L’intesa da 4-5 miliardi di dollari punta a superare 100 GWh complessivi in Europa

25 gigawattora. Per capire il numero, basta un confronto: nel 2024 Tesla Energy ha installato in tutto il mondo 31,4 GWh di stoccaggio. Ora, con un solo accordo da 25 GWh con NatPower, ne promette quasi altrettanti per il mercato europeo. L’intesa, il cui valore complessivo è stimato tra i 4 e i 5 miliardi di dollari, è stata ufficializzata nei giorni scorsi e segna un salto di scala che ha pochi precedenti nel settore dell’accumulo energetico.

Un’intesa da 5 miliardi

L’accordo, di tipo pluriennale, è stato annunciato il 23 giugno 2026 con un annuncio di NatPower. Come riportato da Energy Digital, le due società prevedono che l’intera operazione raggiunga un valore tra i 4 e i 5 miliardi di dollari. Un importo che da solo supera la metà del fatturato 2024 di Tesla Energy — 10,1 miliardi di dollari, in crescita del 67% rispetto all’anno precedente.

I primi cinque progetti, localizzati in Italia e nel Regno Unito, fanno parte di una pipeline di sviluppo più ampia che punta a superare i 100 GWh di capacità complessiva. Si parte con una tranche significativa, ma con l’ambizione di quadruplicare la scala nell’arco della partnership. Per avere un termine di paragone, nel 2024 l’intero mercato europeo dell’accumulo a batteria installava poche decine di GWh: un singolo contratto da 25 GWh ridisegna completamente i rapporti di forza.

La corsa di Tesla Energy

Se oggi Tesla può firmare contratti da 25 GWh, è perché lo scorso anno ha dimostrato di poter scalare. I numeri del 2024 raccontano di una divisione in piena accelerazione: Tesla Energy ha installato 31,4 GWh di sistemi di accumulo, il 113% in più rispetto al 2023. In parallelo, i ricavi sono saliti a 10,1 miliardi di dollari.

Si tratta di una crescita che ha pochi eguali tra le big tech dell’energia. Fondata nel 2015, Tesla Energy fino al 2020 faticava a superare i 3 GWh annui. Poi l’accelerazione: 4 GWh nel 2021, 14,7 GWh nel 2023, fino all’esplosione del 2024. È in questo contesto che va letto il deal con NatPower: non un azzardo, ma il primo banco di prova su scala continentale per una capacità produttiva ormai collaudata. La posta in gioco non è solo commerciale: dimostrare che il modello produttivo verticale di Tesla — batterie, elettronica di controllo, software — può essere replicato oltre i confini nordamericani senza perdere efficienza.

NatPower, fondata nel 2019, si è specializzata nello sviluppo di grandi progetti di stoccaggio e oggi ha in portafoglio oltre 100 GWh di iniziative in Europa. La scelta di legarsi a Tesla per la fornitura pluriennale di sistemi BESS (Battery Energy Storage Systems) è indicativa di una strategia che punta a ridurre i rischi tecnologici affidandosi a un fornitore già testato su larga scala, in un momento in cui le tempistiche di consegna e l’affidabilità contano più del prezzo per kWh.

L’Europa nel mirino

Con 25 GWh già in rampa di lancio e un obiettivo dichiarato di 100 GWh, il messaggio per il mercato europeo è chiaro: lo stoccaggio non è più un segmento di nicchia, ma un’infrastruttura di rete a tutti gli effetti. Il comunicato di NatPower definisce esplicitamente i 25 GWh come «systemic grid infrastructure», infrastruttura sistemica di rete. La posta in gioco, del resto, è alta: la transizione energetica del continente si gioca sulla capacità di integrare fonti rinnovabili intermittenti, e le batterie su larga scala sono il collante che può rendere stabile la rete.

Tuttavia, la strada non è priva di ostacoli. I tempi di consegna dei Megapack, le autorizzazioni per i siti e i colli di bottiglia nella supply chain europea sono tutti elementi che potrebbero rallentare l’esecuzione. I primi cinque progetti in Italia e Regno Unito fungeranno da test per l’intero meccanismo: se verranno realizzati nei tempi previsti, l’Europa potrebbe diventare il secondo mercato per Tesla Energy dopo gli Stati Uniti, superando in un colpo solo volumi che altrove sono stati accumulati in anni di sviluppo.

Quello che stupisce, in questo accordo, non è tanto l’importo — 4-5 miliardi di dollari distribuiti su più anni sono una cifra rilevante ma non straordinaria per il settore energetico — quanto la rapida maturazione di un mercato che solo tre anni fa appariva ancora sperimentale. Se nel 2023 lo stoccaggio globale era dominato da piccoli lotti e commesse spot, oggi si parla di contratti multi-gigawatt con orizzonti pluriennali.

I prossimi mesi diranno se i cantieri in Italia e Regno Unito rispetteranno le tempistiche. I primi ordini di Megapack, se arriveranno in volume, saranno il segnale che la partita è appena iniziata. E che per Tesla Energy l’Europa non è più un mercato di frontiera, ma il prossimo fronte di espansione.