Un’asta record ha assegnato 10 GWh a prezzi molto inferiori alle attese

Spegni la luce, la lavatrice va in stand-by, e fuori il sole è tramontato. Eppure la tua casa continua a funzionare con energia pulita. Non è un sogno: è quello che succede quando una batteria immagazzina il fotovoltaico di giorno. E in Italia, di queste batterie, ce ne sono già quasi un milione.

Secondo i dati resi noti da ITALIA SOLARE, al 31 dicembre 2025 nel Paese risultavano connessi oltre 884.387 sistemi di accumulo elettrochimici. Messi insieme, questi dispositivi – che a prima vista sembrano scaldabagni appesi al muro del garage – rappresentano una capacità complessiva di circa 18 GWh e una potenza installata di circa 7,2 GW. Per dare un’idea: è come se avessimo a disposizione una centrale elettrica diffusa, silenziosa, pronta a restituire energia quando le rinnovabili intermittenti – sole e vento – non sono disponibili.

Un milione di batterie (e non ce ne siamo accorti)

La cifra fa impressione proprio perché è cresciuta lontano dai riflettori. La stragrande maggioranza di questi sistemi è di piccola taglia, accoppiata a impianti fotovoltaici domestici. A trainare la classifica regionale sono Lombardia (1.874 MWh di capacità installata), Veneto (1.407 MWh) ed Emilia-Romagna (994 MWh), secondo quanto rilevato da ITALIA SOLARE. Non è un caso: sono territori con un tessuto di PMI e abitazioni unifamiliari che hanno colto la convenienza di abbinare i pannelli a un accumulo, spinti da bollette elettriche che nel 2022 e 2023 davano i brividi.

Già a dicembre 2024, secondo i dati Terna, l’Italia poteva contare su circa 730.000 impianti di accumulo, per una capacità di 12.942 MWh e una potenza nominale di 5.565 MW, di cui 1.065 MW su scala industriale. Nel solo 2024, la capacità nominale era aumentata di 2.113 MW. Poi è arrivato il 2025 e il ritmo ha accelerato ancora: a fine anno, come confermato da SolarPower Europe, il Paese aveva raggiunto 18 GWh di capacità cumulativa, diventando il primo mercato europeo per accumulo su scala industriale già nel 2024.

Un’onda lunga che ha portato, a livello di Unione Europea, a un record assoluto: 27,1 GWh di stoccaggio a batteria installati nel 2025, sempre secondo SolarPower Europe. L’Italia, da sola, ne rappresenta una fetta sostanziosa. Ma come siamo arrivati fin qui? Dietro a questa crescita, c’è un’asta che ha sorpreso tutti.

L’asta che ha scommesso 10 GWh (e ha stracciato i prezzi)

Eppure, dietro questo silenzioso accumulo domestico, c’è una rivoluzione industriale partita da un meccanismo di mercato. Si chiama MACSE, e la sua prima asta per capacità di stoccaggio a batteria si è conclusa il 30 settembre 2025 con un esito che ha ribaltato le aspettative: ha assegnato tutti i 10 GWh offerti, a prezzi che definire competitivi è riduttivo.

Il prezzo medio di aggiudicazione, riportato dalla stampa di settore, è stato di soli 12.959 euro per MWh all’anno, uno sconto netto rispetto al prezzo di riserva fissato da Terna a 37.000 euro per MWh all’anno. In pratica, chi partecipa a quell’asta si è impegnato a mettere a disposizione della rete capacità di accumulo a un terzo del costo massimo previsto. Un affare per il sistema elettrico, pagato in bolletta da tutti noi in modo molto più contenuto del previsto. Per gli operatori che si sono aggiudicati i contratti, la scommessa è sui volumi e sull’efficienza: i prezzi bassissimi sono figli di una concorrenza agguerrita e di un costo delle batterie in discesa a livello globale, ma impongono margini risicati.

Questo meccanismo ha comunque dato una spinta al mercato. Quei 10 GWh di nuova capacità si sommeranno a quanto già installato – i 18 GWh che l’Italia, secondo i dati di Review Energy, ha raggiunto nel primo trimestre del 2026 – e rappresentano il pilastro su cui costruire la flessibilità del sistema. Perché se di giorno il fotovoltaico produce un surplus che rischia di mandare in tilt la rete, avere grandi batterie pronte ad assorbirlo e a restituirlo di sera non è più un’opzione: è una necessità infrastrutturale.

2030: ci mancano 53 GWh. E la bolletta cambierà

Oggi l’Italia ha 18 GWh di accumulo. Per il 2030 ne servono quasi quattro volte tanto. Secondo gli scenari di sistema elaborati da Terna e Snam, al 2030 saranno necessari 71,5 GWh di accumuli: 57,5 GWh di batterie stand-alone di grande taglia e 14 GWh di accumuli di piccola taglia. Il salto, in meno di quattro anni, è enorme. Significa installare in fretta l’equivalente di tre volte quello che abbiamo costruito finora.

Per chi ha una bolletta, il messaggio è chiaro: lo storage diventerà la voce invisibile che tiene i prezzi sotto controllo nelle ore serali, quando la domanda sale e il sole non c’è. Più accumuli abbiamo, meno saremo costretti a tenere accese centrali a gas per coprire i picchi. Non è una promessa astratta: è un calcolo di sistema. E per le imprese, specie quelle energivore, l’accumulo sta diventando il nuovo normale. Acquistare energia quando costa poco, immagazzinarla e usarla quando i prezzi salgono non è più una frontiera sperimentale: è già nel modello di business di chi ha capannoni pieni di batterie.

Attenzione, però: non per tutti oggi conviene. Chi ha un impianto fotovoltaico domestico senza accumulo e consuma molto di giorno – pensiamo a chi fa smart working con climatizzatore acceso – potrebbe non avere un rientro economico immediato dall’acquisto di una batteria. I prezzi sono scesi, ma bisogna fare bene i conti con i propri consumi serali. Il punto non è «compra la batteria e sei a posto», ma «guarda quando consumi e decidi di conseguenza».

Se hai un impianto fotovoltaico, ora sai che la batteria non è più un lusso da pionieri. Se sei un imprenditore, l’accumulo sta diventando una componente stabile della pianificazione energetica. E per tutti, la bolletta sarà sempre più legata non a quanta elettricità produciamo, ma a quanta riusciamo a immagazzinare.