L’accordo per un impianto da 150 MW in provincia di Livorno segna l’ingresso dei capitali lituani nel mercato italiano

Il problema è talmente quotidiano che quasi non ci facciamo più caso: il sole picchia quando siamo in ufficio, il vento soffia quando meno ce lo aspettiamo, e la rete elettrica deve tenere tutto in equilibrio secondo per secondo. Per questo i mega-accumuli a batteria — silenziosi parallelepipedi pieni di ioni di litio — sono diventati il pezzo mancante della transizione energetica. E nelle ultime settimane è arrivato un segnale concreto che qualcosa si muove anche in Italia: la Strioga Family Foundation ha siglato un accordo con Enfinity Global per mettere le mani su quasi la metà di un maxi-impianto da 150 MW in provincia di Livorno.

Perché le batterie servono proprio ora

Chi ha pannelli sul tetto lo sa bene: senza un accumulo domestico, l’energia prodotta di giorno va in gran parte persa o ceduta alla rete a prezzi spesso irrisori. La sera, quando la casa si riempie di elettrodomestici accesi, si torna a comprare corrente dal gestore. È la stessa logica che, su scala molto più grande, sta spingendo l’Italia e l’Europa a investire sui Battery Energy Storage System, i cosiddetti BESS. Non sono una curiosità tecnologica: sono la condizione per far funzionare una rete con sempre più rinnovabili intermittenti e, potenzialmente, contenere le bollette nei momenti di picco.

I numeri danno la misura di quanto il settore sia esploso. Secondo i dati di Solar Media Market Research, il mercato italiano dei sistemi di accumulo a batteria ha visto la pipeline passare da appena 300 MWh di progetti presentati nel 2019 a 42 GWh nel 2024 — un moltiplicatore che non ha bisogno di commenti. Già nell’ottobre 2025 la prima asta MACSE, il meccanismo pensato per garantire capacità di stoccaggio alla rete, ha procurato 10 GWh di accumulo. Oggi oltre cento sviluppatori diversi sono attivi nel mercato italiano, sostenuti da fondi di tutto il mondo. Eppure, fino a poco tempo fa, i grandi capitali privati guardavano a questi progetti con cautela. L’ingresso di un attore come la Strioga Family Foundation — una fondazione familiare lituana nata nel 2025 con una dotazione di 100 milioni di euro — segna il passaggio dalla teoria alla pratica per un sistema energetico più stabile e potenzialmente meno caro per tutti.

Livorno, 150 MW: un affare di famiglia (e non solo)

Da un’esigenza diffusa si arriva a un progetto concreto. La scorsa settimana Enfinity Global ha annunciato che la Strioga Family Foundation acquisirà una partecipazione del 49,9% in un sistema di accumulo a batterie in provincia di Livorno, in Toscana. Il progetto è già completamente autorizzato e avrà una capacità di 150 MW con una durata di 4 ore, per un totale di 600 MWh — abbastanza per assorbire e restituire l’energia necessaria a migliaia di famiglie nelle ore di punta. Per Strioga si tratta del quarto e più grande investimento nel settore BESS, nonché del suo ingresso ufficiale nel mercato italiano.

Ma la vera notizia è che l’operazione non è un fulmine a ciel sereno. Enfinity Global ha in Italia un portafoglio di progetti BESS da 6,7 GW, un dato che fa capire quanto l’azienda consideri la Penisola un terreno strategico. Negli ultimi dodici mesi ha concluso transazioni con il fondo sovrano dell’Azerbaigian e con altri investitori non dichiarati su portafogli che sommano più di 1,1 GW di capacità. Già nell’ottobre 2025 aveva chiuso un accordo di sviluppo per un impianto da 486 MW e 1.944 MWh in Emilia Romagna. E nel luglio dello scorso anno il fondo azero SOFAZ aveva rilevato il 49% di un portafoglio di impianti fotovoltaici da 402 MW sempre in Italia, con Enfinity che manteneva la maggioranza e la gestione operativa. Gediminas Uloza, CEO della Strioga Family Foundation, ha sottolineato che questa nuova partecipazione porta gli impegni della fondazione nei progetti BESS europei ben oltre i 2,5 GWh. Non è più sperimentazione: è un mercato che sta attirando capitali pazienti e diversificati.

Dalle aste alle prese di casa: l’effetto sulla bolletta

Dietro i grandi numeri degli investimenti c’è un meccanismo che decide chi costruisce e a che prezzo: le aste del Capacity Market. Nella prima asta MACSE, lo scorso ottobre, Enel si è aggiudicata poco più della metà della capacità disponibile, circa 5,2 GWh. È un dato che racconta due cose: la solidità dell’operatore storico, ma anche che c’è spazio per nuovi concorrenti. E la concorrenza, in un settore a lungo dominato da pochi, è esattamente ciò che potrebbe rendere i costi dell’accumulo meno salati per chi alla fine paga la bolletta.

I mega-accumuli non servono solo a tenere accesa la luce quando cala il sole. Rendono la rete più resiliente, evitano di dover accendere vecchie centrali a gas nei momenti di picco, e permettono di assorbire l’eccesso di produzione rinnovabile che altrimenti andrebbe sprecato. Tradotto per chiunque abbia una presa di casa: meno sprechi e più efficienza significano costi di gestione più bassi per il sistema, che nel medio periodo possono frenare la corsa delle tariffe. Oggi più di ieri, quei silenziosi parallelepipedi pieni di ioni di litio non sono una curiosità da addetti ai lavori ma un pezzo di infrastruttura strategica. E la prossima volta che accenderete la luce dopo cena, quell’energia potrebbe arrivare da una batteria toscana. Finanziata con i soldi di una fondazione familiare lituana che ha deciso di puntare sull’Italia.