Il nuovo sistema europeo ETS2 riguarderà direttamente riscaldamento e carburanti per le famiglie
Quella voce comparsa in bolletta è il primo segnale concreto di un cambiamento profondo nel modo in cui paghiamo l’energia. Si chiama Emission Trading System 2, o ETS2, ed è il secondo sistema europeo di scambio delle emissioni, creato nel 2023 come parte della più ampia revisione della direttiva sul mercato della CO2. Mentre il sistema attuale (ETS1) riguarda le grandi industrie e la produzione di energia, il nuovo capitolo coprirà le emissioni generate dalla combustione di carburanti negli edifici, nel trasporto su strada e in alcuni settori industriali minori finora esclusi. In pratica, toccherà direttamente la vita quotidiana di famiglie e piccole imprese.
Il meccanismo è già in moto: entro il 1° gennaio 2025 i soggetti regolamentati, come i fornitori di combustibili solidi, liquidi e gassosi, hanno dovuto dotarsi di un’autorizzazione per immettere in consumo i loro prodotti, secondo quanto indicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La fase di mercato vera e propria scatterà però a gennaio 2027, con le prime aste delle quote di emissione, un anno prima dell’inizio della fase di conformità, prevista per il 2028. Sarà proprio da quel momento che il prezzo della CO2 comincerà a trasferirsi in modo più diretto e visibile su riscaldamento e carburanti.
83 euro in più per il riscaldamento: i conti in tasca alle famiglie
Quando si parla di un mercato delle emissioni, la domanda è sempre la stessa: quanto mi costerà? Le prime stime iniziano a circolare e le cifre sono tutt’altro che teoriche. Secondo le proiezioni, la spesa media per il riscaldamento a gas aumenterà di circa 83 euro l’anno per famiglia. Se poi si considera una famiglia tipo con due autovetture alimentate a benzina o gasolio, l’impatto complessivo sale a circa 210 euro annui, tra gas e carburanti. Non si tratta di un salasso improvviso, ma di un aggravio che si sommerà ad altre voci di costo energetico, in un contesto già segnato da una forte volatilità dei prezzi.
Il legislatore europeo ha comunque previsto una rete di sicurezza per evitare che il prezzo della CO2 sfugga di mano proprio nella fase iniziale. Durante i primi due anni di funzionamento dell’ETS2, il prezzo delle quote non potrà superare i 45 euro (ai prezzi del 2020, quindi adeguati all’inflazione). Se questa soglia venisse raggiunta, il sistema rilascerà automaticamente quote aggiuntive dalla riserva di stabilità del mercato per calmierare i rincari. È un freno di emergenza pensato per proteggere i consumatori da shock improvvisi, ma la tendenza di fondo rimane quella di un costo crescente per chi consuma combustibili fossili.
Su questo scenario si è innestata, la scorsa settimana, anche la battaglia politica del governo italiano. La premier Giorgia Meloni ha chiesto un mandato chiaro al Parlamento per “tenere il punto” sulle questioni relative al mercato europeo della CO2, rilanciando un pressing diplomatico contro l’Ets che va avanti da mesi. L’esecutivo rivendica la necessità di cambiare le regole del gioco per difendere famiglie e imprese italiane. Eppure, a guardare i numeri, la tensione tra la retorica dello scontro e la realtà dei costi emerge con chiarezza: il prezzo della CO2 non è una decisione politica arbitraria, ma il risultato di un meccanismo di mercato già avviato alcuni anni fa, con correttivi già incorporati proprio per gestire gli eccessi. La domanda, quindi, non è se il governo riuscirà a strappare concessioni a Bruxelles, ma se nel frattempo le famiglie avranno accesso a strumenti concreti per contenere la spesa.
Il paracadute dell’Europa e la strada italiana
Non tutto è lasciato al mercato. L’Unione Europea ha costruito una rete di protezione che viaggia su due binari: il contenimento dei prezzi e il sostegno diretto ai più vulnerabili. Il pilastro principale è il Fondo sociale per il clima, che tra il 2026 e il 2032 metterà a disposizione 86,7 miliardi di euro per finanziare interventi di efficienza energetica, ristrutturazioni edilizie, mobilità sostenibile e, in casi specifici, sostegno diretto al reddito delle famiglie in difficoltà. L’Italia sarà uno dei principali beneficiari di questo fondo, ma l’utilizzo effettivo delle risorse dipenderà dalla capacità del governo di presentare piani nazionali credibili e di attivare i canali di spesa.
Un’ulteriore sponda arriva dalla Banca europea per gli investimenti, che lo scorso febbraio 2025 ha lanciato un meccanismo di finanziamento anticipato da 3 miliardi di euro, sviluppato insieme alla Commissione europea. L’obiettivo è permettere agli Stati membri di accedere a programmi di pre-finanziamento per la decarbonizzazione di edifici e trasporti stradali, prima ancora che l’ETS2 inizi a generare entrate proprie nel 2028. In altre parole, i soldi per isolare casa, cambiare la caldaia o passare a un’auto elettrica ci sono già, e aspettano solo di essere intercettati dai governi nazionali.
Il punto, per chi oggi guarda la bolletta con preoccupazione, è proprio questo: la battaglia politica italiana rischia di rimanere sterile se non si traduce in un accesso rapido ed efficace a questi fondi. La scelta migliore per difendere il portafoglio non è aspettare che lo Stato trovi un accordo con Bruxelles, ma informarsi subito sugli incentivi già disponibili e valutare interventi di efficienza energetica. Il primo passo è verificare se la propria abitazione rientra nei programmi di efficientamento finanziati con le risorse europee, perché ogni euro speso oggi per ridurre i consumi di gas e carburanti sarà un euro risparmiato domani, quando il prezzo della CO2 diventerà una voce strutturale delle nostre spese.
Il modo più efficace per affrontare l’ETS2 non è subirlo come una tassa ineluttabile, ma anticiparlo con scelte informate. Non è una questione ideologica: è semplice aritmetica familiare.




