Il 30 luglio 2026 attuata la delibera del 10 giugno: in Sicilia un solo beneficio su 301 candidature

La bolletta e la porta chiusa ieri

L’avviso non arrivava dal nulla. La determinazione n. 1272 del 30 luglio 2026 ha dato seguito alla deliberazione del Consiglio comunale n. 40 del 10 giugno 2026, che aveva deciso l’adesione a una CER ai sensi del decreto legislativo 199/2021. L’assessore alla transizione energetica Vincenzo Lo Muto l’aveva spiegata così: «Il nostro obiettivo è fare di Caltanissetta un’amministrazione protagonista della transizione energetica, creando un modello che produca benefici ambientali, economici e sociali duraturi e che sappia trasformare l’energia rinnovabile in un’opportunità concreta di sviluppo per l’intero territorio».

Le Comunità Energetiche Rinnovabili, in teoria, servono proprio a questo: permettono di condividere l’energia prodotta da fonti rinnovabili, ridurre i costi energetici, abbattere le emissioni di CO₂ e destinare parte dei benefici economici a finalità sociali, contribuendo al contrasto della povertà energetica. Nel territorio tra le province di Caltanissetta e Agrigento, peraltro, una nuova configurazione territoriale è stata attivata. Il punto è se le promesse siano diventate numeri, e per chi.

I numeri che smentiscono le promesse

La domanda è semplice: se le CER funzionano, perché i risultati sono così magri? Il quadro nazionale prevede un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal PNRR e rivolto alle comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i cinquemila abitanti. A questo si aggiunge una tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa per tutto il territorio nazionale. I due benefici sono tra loro cumulabili. In più, è incoraggiato, ma non regolamentato, l’uso solidale degli incentivi per promuovere la condivisione dell’energia con i soggetti economicamente più fragili.

Eppure, in Sicilia il risultato è secco: a fronte di 301 candidature, una sola CER ha concluso il percorso e ottenuto il beneficio. Per dare la scala, a fine 2024 in tutta Italia si registravano 46 comunità energetiche rinnovabili attive, secondo Roberto Di Mauro. Con il nuovo intervento, sempre secondo Di Mauro, l’obiettivo è di attivarne 150 in Sicilia entro la fine del programma. Se su 301 candidature una sola ha completato il percorso, il problema non è la tecnologia: è l’accesso.

Da consumatore a socio: la mossa che conviene

Non serve essere esperti di energia per capire che restare fuori costa caro. Entrare in una CER significa condividere l’energia prodotta da fonti rinnovabili, ridurre i costi energetici e destinare parte dei benefici a finalità sociali, compreso il contrasto alla povertà energetica. Per chi sta in un comune sotto i cinquemila abitanti c’è anche il contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, cumulabile con la tariffa incentivante sull’energia condivisa. Il primo passo non è tecnico: è capire se il proprio comune ha una CER già operativa, come quella a cui Caltanissetta ha puntato, o se esiste un avviso per manifestazioni di interesse. Il secondo è guardare ai due canali di incentivo e verificarli per tempo.

A Caltanissetta la porta si è chiusa ieri alle 12. Per chi non ha inviato la PEC, il messaggio è chiaro: la prossima occasione va cercata prima, non dopo. La differenza tra restare spettatori e partecipare non sta nella tecnologia, ma nella capacità di entrare nella stanza dove si decide. La prossima CER non nascerà da un comunicato, ma da qualcuno che guarda la bolletta e decide di muoversi per tempo.