Idrogeno verde: crescita deludente, vincono gli elettrolizzatori tradizionali.

C’è una tecnologia che produce idrogeno con un’efficienza elettrica record, migliore di tutte le altre oggi disponibili. È la SOEC di Sunfire, che raggiunge efficienze elettriche fino all’89% LHV, AC. Eppure, in questa estate 2026, due colossi industriali hanno scelto di metterla da parte. Non perché non funzioni, ma perché il mercato non è ancora disposto a pagarla. È quanto emerge dalla notizia pubblicata a metà agosto, che ha raccontato il passo indietro di due grandi produttori dagli elettrolizzatori a ossido solido (SOEC).

Il paradosso è servito: la tecnologia con il rendimento più alto finisce in panchina mentre il portafoglio ordini di chi produce elettrolizzatori più tradizionali continua a crescere. Per capire cosa sta succedendo bisogna guardare ai conti, agli impianti e ai contratti, non ai laboratori.

Efficienti ma in pausa

La SOEC non è una tecnologia acerba. Lavora ad alta temperatura e ha rendimenti elettrici nettamente superiori alle alternative alcaline o a membrana. Ma nel mercato dell’idrogeno verde, ancora giovane e volatile, l’efficienza non basta: servono ordini, clienti e una domanda che oggi cresce molto più lentamente di quanto si sperasse. Per un investitore il punto è semplice: se la domanda non cresce, avere l’elettrolizzatore più efficiente non basta a riempire una fabbrica.

Lo si capisce guardando ai numeri. Da un lato ci sono impianti inaugurati da poco e portafogli ordini in crescita. Dall’altro ci sono due produttori che, a metà agosto, hanno scelto di fermare o congelare la commercializzazione su larga scala della SOEC. Il risultato è un paradosso: la tecnologia più efficiente resta in attesa, mentre chi produce elettrolizzatori più tradizionali incassa contratti.

Conti, impianti e ordini: la realtà dietro la retromarcia

La prima mossa è quella di thyssenkrupp nucera. L’azienda ha deciso di non perseguire più le proprie attività volte a creare capacità proprie per la produzione di massa degli stack SOEC, e ha annunciato effetti EBIT negativi una tantum di circa 30 milioni di euro, legati soprattutto alla svalutazione dell’impianto pilota e dei costi di sviluppo capitalizzati. È un dietrofront che colpisce, perché già nel maggio 2025 thyssenkrupp nucera e Fraunhofer IKTS avevano aperto il primo impianto pilota di produzione SOEC per stack di elettrolisi ad Arnstadt, in Turingia.

Topsoe ha scelto una strada simile. Ha annunciato che non procederà con i piani per una seconda fabbrica SOEC negli Stati Uniti e che la fabbrica esistente resterà in letargo fino a quando la domanda non sarà robusta. Sul fronte dei conti, l’azienda prevede costi una tantum di ristrutturazione e svalutazione per 3,5-3,9 miliardi di corone danesi e una riorganizzazione che impatterà circa 440 ruoli a livello globale. Il tutto arriva dopo che, nell’ottobre 2025, Topsoe aveva inaugurato a Herning, in Danimarca, il suo primo impianto di produzione di stack SOEC, il più grande d’Europa con 500 MW di capacità annuale e 94 milioni di euro di sostegno dal Fondo per l’innovazione dell’UE.

E qui arriva il dato che spiega il paradosso. Nel primo nove mesi dell’anno fiscale, thyssenkrupp nucera ha quasi raddoppiato il proprio portafoglio ordini, passando da 241 milioni a 471 milioni di euro, e ha vinto il contratto per il progetto da 300 megawatt di Moeve, destinato a costruire il più grande impianto di produzione di idrogeno verde dell’Europa meridionale. Non è un mercato fermo: è un mercato che sta premiando chi ha tecnologia pronta e ordini in mano, non chi punta sulla cella più efficiente ma costosa.

Vicolo cieco o semplice anticipo?

Dopo aver visto i numeri, resta da capire se la pausa sia definitiva o solo una questione di tempi. La tecnologia SOEC, secondo l’analisi pubblicata a metà agosto, sembra vittima delle circostanze piuttosto che un vicolo cieco tecnologico. Gli impianti non vengono smantellati: vengono ibernati. La fabbrica di Herning resta lì, con la sua capacità da 500 MW, pronta a ripartire se la domanda di idrogeno verde diventerà robusta.

La domanda aperta è tutta qui: la SOEC è in anticipo sui tempi o fuori mercato? La risposta, se arriverà, verrà dagli ordini di idrogeno verde, non dai laboratori. Chi segue il settore può aspettarsi che la corsa rallenti, ma non si fermi: gli impianti restano in letargo e sarà la domanda a decidere il risveglio.