L’accordo da 225 milioni punta a un giacimento da 52.500 tonnellate annue di carbonato di litio
Fino a pochi anni fa, immagazzinare energia in casa sembrava roba da fantascienza o da tecnici. Oggi, mentre controlliamo lo stato di carica di un’auto elettrica o valutiamo se installare un sistema di accumulo per tagliare le bollette, stiamo entrando senza accorgercene in una partita industriale che si gioca a migliaia di chilometri dall’Italia. La domanda silenziosa di batterie è già qui, spinta da picchi di consumo estivi e dal desiderio di rendersi un po’ più indipendenti dalla rete. Ma da dove arriva tutto questo litio? La risposta è in una mossa recente di Eni, che con l’accordo per l’acquisto di una partecipazione del 25% in Black Giant SpA ha messo gli occhi sul deserto di Atacama, in Cile.
La scommessa da 225 milioni
Lo scorso 6 luglio Eni ha annunciato la firma di un accordo per rilevare una quota del 25% nella controllata cilena di EnergyX. L’investimento complessivo, strutturato in più fasi, ammonta a 225 milioni di dollari e punta dritto al Progetto Black Giant, un giacimento di litio che a piena capacità promette di produrre 52.500 tonnellate all’anno di carbonato di litio equivalente. Per dare un ordine di grandezza, è una quantità sufficiente ad alimentare le batterie di diverse centinaia di migliaia di veicoli elettrici ogni anno. Il piano di sviluppo è scandito in due tempi: il primo treno produttivo, da 7.500 tonnellate annue, entrerà in funzione nel 2028, mentre la seconda fase — quella che porterà la capacità complessiva a 52.500 tonnellate — è attesa per il 2030.
Dietro questa operazione non c’è solo la volontà di assicurarsi materie prime critiche. C’è una relazione che si è costruita nel tempo: già nel dicembre 2022, Eni Next aveva partecipato al round di finanziamento Series B da 50 milioni di dollari di EnergyX. L’accordo da 225 milioni rappresenta, nelle parole stesse di EnergyX, un’importante escalation di quella partnership. Il messaggio è chiaro: mentre la transizione energetica accelera, chi produce energia ha bisogno di controllare anche gli anelli più a monte della filiera. Non è un caso isolato. Già nel giugno 2025, Chevron era entrata nel settore del litio acquisendo circa 125.000 acri netti tra Texas nord-orientale e Arkansas sud-occidentale, nella Formazione Smackover. I grandi player dell’energia stanno tutti facendo la stessa mossa: mettere le mani sul litio prima che la domanda esploda.
Dal deserto di Atacama a Brindisi
E per l’Italia? La storia non finisce in Sudamerica. Lo stesso giorno in cui ha annunciato l’investimento cileno, Eni ha dato il via ai lavori per la costruzione di una gigafactory a Brindisi dedicata alle batterie litio-ferro-fosfato. Il sito industriale pugliese produrrà sistemi di accumulo che risponderanno a una domanda europea in fortissima crescita: secondo le stime di Wood Mackenzie, il fabbisogno di Battery Energy Storage Systems passerà dai 36 GWh del 2025 a circa 138 GWh entro il 2030. Tradotto in pratica, significa più batterie per stabilizzare le reti elettriche, per accumulare l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici domestici e per rendere conveniente, anche per un condominio o una piccola impresa, staccarsi progressivamente dalla dipendenza dei picchi di prezzo.
Qui la partita lontana si trasforma in un vantaggio concreto. Avere una fabbrica di batterie sul territorio italiano, collegata a un flusso di litio garantito da un investimento diretto in Cile, significa accorciare la catena di approvvigionamento e ridurre l’esposizione alle oscillazioni di prezzo delle materie prime. Per un’azienda che oggi valuta un sistema di accumulo, questo può fare la differenza tra un piano di rientro accettabile e uno che non chiude i conti. Per un cittadino, vuol dire che quando tra qualche anno installerà pannelli e batteria potrà contare su una filiera più corta e, potenzialmente, su costi più prevedibili. Non è fantascienza: è una catena che parte dal deserto di Atacama e arriva in Puglia, con tempi e capacità già scritti nero su bianco. Quando accenderete il vostro prossimo dispositivo a batteria, ricordate che dietro c’è una partita industriale che sta cambiando il modo in cui produciamo e consumiamo energia.




