La società francese compra gli impianti europei di Shell e cede a KKR il 50% di 1,2 GW

Immagina di aver firmato l’anno scorso un contratto di energia verde per la tua azienda. Poi leggi che Shell vende le rinnovabili europee e che BP torna al petrolio. Ti chiedi: ho sbagliato? La risposta non è nei titoli, ma nei numeri. A inizio agosto, TotalEnergies ha firmato un accordo con Shell per acquisire l’intera attività di rinnovabili onshore in Europa, e lo stesso giorno ha venduto metà di un altro portafoglio di impianti a un conto assicurativo gestito da KKR.

Il dubbio del cliente verde

Chi ha scelto energia verde per casa o per l’azienda guarda questi movimenti con un misto di scetticismo e preoccupazione. Se i grandi gruppi petroliferi ridimensionano le rinnovabili, la transizione è davvero in atto? Secondo un articolo del Guardian pubblicato il 26 febbraio 2025, BP ha abbandonato le ambizioni verdi per aumentare la produzione di combustibili fossili; il suo capo ha parlato di ottimismo sulla velocità della transizione “mal riposto”. Già nel 2024 Shell aveva rivisto al ribasso il proprio obiettivo di riduzione dell’intensità carbonica netta dal 20% al 15-20% entro il 2030, come ricorda PV Tech. Ma i numeri raccontano un’altra storia.

Due strade opposte (e i numeri per capirle)

Per rispondere al dubbio, guardiamo i movimenti reali. L’accordo annunciato a inizio agosto prevede che TotalEnergies acquisisca da Shell 500 MW di asset solari ed eolici in operazione o in costruzione, principalmente in Italia e nei Paesi Bassi, oltre a una pipeline di 3,5 GW di progetti solari, eolici e di accumulo in Italia, Regno Unito e Spagna. Il completamento dell’acquisizione è previsto entro la fine del 2026, con l’approvazione delle autorità competenti.

Lo stesso giorno, TotalEnergies ha firmato con un conto assicurativo gestito da KKR la vendita del 50% di un portafoglio da 1,2 GW di impianti solari ed eolici onshore in Europa, con un enterprise value di 1,8 miliardi di euro. Sembra un paradosso: compra da Shell e vende a KKR. In realtà è un modello di rotazione del capitale. Secondo Energy Digital, il modello di TotalEnergies prevede di vendere metà della partecipazione nei progetti rinnovabili una volta che sono completamente sviluppati. Così incassa capitale da reinvestire, ma non esce dalla gestione: manterrà una quota del 50% e continuerà a operare gli impianti dopo il completamento della transazione, come indicato da KKR.

I numeri complessivi aiutano a leggere la differenza. A fine giugno 2026, TotalEnergies detiene più di 37 GW di capacità lorda di generazione rinnovabile e punta a superare 100 TWh di produzione netta di elettricità entro il 2030. Il solo portafoglio europeo vale quasi 10 GW di capacità installata lorda o in costruzione e 27 GW in sviluppo. Per confronto, ESG Today ricorda che la capacità rinnovabile di Shell alla fine del 2025 ammontava a 6,1 GW, e che Sprng rappresentava circa quattro quinti di quella capacità. Già a marzo 2025 Shell aveva annunciato per il business Power una strategia di selezione del portafoglio e ribilanciamento verso la generazione flessibile, puntando a circa il 10% di ROACE entro il 2030.

Cosa guardare davvero quando scegli l’energia verde

Dalle sale riunioni dei colossi, il passo è breve fino al tuo contratto. La prima cosa da guardare non è il marchio, ma chi gestisce gli impianti e con quale orizzonte. Nel caso annunciato a inizio agosto, TotalEnergies non esce dagli asset venduti a KKR: mantiene il 50% e continua a operarli. Per chi compra energia, questo significa che il soggetto che segue impianti e manutenzione resta lo stesso anche dopo il passaggio di quote. La solidità conta più del logo.

La seconda cosa da verificare è la trasparenza dell’offerta. TotalEnergies, ad esempio, considera le rinnovabili un complemento alla generazione flessibile e al gas, non un sostituto autonomo. Tradotto: un contratto “verde” può essere costruito su un mix in cui il gas resta presente come flessibilità. Non è necessariamente un problema, ma va saputo: se cerchi solo sole e vento, devi chiedere al fornitore come è composto il mix, non fermarti al colore della pubblicità.

Infine, guarda i tempi e le condizioni. L’acquisizione dell’attività onshore di Shell dovrebbe chiudersi entro la fine del 2026, con approvazione delle autorità. Sono passaggi che non toccano direttamente la tua bolletta, ma segnalano che il portafoglio è in evoluzione. Un cliente attento può usare questi annunci per fare domande precise: chi possiede l’impianto da cui compro? Chi lo gestisce? Per quanti anni? Se le risposte sono chiare, il fornitore è probabilmente più affidabile di chi vende solo promesse.

Non farti guidare dai titoli. Guarda chi investe davvero, chi gestisce gli impianti e con quale orizzonte. Per la tua bolletta, la solidità dell’operatore e la chiarezza del contratto valgono più del marchio.