L’intervento di Terna a Montecorvino adatta l’ultimo miglio della rete al collegamento sottomarino Tyrrhenian Link

Nei giorni scorsi, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha autorizzato le varianti di tracciato proposte da Terna per le linee ‘Montecorvino – Laino 1’ e ‘Montecorvino – Laino 2’. Sulla carta, l’operazione sembra routine: un ritocco al tratto finale di due elettrodotti in ingresso alla stazione elettrica di Montecorvino, per una lunghezza complessiva di appena 2 chilometri. A lavori ultimati, verranno smantellati quattro sostegni elettrici risalenti agli anni ’80 e le relative sezioni di conduttori. Fine dei lavori, smontaggio gru. Eppure, dietro questa apparente modestia ingegneristica si nasconde un tassello strategico per uno dei più imponenti progetti di infrastruttura energetica del Mediterraneo.

La variante dei quattro pali

Il paradosso è servito su un piatto di acciaio zincato. Quattro tralicci che da quasi mezzo secolo reggono conduttori sulle colline salernitane diventano il punto di snodo per un’opera da oltre tre miliardi di euro. L’intervento autorizzato è circoscritto al solo tratto terminale delle due linee che convergono verso la stazione di Montecorvino: due chilometri esatti di conduttori, la rimozione programmata di quei quattro pali ormai datati e la loro sostituzione con una configurazione più moderna. Perché un micro-intervento del genere merita un’autorizzazione ministeriale e finisce sui tavoli della pianificazione strategica nazionale? La risposta sta in ciò che quei due chilometri di linea dovranno gestire nei prossimi anni, e arriva direttamente dal fondo del Tirreno.

Il ponte sottomarino che arriva in collina

La variante Montecorvino-Laino si inserisce nel quadro delle opere strategiche collegate al Tyrrhenian Link, il collegamento sottomarino che unirà Campania, Sicilia e Sardegna. Si tratta di uno dei progetti più ambiziosi mai concepiti per la rete elettrica italiana: un’autostrada dell’energia posata sui fondali del Tirreno, che permetterà di scambiare potenza tra le due isole maggiori e il continente con una capacità e un’affidabilità senza precedenti. Montecorvino Rovella, comune di poche migliaia di anime nell’entroterra salernitano, si trasforma così in un nodo di smistamento per flussi di potenza che viaggeranno per centinaia di chilometri sotto il mare prima di risalire in superficie proprio qui, tra colline e uliveti. La giustapposizione è quasi stridente: da un lato, la scala continentale del Tyrrhenian Link, con i suoi cavi sottomarini, le stazioni di conversione, le tecnologie in corrente continua; dall’altro, quattro pali degli anni Ottanta da sostituire per adeguare l’ultimo miglio terrestre. Eppure, senza questo adeguamento, l’intera architettura del sistema rischierebbe di strozzarsi proprio nel punto in cui l’energia deve essere immessa nella rete ad alta tensione della penisola. È la lezione più sottovalutata della transizione energetica: i grandi progetti valgono quanto l’infrastruttura esistente a cui si agganciano.

Meno pali, più affidabilità

Ed ecco la prima conseguenza tangibile dell’operazione. L’intervento prevede la rimozione di quattro sostegni elettrici realizzati negli anni Ottanta e dei relativi tratti di linea. Non si tratta solo di un aggiornamento estetico o normativo. Quei tralicci, con quattro decenni di esercizio alle spalle, rappresentano un punto di vulnerabilità potenziale in una linea che sarà chiamata a gestire carichi ben superiori a quelli per cui era stata dimensionata in origine. Sostituirli significa eliminare un collo di bottiglia, ridurre il rischio di guasti e semplificare la manutenzione ordinaria. Meno componenti vetuste nel sistema si traducono in minori probabilità di interruzione e in una gestione più snella per gli operatori di rete. L’understatement è d’obbligo: non ci sono nuovi elettrodotti da inaugurare né potenze installate da annunciare. Semplicemente, la rete diventa un po’ più robusta, un po’ più prevedibile, un po’ più adatta a quello che l’aspetta.

Anche il più piccolo adeguamento di rete è un tassello della transizione energetica: la vera sfida non è solo costruire nuove autostrade elettriche, ma rendere sicuri gli svincoli.