Dopo l’acquisizione da 500 milioni, lo stoccaggio residenziale tedesco crescerà dello 0,2% annuo fino al 2032.

Mezzo miliardo di euro all’epoca, una perdita miliardaria oggi. Lo scorso 24 agosto Shell ha confermato di aver completato la vendita del gruppo sonnen a TIVEN, un asset manager internazionale e family office che sarà assistito da AURELIUS WaterRise, come si legge in una nota ufficiale della stessa Shell. Non è la prima volta che il colosso energetico ripensa la propria scommessa sul residenziale: già nel 2018 Shell, allora Royal Dutch Shell, aveva investito 60 milioni di euro in sonnen.

La curva dei prezzi: da 60 milioni a una perdita miliardaria

La parabola è netta. Nel 2018 Shell entrò in sonnen con 60 milioni di euro. L’azienda tedesca non era una novità: aveva lanciato i suoi programmi di virtual power plant aggregati in Germania già nel dicembre 2015 e la divisione statunitense, sonnen Inc., alla fine dello stesso anno. Secondo quanto dichiarato all’epoca da Sonnen, erano 40.000 le batterie installate e l’azienda competeva con il Powerwall di Tesla.

Il salto avvenne poco dopo: stando a quanto riportato da Reuters, Shell pagò circa 500 milioni di euro per sonnen. La vendita appena conclusa chiude la partita in perdita: il quotidiano Handelsblatt ha descritto la transazione come una perdita di miliardi di euro per Shell. Non è stato un epilogo improvviso: già nel 2024 Shell aveva effettuato un’iniezione di liquidità per mantenere operativa Sonnen.

Il confronto tra i 60 milioni iniziali e i 500 milioni dell’acquisizione mostra quanto Shell abbia alzato la posta. La perdita miliardaria descritta da Handelsblatt indica che il valore atteso non si è materializzato. Ma una perdita di questa portata non nasce da un singolo errore: nasce da un mercato che ha smesso di crescere.

Il mercato tedesco che ha smesso di correre

Per capire perché Shell abbia venduto in perdita non basta guardare i bilanci. La risposta sta in una curva di mercato. Il mercato tedesco dello stoccaggio residenziale di batterie, per unità fino a 30 kWh, è diminuito del 6,4% nel 2025, come emerge da un’analisi di mercato pubblicata da trade.gov. Non si tratta di un incidente isolato: le previsioni indicano una crescita di appena lo 0,2% annuo fino al 2032.

Il calo del 6,4% nel 2025 non è una variazione marginale in un settore che aveva attirato capitali sulla base di aspettative di espansione ben più robuste. Una crescita media dello 0,2% annuo fino al 2032 significa, di fatto, un mercato piatto. Per un’azienda come sonnen, che ha costruito la propria identità sul virtual power plant aggregato e sulla vendita di batterie residenziali, la stagnazione dei volumi rende più difficile coprire i costi di sviluppo e assistenza.

In un mercato fermo, però, c’è chi compra proprio per ristrutturare e aspettare: il nuovo padrone non punta sulla crescita, punta sulla rivendita.

Cosa compra davvero TIVEN?

Se il mercato è fermo, la logica dell’acquirente cambia. TIVEN è un asset manager internazionale e family office, non un operatore industriale dell’energia. Il quotidiano Handelsblatt, citato da pv magazine, aveva riferito che Tiven intende risanare Sonnen per renderla pronta alla rivendita. Non la compra per integrarla in una strategia energetica,
ma per sistemarla e prepararla a un nuovo passaggio di mano.

L’operazione si inserisce in un contesto più ampio di riposizionamento di Shell, che di recente ha annunciato anche l’acquisizione di ARC. Il colosso energetico sta spostando capitali e priorità, e la cessione di sonnen rappresenta la chiusura di una parentesi iniziata quattro anni fa e finita con un bilancio negativo.

Il prossimo numero da tenere d’occhio non è il prezzo di rivendita futura, ma lo 0,2% annuo: se il mercato tedesco dello stoccaggio residenziale non si muove, il risanamento di sonnen resta un’operazione di ingegneria finanziaria, non industriale.