Il produttore cinese punta su progetti su piccola scala non sovvenzionati, dove il vincolo di origine non si applica
Vi siete mai chiesti se un’azienda europea può comprare un elettrolizzatore cinese senza perdere gli incentivi? La risposta, secondo un produttore cinese, è sì: basta che il progetto sia piccolo e non chieda soldi pubblici. È quanto emerge da quanto riferito da Hydrogen Insight a fine agosto, quando un alto dirigente di BriHyNergy ha spiegato che l’azienda continuerà a vendere elettrolizzatori in Europa indipendentemente dalle restrizioni dell’Unione.
Il dubbio del compratore
Chi sta valutando un impianto a idrogeno si chiede soprattutto una cosa: se compro un elettrolizzatore cinese, perdo accesso agli incentivi? La risposta che arriva da BriHyNergy è più sfumata di quanto si creda. Il produttore cinese, attraverso un alto dirigente sentito da Hydrogen Insight, ha fatto capire che le vendite in Europa continueranno, perché si sta sviluppando un mercato forte per progetti su piccola scala non sovvenzionati che non devono rispettare le normative “Made in Europe”. In questi progetti il vincolo di origine non si applica, e questo cambia il calcolo di chi deve investire. A conferma che il canale esiste, la stessa BriHyNergy ha mostrato i dipendenti che celebrano una spedizione di 15 MW verso l’Europa. Non è una prova isolata: è il segnale che una domanda europea per questi elettrolizzatori c’è, anche fuori dai bandi pubblici.
Quanto pesa la Cina
Per capire se quel dubbio è fondato, servono i numeri. Come riporta Science|Business, secondo la Commissione europea oltre la metà della capacità globale di produzione di elettrolizzatori è già localizzata in Cina. Non è una quota marginale: significa che chi oggi deve comprare un elettrolizzatore ha molte probabilità di trovarsi davanti a un’offerta cinese. E non sarebbe la prima volta che una filiera europea si trova in questa posizione. L’Unione europea ha probabilmente perso irrimediabilmente l’industria solare a favore della Cina, mentre i produttori cinesi hanno guadagnato una forte posizione anche nell’industria eolica. Il caso BriHyNergy mostra che la dinamica sta toccando anche l’idrogeno: secondo quanto scrive gasworld, l’azienda prevede di costruire 1 GW di capacità produttiva in Europa e Sud America, dopo una raccolta di fondi in un round Pre-B. In altre parole, non si limita a esportare elettrolizzatori: sta portando la produzione vicino ai mercati di sbocco.
Questa fotografia aiuta a smontare un luogo comune: le regole da sole non bastano a proteggere l’industria locale. Se oltre la metà della capacità produttiva è in Cina, il divieto di acceso agli incentivi per alcuni componenti non elimina la concorrenza, ma la sposta sui progetti che non chiedono soldi pubblici. È lì che si sta giocando la partita vera, ed è lì che chi compra può trovarsi a scegliere in base alla convenienza immediata, senza il filtro delle condizioni europee.
La scelta concreta
Davanti a questi dati, il dubbio iniziale diventa una scelta concreta. Il mercato dei piccoli progetti non sovvenzionati resta aperto ai produttori cinesi: è lì che BriHyNergy può continuare a vendere senza incappare nei vincoli “Made in Europe”. Ma la reazione dell’Europa non è stata solo difensiva. François Paquet, managing director della Renewable Hydrogen Coalition, ha elogiato l’annuncio della Commissione, sottolineando che questa volta ha deciso di agire in modo proattivo anziché reattivo. Tradotto in pratica: si cerca di costruire una filiera locale, invece di limitarsi a sbarrare la strada. È una differenza importante, perché sposta l’attenzione dalla sola esclusione alla capacità di offrire alternative competitive.
Chi oggi valuta un impianto a idrogeno può aspettarsi che l’offerta cinese resti accessibile sui progetti non sovvenzionati. La vera incognita è se l’Europa saprà rendere conveniente anche la produzione locale prima che questa nicchia diventi il mercato principale.




