezzo
A firmare l’impegno è il Fondo di Co-investimento (FOCO), gestito da COFIDES, uno strumento che promuove gli investimenti esteri in attività legate alla transizione verde e digitale, alla mobilità sostenibile, all’agricoltura sostenibile e all’innovazione tecnologica. Il suo mandato non è generico: deve contribuire alla modernizzazione del modello produttivo spagnolo. In questo senso, l’ingresso di COFIDES non porta solo capitale, ma anche una validazione del progetto davanti ad altri potenziali finanziatori.
Non è l’unico canale pubblico. Negli stessi giorni, secondo quanto riportato dai media spagnoli, Hydnum Steel ha ricevuto ufficialmente 60 milioni di euro nell’ambito della seconda call della Linea 4 del PERTE per la decarbonizzazione industriale, destinati all’impianto di Puertollano. I 150 milioni di COFIDES si sommano quindi a un percorso di sostegno pubblico già avviato. La quota coperta da questo primo assegno resta contenuta rispetto al fabbisogno complessivo: se il piano supera 1,5 miliardi, 150 milioni equivalgono a circa un decimo. È una cifra che serve da segnale, non da soluzione definitiva.
Il punto non è tanto chi scrive l’assegno, quanto cosa compra. L’annuncio di inizio agosto descrive l’impianto come un catalizzatore per la reindustrializzazione di Spagna ed Europa e per il rafforzamento dell’autonomia strategica del continente. È un linguaggio ambizioso, ma il banco di prova vero non è il comunicato: è il confronto con chi, in Europa, sta correndo più veloce.
Il gap con Sestao e Boden
Mentre in Spagna si annuncia l’avvio, il resto d’Europa sta già misurando risultati e volumi. A Sestao, nei Paesi Baschi, l’acciaio prodotto da ArcelorMittal ha un’impronta di carbonio inferiore del 65% rispetto all’acciaio convenzionale, una delle più basse del continente. Non è un progetto pilota: è produzione corrente, con un dato di intensità emissiva già confrontabile con i benchmark europei.
Ancora più ambizioso è il traguardo che Stegra si è data a Boden, in Svezia. Entro il 2030 il sito dovrebbe diventare il primo a ospitare la produzione su larga scala di DRI basata su idrogeno, con un obiettivo di 5 milioni di tonnellate annue di acciaio verde. È una scala che non ha ancora un equivalente nella penisola iberica: Hydnum Steel muove i primi passi, Stegra sta già pianificando volumi industriali.
La distanza tra i due progetti non è solo geografica. Da un lato c’è un impianto che deve ancora passare dalla carta al cantiere, con 150 milioni appena impegnati e 5.000 posti di lavoro promessi. Dall’altro ci sono iniziative che hanno già fissato obiettivi di produzione e riduzione emissiva misurabili. Il rischio, per il piano iberico, non è la mancanza di fondi: è arrivare quando il mercato dell’acciaio verde avrà già dei leader consolidati.
Il numero da tenere d’occhio
Nei prossimi mesi, il dato da monitorare non sarà il finanziamento da 150 milioni, ma la velocità con cui il progetto passerà dalla documentazione al cantiere. La vera metrica è la progressione verso i 5.000 posti di lavoro di Puertollano, messa a confronto con il ritmo con cui Stegra avanza verso i 5 milioni di tonnellate di Boden. Quale numero salirà prima? Sarà la risposta a dire se il primo impianto siderurgico pulito iberico è in anticipo o in inseguimento.




