Il budget sale a 600 milioni e l’aiuto al 75% per i settori ammessi.

Lo scorso 20 luglio è arrivato il via libera della Commissione europea a una modifica e a un aumento di budget per il regime italiano che compensa agli energivori i costi indiretti del sistema Ets sull’elettricità. Il perimetro degli ammessi si allarga a nuovi comparti, tra cui le batterie, e il budget sale a 3,6 miliardi di euro. Per chi è già dentro, l’asticella sale dal 75% all’80% di copertura dei costi indiretti: un salto che separa un ritocco da un cambio di scala.

La matematica del nuovo regime

Il cuore tecnico della modifica sta nell’intensità di aiuto. L’Italia ha notificato un aumento dell’intensità massima di aiuto dal 75% all’80% dei costi delle emissioni indirette, ma esclusivamente per i settori già coperti dal regime. Per quelle imprese la quota di costo indiretto non rimborsata scende dal 25% al 20%: cinque punti percentuali che, sui consumi elettrici di un energivoro, non sono un dettaglio.

Gli ordini di grandezza confermano il cambio di scala. Il bilancio complessivo stimato del regime modificato aumenterà da 1,5 miliardi di euro a 3,6 miliardi di euro, mentre il bilancio annuale massimo passa da 140 milioni a 600 milioni. In termini di capienza annua, il tetto cresce di oltre quattro volte: non è solo una platea più ampia, è una capacità di spesa più che raddoppiata.

La cornice: dal 2021 al 2031

Per capire perché questo ampliamento arrivi adesso bisogna rileggere la storia del regime. Il meccanismo nazionale, originariamente approvato dalla Commissione nel luglio 2021, prevede il pagamento finale nel 2031. Non si tratta quindi di un intervento una tantum: è un’architettura decennale nella quale ogni modifica va letta come aggiornamento di una struttura già operativa. La compensazione è concessa attraverso un rimborso parziale dei costi indiretti sostenuti nell’anno precedente: un meccanismo di flusso, non uno stanziamento isolato. Il 2021, non il 2026, è il vero punto di partenza.

Batterie dentro: il trade-off per chi produce

Numeri e cornice portano a una domanda operativa: per chi è pensato davvero il nuovo regime? L’allargamento coinvolge nuovi settori ritenuti a rischio di delocalizzazione, come elencati nell’allegato degli orientamenti modificati in materia di aiuti di Stato per l’ETS; le batterie sono il caso più visibile. Ma c’è un’asimmetria da tenere sotto controllo. L’aumento dell’intensità massima dal 75% all’80% è stato notificato esclusivamente per i settori già coperti. Per i nuovi entranti, l’ammissibilità non coincide automaticamente con la stessa intensità: il beneficio va calcolato caso per caso.

Per chi pianifica impianti e capacità produttiva, il calcolo costi-benefici si sposta. Per i settori storici il residuo non rimborsato scende dal 25% al 20%, ma resta comunque una quota di costo indiretto da assorbire in bilancio. Per i produttori di batterie, l’ingresso nel regime vale solo se il rimborso parziale compensa abbastanza il differenziale competitivo: la decisione di restare o investire dipende da quanta parte del costo indiretto resta scoperta e da quanto pesa, nel confronto con altre aree produttive, il rischio di delocalizzazione. Non esiste una risposta univoca, perché il punto di equilibrio cambia da impianto a impianto.

La modifica, in questo senso, non è una garanzia di redditività: è una leva che riduce il costo indiretto, non lo azzera. Anche all’80%, per i settori già coperti resta un 20% di esposizione; per i nuovi comparti il margine dipende dalle regole specifiche dell’allegato e dal livello effettivo del rimborso riconosciuto.

Il passaggio all’80% e l’ingresso delle batterie non eliminano il rischio di delocalizzazione: spostano il punto di equilibrio. Chi progetta impianti deve ricalcolare il costo residuo non coperto e decidere se il vantaggio è sufficiente a restare.