I progetti passano da 166 a 235, con idrogeno in crescita e reti elettriche al centro.

Lo scorso 9 aprile la Commissione europea ha aggiornato l’elenco delle infrastrutture energetiche transfrontaliere con una nuova lista di 235 progetti transfrontalieri, divisi tra Progetti di interesse comune (PCI) e Progetti di mutuo interesse (PMI). È il secondo aggiornamento dopo la prima lista del 2024 e fotografa dove l’Unione intende concentrare gli investimenti nei prossimi anni.

Il segnale più forte arriva dalla composizione. Quasi la metà dei progetti selezionati — 113 su 235 — riguarda elettricità, eolico offshore e reti elettriche intelligenti. È la quota più ampia tra le categorie della lista e indica la priorità assegnata alle connessioni elettriche tra Stati membri. Dal punto di vista ingegneristico, sono anche le infrastrutture più complesse da pianificare e costruire, perché richiedono collegamenti che attraversano confini nazionali e, nel caso delle reti intelligenti, sistemi di gestione in tempo reale.

La fotografia della lista

Il resto della lista si divide tra vettori più recenti. Ci sono 100 progetti di idrogeno ed elettrolizzatori, 3 reti intelligenti del gas e 17 progetti di reti CO2. Per l’idrogeno, l’obiettivo dichiarato è lavorare sulla decarbonizzazione dell’industria e dei trasporti, sostituire l’uso del gas naturale nell’Unione e ridurre ulteriormente la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Le reti di CO2 completano il quadro sul fronte della gestione delle emissioni industriali.

Il peso dell’idrogeno e delle reti di CO2 è il tratto distintivo di questa seconda lista rispetto alla prima. Il numero di progetti, però, è solo una parte dell’informazione: la lista fornisce una geografia delle infrastrutture, non ancora una potenza installata o un dettaglio puntuale dei costi e dei tempi.

I finanziamenti e i precedenti

Il Meccanismo per collegare l’Europa (CEF-Energy) ha fornito 8,7 miliardi di euro per progetti faro dal 2014. È lo strumento con cui l’Unione sostiene le infrastrutture energetiche transfrontaliere selezionate nelle liste PCI e PMI.

Un caso concreto aiuta a capirne il funzionamento. Nel febbraio 2025 i paesi baltici si sono sincronizzati con la rete continentale europea: per quel progetto la Commissione aveva sostenuto la sincronizzazione con oltre 1,23 miliardi di euro in sovvenzioni del CEF. È una delle operazioni faro finanziate dal fondo fin dal 2014.

Il confronto con la prima lista mostra la direzione. La prima lista unionale di progetti di interesse comune e di mutuo interesse, pubblicata già nell’aprile 2024, conteneva 166 progetti: 85 nel settore elettricità/offshore/reti intelligenti, 65 nell’idrogeno e 14 nelle reti di CO2. In due anni il totale è salito da 166 a 235, un aumento di circa il 42 per cento. La crescita più marcata riguarda l’idrogeno, passato da 65 a 100 progetti, circa un +54 per cento; l’elettricità è salita da 85 a 113, circa un +33 per cento, mentre le reti di CO2 sono passate da 14 a 17.

Il contesto globale

I numeri europei vanno messi in prospettiva. Secondo BloombergNEF, nel 2025 gli Stati Uniti hanno guidato la spesa mondiale per le reti elettriche con 115 miliardi di dollari, pari a un quarto del totale globale. È un ordine di grandezza diverso da quello del CEF: gli 8,7 miliardi del fondo europeo sono contributi cumulativi dal 2014 ai soli progetti transfrontalieri selezionati, mentre i 115 miliardi statunitensi rappresentano la spesa annuale complessiva per le reti del Paese. Il confronto non è diretto, ma dà la scala della competizione internazionale sulle reti. La quota di un quarto sul totale mondiale, per un singolo Paese, misura il ritmo della spesa statunitense rispetto a quella europea.

Per l’Europa, la seconda lista PCI/PMI è soprattutto un segnale di continuità: più progetti, più idrogeno, più reti elettriche. Restano da verificare i tempi reali di realizzazione e i costi, perché l’inserimento in lista non equivale a un impianto già costruito.