I ricavi delle batterie oscillano in base a mercato e concorrenza, come mostra il caso francese
Hai appena montato i pannelli sul tetto e qualcuno ti sta offrendo una batteria di accumulo. I venditori sventolano rendimenti a quattro zeri, e in effetti basta dare un’occhiata all’ultimo aggiornamento dello Storage Index di Clean Horizon per trovare cifre che fanno girare la testa: in Polonia una batteria da 2 ore ha superato gli 800 k€/MW annualizzati lo scorso maggio. In Italia, nella zona Nord, l’indice a 4 ore ha toccato quota 654 k€/MW/anno. Numeri che, sulla carta, promettono rientri dell’investimento molto più veloci di qualunque detrazione fiscale. Ma siamo sicuri che questi picchi siano la regola e non l’eccezione?
La promessa dei numeri (e il primo campanello d’allarme)
I dati di maggio 2026 raccontano un mercato europeo delle batterie che in alcune aree sta correndo forte. La Polonia, con quei ricavi annualizzati oltre le 800 mila euro per megawatt installato, si prende la scena: un valore che riflette un sistema elettrico ancora squilibrato, dove lo stoccaggio riesce a intercettare differenziali di prezzo molto ampi. L’Italia settentrionale, con i suoi 654 k€/MW/anno, segue a ruota, trainata da una domanda industriale che non molla e da una rete che fatica a smaltire i picchi delle rinnovabili. Anche la Germania ha visto una crescita, seppur modesta: i ricavi dei sistemi BESS sono aumentati di circa il 5 per cento rispetto ad aprile. E la Lettonia ha fatto segnare un balzo dell’87 per cento su base mensile, un dato che profuma di opportunità per chi guarda ai Paesi baltici. Ma qui scatta il primo campanello: nello stesso mese di maggio, in Francia i ricavi sono scesi del 17 per cento rispetto ad aprile. E aprile era stato un mese eccezionale, con un rialzo del 48 per cento rispetto a marzo per i sistemi da 2 ore. In poche settimane, chi aveva investito oltralpe ha visto prima un’impennata e poi una brusca frenata. Se avesse firmato il contratto a fine aprile convinto che quei numeri fossero la nuova normalità, oggi starebbe rifacendo i conti a casa.
L’altalena dei mercati (e il rischio cannibalizzazione)
Basta allargare lo sguardo per capire che la narrazione dei guadagni facili ha le gambe corte. Il caso francese è emblematico: i ricavi sono saliti del 48 per cento ad aprile per poi perdere il 17 per cento a maggio. Non si tratta di un incidente isolato, ma del riflesso di un mercato elettrico che cambia ogni giorno — e dove l’ingresso di nuovi concorrenti può erodere i margini in poche settimane. In Danimarca, per esempio, le entrate dai mercati di capacità aFRR e mFRR sono calate lo scorso maggio proprio per l’aumento della concorrenza tra gli asset di stoccaggio. Clean Horizon ha spiegato che questo tipo di “cannibalizzazione” dei ricavi non era riflesso nella sua metodologia precedente, un’ammissione che dovrebbe far riflettere chiunque stia valutando un investimento basandosi su stime statiche. Il punto è semplice: più batterie si installano in una stessa zona di mercato, più i prezzi dei servizi di bilanciamento tendono a comprimersi, perché l’offerta di flessibilità cresce più in fretta della domanda. È una dinamica che chi opera nel fotovoltaico conosce bene — è già successa con i pannelli solari, dove l’aumento della capacità installata ha progressivamente ridotto il valore dell’energia immessa in rete nelle ore centrali della giornata. Oggi lo stesso meccanismo si sta riproducendo sugli accumuli, e la Danimarca ne è il banco di prova.
La bussola per scegliere (e perché guardare fuori dai confini)
Per evitare di prendere decisioni basate su medie ingannevoli o su dati che hanno già smesso di essere attuali, serve uno strumento che fotografi la realtà in tempo reale. L’European BESS Index è nato proprio per questo: offre benchmark aggiornati sui ricavi dei sistemi di accumulo in oltre 20 mercati europei, consentendo a installatori e investitori di confrontare le performance non su base storica, ma giorno per giorno. È un cambio di prospettiva notevole per un settore abituato a ragionare su medie annuali che appiattiscono i picchi e nascondono le cadute. Guardare questi benchmark significa accettare una verità scomoda ma utile: la geografia conta, eccome. La stessa batteria, con le stesse specifiche tecniche, può rendere cifre radicalmente diverse a seconda che venga installata in Polonia o in Francia, in Nord Italia o in Danimarca. E quel differenziale non è statico: evolve con l’andamento dei prezzi all’ingrosso, con le congestioni di rete, con la quantità di accumuli già presenti in quella zona di mercato. Prima di firmare un contratto per una batteria, controllate i benchmark aggiornati: la convenienza si misura sul territorio, e oggi conviene guardare ben oltre i confini nazionali.




