I progetti annunciati valgono oltre 2 GWh e puntano a stabilizzare la rete

Immagina un pomeriggio d’estate, il condizionatore al massimo, e all’improvviso la luce va via. È il blackout di cui tutti parlano quando si discute di troppe rinnovabili nella rete: il sole cala, il vento smette e la domanda schizza alle stelle. Eppure, qualcosa sta cambiando proprio sotto i nostri occhi. La scorsa settimana, in pochi giorni, sono stati annunciati in Italia progetti di accumulo a batteria per oltre 2 GWh, una cifra che da sola supera quanto installato in interi anni fino a poco tempo fa.

Un’estate senza blackout? La promessa delle batterie

Chi ha memoria corta ricorda le estati del 2003 o del 2015, con blackout a catena in mezza Europa. Oggi il problema è diverso: non manca la corrente in assoluto, ma la rete fatica a gestire l’intermittenza di solare ed eolico. Troppa energia quando non serve, troppo poca quando il condizionatore pompa a pieno regime. La soluzione non è rinunciare alle rinnovabili, ma immagazzinarle. Ed è esattamente quello che sta succedendo: nel corso del 2025 sono stati aggiunti quasi 5 GWh di accumulo in Italia, un balzo che ha sorpreso anche gli addetti ai lavori. E lo scorso ottobre l’asta MACSE — il meccanismo pensato da Terna per comprare capacità di stoccaggio a lungo termine — si è chiusa con 10 GWh aggiudicati a un prezzo medio ponderato di 12.959 euro al MWh-anno in tutte e quattro le zone di mercato. Tradotto: lo Stato ha già prenotato una quantità di batterie sufficiente a coprire il fabbisogno serale di milioni di famiglie per anni, e lo ha fatto a costi più bassi del previsto.

Ma dietro questi numeri c’è una galassia di nuovi investimenti. Chi sta davvero costruendo la rete del futuro?

I giganti dell’energia puntano sull’Italia

Dai timori di blackout ai fatti: solo nei giorni scorsi sono stati annunciati quattro progetti che ridisegnano la mappa dell’accumulo italiano. Sonnedix, operatore solare globale con una presenza già consolidata nel nostro paese, ha acquisito due impianti BESS (battery energy storage system) in Toscana per un totale di 260 MW di potenza e 1.040 MWh di capacità. L’acquisizione consente a Sonnedix di ibridare i propri impianti solari esistenti, ottimizzando lo stoccaggio e offrendo flessibilità alla rete proprio nelle ore in cui il fotovoltaico smette di produrre. In pratica, invece di vendere l’energia a mezzogiorno quando i prezzi crollano, la conserva per le sette di sera, quando serve davvero e vale di più.

Sempre in Toscana, il 16 luglio, Enfinity Global e la Strioga Family Foundation hanno annunciato una partnership di co-investimento per un progetto BESS da 150 MW e 600 MWh a Livorno, con la fondazione lituana che ha rilevato il 49,9% della società veicolo. Non è un dettaglio da addetti ai lavori: l’ingresso di capitali familiari in infrastrutture energetiche italiane segnala che il mercato dell’accumulo è ormai considerato un investimento stabile e prevedibile, non una scommessa tecnologica.

E i fornitori di tecnologia si stanno posizionando di conseguenza. BNZ, sviluppatore di rinnovabili attivo nel Lazio, ha ordinato dal colosso cinese Sungrow 240 MWh di batterie per ibridare i propri impianti solari nella regione. Un’altra azienda cinese, LONGi — nota soprattutto per i pannelli fotovoltaici — ha firmato con la tedesca RWE un contratto per fornire 300 MWh di sistemi di accumulo destinati a un progetto solare-plus-storage in Italia. RWE non è un nome qualunque nel settore energetico europeo, e la scelta di LONGi come fornitore di batterie — un mercato dominato fino a ieri da CATL, BYD e Samsung SDI — dice molto su quanto l’offerta si stia allargando e i prezzi stiano scendendo.

Messi insieme, questi quattro annunci valgono circa 2,2 GWh di nuova capacità di accumulo, concentrati in Toscana e nel Lazio ma destinati a fare da apripista per tutto il paese. Non sono prototipi o dimostratori: sono impianti commerciali, finanziati, con contratti di fornitura già firmati e, in diversi casi, già in fase di autorizzazione avanzata.

E per i cittadini, cosa cambia davvero quando questi impianti entreranno in funzione?

Bollette e incentivi: cosa aspettarsi

Mentre i colossi si muovono, la domanda resta quella di sempre: i prezzi scenderanno? La risposta onesta è che nessuno può promettere bollette dimezzate domattina, ma il meccanismo è chiaro. Le batterie riducono la volatilità dei prezzi all’ingrosso: comprano quando l’energia costa poco (di giorno, con il sole) e rivendono quando costa tanto (la sera). Questo spalma i picchi e riduce il differenziale che oggi gonfia la bolletta nelle ore di punta. I 12.959 euro al MWh-anno spuntati nell’asta MACSE — un prezzo giudicato sorprendentemente competitivo dagli analisti — indicano che il costo del servizio di accumulo, spalmato su milioni di utenti, avrà un impatto contenuto sulle tariffe finali. Non è fantascienza: in Gran Bretagna, dove il mercato delle batterie è partito tre anni prima, i prezzi delle ore serali hanno già iniziato a smussarsi.

Certo, servono anche le condizioni per far funzionare questi investimenti. E l’Italia le sta creando: oltre al MACSE, il quadro normativo sta semplificando l’iter autorizzativo per i BESS sotto una certa soglia e il governo ha confermato che i meccanismi di approvvigionamento di capacità a lungo termine continueranno anche nei prossimi anni. Per le famiglie, il beneficio più immediato non sarà uno sconto diretto ma una rete più stabile — meno blackout, meno sbalzi di tensione — e, nel medio periodo, una bolletta meno esposta alle impennate del gas, perché ogni MWh accumulato da fonti rinnovabili è un MWh che non va comprato sul mercato del giorno prima quando i prezzi impazziscono.

La transizione è in corso, e presto se ne vedranno gli effetti in bolletta: non una promessa lontana, ma un cantiere già aperto. I numeri — 5 GWh installati nel 2025, 10 GWh già prenotati dal MACSE, oltre 2 GWh annunciati in una sola settimana — raccontano di un paese che sta passando dalle parole ai fatti. Le batterie non risolveranno tutto, ma renderanno le rinnovabili molto più simili a una fonte affidabile che a una scommessa meteorologica. E la prossima volta che sentirete dire “eh, ma quando non c’è il sole?”, potrete rispondere: c’è la batteria.