L’accordo da 5 GWh tra Alfen e CATL segna il passaggio dalla sperimentazione alla produzione su scala industriale

Avete presente quella sensazione? Accendete la luce di sera, attaccate la lavastoviglie dopo cena, e tutto funziona. Eppure fuori è buio, i pannelli solari sul tetto del vicino sono spenti, e le pale eoliche sulla collina sono ferme perché non tira un filo di vento. Da dove arriva quell’energia? La risposta, fino a poco tempo fa, era semplice e un po’ amara: arriva da centrali a gas che si accendono di corsa per coprire i buchi, perché immagazzinare l’elettricità su larga scala era un’impresa da ricchi. Le batterie al litio costavano troppo per tenerle in funzione solo per i momenti di calma. Ma le batterie agli ioni di sodio sono davvero la risposta per superare questi limiti?

I numeri della svolta

A rispondere ci pensano i numeri dell’annuncio di pochi giorni fa. Lo scorso 16 luglio, Alfen e CATL hanno annunciato una collaborazione per implementare 5 GWh di sistemi di accumulo di energia a batterie agli ioni di sodio in tutta Europa. Per capire la portata di questa cifra, bisogna fare un rapido confronto. Fino all’autunno 2025, il più grande impianto di batterie agli ioni di sodio in funzione nel continente aveva una capacità di circa 1 MWh: un singolo container installato vicino all’aeroporto di Brema, in Germania, con 400 kW di potenza.

Parliamo di un rapporto di 5.000 a 1. Non si tratta più di un esperimento in un parcheggio, ma di un’infrastruttura che inizia ad assomigliare a quella di una piccola centrale elettrica distribuita. L’accordo tra l’azienda olandese Alfen e il colosso cinese CATL non nasce dal nulla. Già nel 2023, le due parti avevano avviato una partnership di fornitura a lungo termine, ampliata nel 2024 per far fronte alla domanda crescente di accumulo in Europa. E la fame di batterie è reale: nel 2024 il mercato europeo dello stoccaggio energetico è cresciuto di circa il 60% in termini di megawattora per i settori utility e commerciale.

CATL, dal canto suo, ha messo a punto la tecnologia con una progressione costante. Ha rilasciato la prima generazione di batterie agli ioni di sodio fin dal luglio 2021. Poi, nell’aprile 2025, ha lanciato Naxtra, la prima batteria agli ioni di sodio prodotta in serie al mondo, segnando il passaggio dalla fase di laboratorio alla produzione di massa. E lo scorso giugno, a Monaco di Baviera, ha svelato il sistema di accumulo TENER, la prima soluzione al mondo convalidata nel mondo reale per l’accumulo al sodio, le cui spedizioni cumulative dovrebbero raggiungere 1 GWh entro la fine del 2026.

Il panorama competitivo conferma che siamo di fronte a un’accelerazione senza precedenti. CATL ha firmato un accordo anche con HyperStrong per 60 GWh di batterie al sodio, un’intesa che la stessa CATL ha definito un punto di svolta per l’industrializzazione delle batterie sodio-ione. Lavorare con Alfen sui progetti europei, secondo l’azienda, permetterà a CATL di accumulare esperienza localizzata sulle applicazioni di rete, ottimizzare l’adattamento dei prodotti ai codici di rete europei e accelerare la diffusione globale dello stoccaggio al sodio. E per chi paga la bolletta, cosa cambia concretamente?

Cosa aspettarsi in bolletta

La risposta non è immediata, ma i segnali sono chiari. Oggi, quando il gestore della rete deve compensare un calo di produzione da fonti rinnovabili, è costretto ad acquistare energia sui mercati di bilanciamento, spesso a prezzi molto alti perché la domanda supera l’offerta. Questi costi, prima o poi, si riflettono sulle bollette di famiglie e imprese. Avere a disposizione 5 GWh di capacità di accumulo distribuita significa poter assorbire l’energia in eccesso prodotta nelle ore centrali della giornata (quando sole e vento abbondano e i prezzi crollano) e rilasciarla la sera, quando la domanda sale. È il meccanismo che in gergo si chiama arbitraggio energetico.

La differenza, rispetto al passato, è che le batterie al sodio non hanno bisogno di litio, cobalto o nichel, materie prime dal costo volatile e dalla filiera concentrata in pochi Paesi. Il sodio è abbondante ed economico, e questo rende il costo finale dell’accumulo più prevedibile e, nel medio periodo, più basso. Tradotto: meno sorprese nei meccanismi di formazione del prezzo dell’elettricità e, potenzialmente, una bolletta meno esposta agli sbalzi del gas e delle materie prime critiche.

Non vuol dire che da domani le bollette si dimezzeranno. La transizione ha tempi tecnici: questi impianti vanno prodotti, installati, connessi alla rete. Ma significa che il percorso è tracciato e che la convenienza economica sta raggiungendo un punto in cui non servono più sussidi straordinari per giustificare l’investimento. È una buona notizia anche per chi ha un impianto fotovoltaico domestico e vorrebbe abbinarci un sistema di accumulo senza spendere una fortuna: la tecnologia al sodio è destinata a scendere di prezzo più rapidamente delle alternative al litio, portando il tempo di rientro dell’investimento a livelli interessanti anche per i privati.

La prossima volta che guarderete la bolletta, ricordate: la rivoluzione silenziosa delle batterie al sodio è già cominciata, e presto potrebbe farvi risparmiare senza che ve ne accorgiate.