La nuova edizione della misura raddoppia i fondi rispetto ai 300 milioni iniziali, dopo la sospensione dei termini nel 2024

In questi giorni, in una piccola impresa manifatturiera del Mezzogiorno, qualcuno sta facendo due conti su un progetto di ricerca rimandato da anni. Il 24 settembre può cominciare a precompilare la domanda; il 7 ottobre deve decidere. Il denominatore del conto, però, è appena cambiato: lo scorso 12 agosto la misura «Scoperta imprenditoriale II (2026)» mette a disposizione oltre 505 milioni di euro per progetti di ricerca e sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno.

Il decreto direttoriale che fissa termini e modalità è stato firmato il 6 agosto su indicazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Per capire se conviene muoversi, serve prima il perimetro esatto dell’opportunità.

Dal blocco del 2024 alla riapertura: cosa cambia davvero

La nuova edizione non nasce da una pagina bianca. A luglio 2023 erano stati messi a disposizione 300 milioni di euro a valere sull’Azione 1.1.4 del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027. Poi, con decreto direttoriale del 7 febbraio 2024, i termini di presentazione delle domande erano stati sospesi a partire dall’8 febbraio: di fatto, la misura si era fermata. La riapertura porta una dotazione più che doppia: secondo la scheda dell’incentivo Scoperta Imprenditoriale, la nuova edizione supera il doppio dei 300 milioni iniziali, arrivando a 505 milioni di euro.

Il raddoppio dei fondi, però, non basta a spiegare perché questa misura esista.

Il divario di ricerca che i 505 milioni provano a colmare

Se la cifra raddoppia, è perché il punto di partenza è basso. A fotografarlo è una rilevazione ISTAT: il Mezzogiorno risulta interamente al di sotto del livello nazionale per la spesa in ricerca e sviluppo, e la componente delle imprese non riesce a prevalere sulle altre voci della spesa. Nel frattempo, il movimento europeo va nella direzione opposta: nel 2024 l’Unione europea ha speso 403 miliardi di euro in ricerca e sviluppo e l’incidenza sul Pil è salita dal 2,09% del 2014 al 2,24% del 2024, secondo Eurostat.

Questo è il dato che conta: non un semplice bando di rifinanziamento, ma una correzione di rotta su un divario strutturale. I 505 milioni concentrati sulle regioni del Mezzogiorno dovranno fare i conti con un tessuto produttivo in cui la ricerca e sviluppo delle imprese fatica a emergere. Un bando può ridurre il costo del rischio, non cancellarlo; il salto di scala dipende da quanti progetti arriveranno davvero allo sportello.

A questo punto non resta che guardare al calendario e alle regole operative.

Date, percentuali e il conto che resta all’impresa

Dalla fotografia del divario si passa al cronoprogramma: le prossime settimane sono decisive. Le domande per le agevolazioni possono essere precompilate a partire dal 24 settembre attraverso la piattaforma informatica del Fondo per la crescita sostenibile. Lo sportello per la presentazione delle istanze aprirà alle ore 10:00 del 7 ottobre.

Quanto può valere l’aiuto? Il mix combina un finanziamento agevolato al 40%, con tasso ridotto dell’80% e durata fino a 8 anni, e un contributo a fondo perduto che cambia in base alla dimensione: fino al 40% per le piccole imprese, 35% per le medie, 30% per le grandi, fino al 60% per gli enti di ricerca. Tradotto in pratica, per una piccola impresa il finanziamento agevolato può coprire il 40% del progetto e il contributo a fondo perduto fino a un altro 40%.

Resta da capire se, una volta aperto lo sportello, le imprese del Mezzogiorno sapranno usarlo fino in fondo.

Il 7 ottobre non è la fine di un percorso, ma la prova che un progetto di ricerca nel cassetto può trovare un denominatore diverso. Chi ha un’idea e un bilancio da far quadrare ha pochi giorni per calcolare la propria quota: il bando non farà miracoli, ma può spostare la virgola.