Un sorpasso che ridisegna il sistema elettrico, tra picchi di produzione e sfide di rete

58,8 TWh. Non è solo un numero da record, è la cifra che nel primo trimestre 2026 ha fotografato un’inversione ormai strutturale nel sistema elettrico europeo. Stando ai dati pubblicati da Eurostat e rilanciati da pv magazine, le energie rinnovabili hanno generato il 45,5% dell’elettricità nell’UE tra gennaio e marzo, e il solare ne è stato il motore più dinamico, con 58,8 TWh di elettricità generata in un solo trimestre — 10,8 TWh a gennaio, 15 a febbraio, 33 a marzo. Un profilo di crescita che racconta, mese dopo mese, l’effetto combinato dell’allungarsi delle giornate e dell’aumento della capacità installata.

La primavera del sorpasso

Nel dettaglio territoriale, a guidare la classifica è stata ancora una volta la Danimarca, che secondo Eurostat ha raggiunto una quota del 90% di elettricità da fonti rinnovabili, per lo più trainata dall’eolico — un dato che da solo segnala quanto la geografia della transizione energetica stia ridisegnando i rapporti di forza tra Stati membri. I 58,8 TWh di produzione solare dei primi tre mesi rappresentano un’accelerazione rispetto ai 55,3 TWh dello stesso periodo del 2025, confermando un trend che non accenna a rallentare.

Ma è solo l’ultimo capitolo di un cambiamento ben più profondo, maturato nel corso di un quinquennio e deflagrato con chiarezza nell’anno precedente. Per chi lavora con impianti, connessioni di rete e sistemi di accumulo, quei 33 TWh di marzo non sono una sorpresa bensì la conseguenza prevedibile di scelte industriali e regolatorie che stanno arrivando a maturazione.

Un anno che ha cambiato i rapporti di forza

Il sorpasso del primo trimestre 2026 affonda le radici nel 2025, l’anno in cui eolico e solare hanno scritto la storia. Secondo i dati dell’European Electricity Review 2026 di Ember, la somma delle due fonti ha generato per la prima volta più elettricità di tutte le fonti fossili messe insieme: il 30,1% contro il 29,0%, ovvero 841 TWh contro 809 TWh. Un sorpasso di pochi punti percentuali, ma dal peso simbolico e tecnico enorme, perché sposta il baricentro del sistema da un regime di combustione programmabile a un regime di produzione intermittente, esponendo tutte le fragilità di reti pensate per un altro paradigma.

A trainare la crescita è stato soprattutto il fotovoltaico, con un incremento di 62 TWh rispetto al 2024, pari a un balzo del 20,1%. È un’accelerazione che non si spiega soltanto con l’installazione di nuova capacità, ma anche con l’aumento dei fattori di carico medi, effetto di pannelli più efficienti, miglior orientamento e condizioni meteorologiche favorevoli. Mettendo in prospettiva il quinquennio, la quota di eolico e solare nel mix elettrico europeo è passata dal 19,7% del 2020 al 30,1% del 2025: oltre dieci punti percentuali in cinque anni, con un tasso di crescita che non ha precedenti nella storia dei sistemi elettrici continentali.

Resta una domanda, quella vera: quanto velocemente può crescere ancora? La curva di apprendimento del solare è ben lontana dall’appiattimento, ma ogni punto percentuale in più di penetrazione rende più urgenti gli investimenti in flessibilità, stoccaggio e digitalizzazione delle reti. Non è un caso che i picchi di produzione primaverile inizino a coincidere con ore a prezzo zero o negativo sui mercati all’ingrosso di diversi Paesi, sintomo di un sistema che produce già più energia rinnovabile di quanta riesca a trasportarla e consumarla nei momenti giusti.

Il cantiere del 2030

Se il trend è questo, allora le promesse diventano impegni vincolanti. L’UE ha fissato l’obiettivo di raggiungere il 66% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, secondo i Piani Nazionali Energia e Clima analizzati da Ember — una traiettoria che, pur restando leggermente al di sotto dell’asticella del 69% indicata dal piano REPowerEU, comporterebbe comunque una trasformazione fisica del parco di generazione. In concreto, la capacità solare installata potrebbe triplicare, passando a una forbice compresa tra 623 e 672 GW, mentre l’eolico è atteso più che raddoppiare fino a 450 GW.

Numeri che, letti da chi posa i moduli e cabla gli inverter, significano cantieri aperti per tutto il decennio, ma anche una pressione senza precedenti sulla catena di fornitura, sulla disponibilità di manodopera qualificata e sulle procedure autorizzative. Il settore energetico resta responsabile di oltre il 75% delle emissioni di gas serra dell’UE: per ridurre le emissioni nette di almeno il 55% entro il 2030 e azzerarle entro il 2050, come indicato dalla Direttiva europea sulle energie rinnovabili, non basterà installare pannelli. Servirà contemporaneamente elettrificare consumi, potenziare le interconnessioni e costruire una riserva di flessibilità che oggi è ancora ampiamente sotto‑dimensionata.

Per chi installa, la certezza è una: il lavoro non mancherà. Ma tra i 58,8 TWh di questo trimestre e i 672 GW ipotizzati per il 2030 c’è uno spazio fatto di permessi da ottenere, reti da ammodernare e regole di mercato da riscrivere, senza le quali anche il più ambizioso dei piani rischia di inciampare nella propria stessa corsa. Il solare ha dimostrato di saper crescere più in fretta di qualsiasi altra fonte. Ora tocca a tutto ciò che gli sta intorno dimostrare di saper stare al passo.