Lo studio si basa sulla peggiore siccità rinnovabile mai registrata, l’inverno 1996/97, durato 55 giorni
351 terawattora. È la capacità di stoccaggio a lunga durata che servirebbe all’Europa, assumendo un’interconnessione rilevante per le politiche, per superare al costo minimo l’evento di siccità rinnovabile più estremo mai osservato: l’inverno 1996/97. Lo scorso maggio, uno studio di modellazione pubblicato su Nature Communications ha messo in fila questi numeri. In proporzione, 351 TWh equivalgono al 7% della domanda elettrica annuale del continente. E non è nemmeno la cifra peggiore: anche in un’Europa perfettamente interconnessa, dove la siccità può essere spalmata senza vincoli su tutto il continente, il sistema a costo minimo richiederebbe comunque 159 TWh di capacità, circa il 3% del carico elettrico annuale. In entrambi i casi si parla di capacità energetica, espressa in terawattora: quanto il sistema può tenere in magazzino, non la potenza che può erogare in un istante. Due unità diverse, che è facile confondere quando si leggono i piani.
La cifra che mancava nei piani
Lo studio parte da una questione semplice: quanto stoccaggio serve davvero a un sistema elettrico europeo completamente rinnovabile per non restare al buio quando vento e sole mancano a lungo? La risposta dei modelli è netta: lo stoccaggio a lunga durata è una tecnologia indispensabile per attraversare le siccità rinnovabili più pronunciate, soprattutto in sistemi con una forte stagionalità di domanda e offerta. L’interconnessione aiuta, ma non elimina il problema: i 159 TWh dell’Europa perfettamente connessa mostrano che nemmeno la rete più integrata possibile basta da sola. Il modello non descrive un futuro desiderabile, ma il costo minimo per tenere accese le luci nelle condizioni più difficili già osservate. E la cifra di partenza non è un’astrazione: nasce da un evento storico preciso.
L’inverno che ha messo alla prova il sistema
Da dove salta fuori questa cifra? La risposta sta in un inverno di quasi trent’anni fa. Un’analisi pubblicata su Communications Earth & Environment ha ricostruito l’evento di siccità di energia rinnovabile variabile più estremo registrato in Europa: l’inverno 1996/97, durato 55 giorni in un contesto idealizzato e perfettamente interconnesso. In quelle settimane la disponibilità media di rinnovabile era ancora al 47% della media di lungo periodo: non un azzeramento, ma un calo prolungato e profondo. Ed è qui che il confronto con i piani diventa scomodo: la capacità di stoccaggio richiesta per bilanciare quella siccità è superiore del 47% al limite superiore dell’intervallo calcolato per gli anni meteorologici considerati dal TYNDP 2022. Due 47, ma di natura diversa: uno misura quanto vento e sole sono mancati, l’altro quanto i piani hanno guardato corto.
Il paradosso della robustezza
E qui emerge una tensione. Se lo stoccaggio a lunga durata è indispensabile, perché lo studio firmato da Pickering, Lombardi e Pfenninger, pubblicato già nel dicembre 2024 su Nature Communications, è arrivato a una conclusione controintuitiva? Secondo quella modellazione, la generazione di backup alimentata a combustibili fossili, regolata da una tassa sul carbonio, è la misura economicamente più vantaggiosa per migliorare la robustezza del sistema energetico europeo, mantenendo le emissioni medie al di sotto dell’1% dei livelli del 1990.
I due risultati non si contraddicono formalmente. Il primo fotografa il costo minimo per un sistema completamente rinnovabile, con lo stoccaggio a lunga durata come tecnologia portante. Il secondo introduce nel modello una riserva fossile tassata e conclude che è la via più economica per aumentare la robustezza. Messe una accanto all’altra, però, le due conclusioni raccontano visioni diverse della sicurezza. Da un lato l’accumulo: nessun combustibile, ma un fabbisogno di capacità molto elevato. Dall’altro una valvola fossile residuale, che emette poco in media ma resta disponibile proprio nelle settimane in cui il sistema è più fragile, esattamente quando un tetto alle emissioni andrebbe rispettato.
Il nodo strategico resta aperto. La scelta non è solo tecnica: riguarda quanto l’Europa è disposta a pagare per escludere del tutto i combustibili fossili dal proprio sistema elettrico. E i prossimi passi dipendono da un numero preciso: se la pianificazione ufficiale correggerà il 47% di sottostima rispetto all’inverno 1996/97. Da lì dipenderà se lo stoccaggio a lunga durata diventerà una priorità di investimento o resterà un’opzione sulla carta.




