Il decreto del 10 luglio 2026 completa le regole operative per la fase di transizione
11 luglio 2026 – C’è un imprenditore pugliese che da mesi tiene in bilico la decisione di installare un impianto fotovoltaico sul capannone. Non per poca convinzione o perché i conti non tornino: il mutuo è pronto, il fornitore ha già fatto il sopralluogo, i consumi elettrici dell’azienda sono una voce che pesa ogni mese in bolletta. Eppure, la firma non arriva. La paura è quella di restare senza incentivi, di partire quando le regole cambiano di nuovo, di investire oggi e scoprire domani che si poteva fare meglio. Ieri, 10 luglio 2026, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato le regole operative aggiornate del FERX Transitorio, completando un tassello che mancava da mesi. Un decreto tecnico, lontano dai riflettori, che però per migliaia di imprese e di famiglie potrebbe far pendere la bilancia dalla parte della convenienza. Il provvedimento entra in vigore oggi, 11 luglio, e prova a rispondere a una domanda semplice: quanto mi conviene investire ora, senza aspettare il regime definitivo da 23 miliardi di euro che arriverà più avanti?
Un doppio binario per le rinnovabili
Per capire cosa cambia bisogna allargare lo sguardo e vedere l’architettura degli incentivi. Il sistema italiano gioca su due piani, entrambi chiamati FER, ma con nature e orizzonti molto diversi. Da un lato c’è il cosiddetto regime transitorio. Il decreto FERX Transitorio, entrato in vigore il 28 febbraio 2025 con validità fino al 31 dicembre dello stesso anno, ha fatto da ponte dopo la scadenza delle vecchie agevolazioni. Dall’altro c’è il FERX Definitivo, che ha ottenuto l’ok della Commissione europea appena un mese fa, l’8 giugno 2026, e che potrà accompagnare gli aiuti concessi fino al 31 dicembre 2030, sulla base della disciplina europea per l’industria pulita adottata il 25 giugno 2025.
Per dare un riferimento a chi conosce la storia recente: il ciclo di incentivi nazionali aveva avuto un momento importante con il decreto FER1, firmato nel luglio 2019, che aveva modalità di accesso per aste e registri. Il FERX Transitorio ha ripreso in parte quella impostazione, ma con una durata pensata proprio per non lasciare un vuoto prima che fosse pronto il regime permanente. Ora che il definitivo è stato autorizzato, l’aggiornamento delle regole operative del GSE serve a dare certezze su come si gestisce questa fase di passaggio: chi ha già presentato domanda, chi sta per farlo e chi aspetta ancora, tutti hanno bisogno di sapere quali condizioni valgono oggi e quali resteranno valide quando partirà la nuova macchina.
La mole di risorse in ballo dà la misura della posta. La Commissione europea ha approvato un regime italiano da 23 miliardi di euro a sostegno della produzione di elettricità rinnovabile. Il FERX Definitivo con contingenti da 37,15 GW di nuova capacità è uno schema che, stando alle stime della Commissione, promette di smuovere volumi molto superiori a quelli dei vecchi bandi. Avere un riferimento chiaro su ciò che accade nel frattempo, mentre il meccanismo definitivo si mette a punto, è la condizione minima perché qualcuno decida di non rimandare.
Cosa fare, a seconda della taglia
I restanti 27,15 gigawatt sono invece destinati agli impianti di maggiore dimensione, che devono passare attraverso procedure pubbliche competitive bandite dal Gestore dei Servizi Energetici. In questo caso, il messaggio dell’aggiornamento è duplice: da un lato si conferma che il transitorio resta la via per chi ha progetti già pronti e non vuole attendere il perfezionamento dei bandi definitivi; dall’altro si mettono nero su bianco i criteri di partecipazione, riducendo il rischio di contenziosi e di stop and go che hanno caratterizzato fasi precedenti. La scadenza del 31 dicembre 2025 per il regime transitorio ha già imposto una certa velocità a chi ha impianti medio-grandi: ora il decreto del 10 luglio spiega come il GSE gestirà le code delle richieste ancora aperte e quali finestre restano praticabili prima del passaggio di consegne.
Per chi ha un progetto nel cassetto — che sia il pannello sul capannone o il parco da qualche ettaro in pianura — la strada è finalmente segnata. L’incertezza normativa, che finora ha funzionato da alibi anche quando i numeri dicevano «conviene», oggi ha un argomento in meno. C’è una bussola aggiornata, scritta in un decreto di poche pagine: usiamola.




