Il sistema da 13,75 MW e 43 MWh condivide la connessione con un parco fotovoltaico da 35 MWp nel Lazio

13,75 megawatt di potenza, 43 megawattora di capacità. Sono numeri da progetto pilota, quasi da laboratorio allargato, non certo i volumi che servirebbero a spostare il mix elettrico nazionale. Eppure, quando il sistema di accumulo di Montalto La Viola, nel Lazio, è entrato in esercizio commerciale, ha conquistato un primato tutt’altro che simbolico: è uno dei primi impianti utility-scale con batterie co-localizzate ad arrivare a questo traguardo in Italia. Lo scorso 21 luglio, SMA Italia ha annunciato su Instagram di aver supportato la messa in servizio del battery energy storage system (BESS) della centrale di proprietà di Recurrent Energy. Si tratta, va detto, di un annuncio di un fornitore, non di un atto del gestore di rete né di una comunicazione di un’autorità. Il dato che conta, però, è concreto: l’impianto ha raggiunto l’esercizio commerciale.

Un piccolo gigante

Per capire perché questi numeri meritano attenzione bisogna entrare nel progetto. Il BESS da 13,75 MW / 43 MWh non è un impianto autonomo: condivide il punto di connessione alla rete con un parco fotovoltaico da 35 MWp. L’obiettivo dichiarato è ottimizzare l’utilizzo dell’energia rinnovabile e le prestazioni complessive del sistema. In pratica: immagazzinare elettricità quando c’è abbondanza e restituirla quando serve, senza costruire una seconda infrastruttura di rete. SMA Italia ha fornito cinque stazioni di media tensione dotate di inverter Sunny Central Storage UP-XT e un Power Plant Manager per il controllo e la comunicazione dell’impianto.

La scelta tecnica dice molto del momento. Cinque stazioni, un unico punto di connessione, batterie agganciate al fotovoltaico esistente: è la configurazione tipica di chi vuole dimostrare che l’ibridazione funziona anche in Italia, non solo nei mercati dove l’accumulo è già una commodity. E il fatto che a parlarne sia il fornitore, e non solo il proprietario, è un segnale di un comparto che cerca visibilità per attrarre i prossimi clienti.

Il percorso che ha portato qui

Il progetto di Montalto La Viola non nasce dal nulla. Già nel maggio 2025, PotisEdge aveva firmato un accordo con Recurrent Energy per un sistema di accumulo da 50 MWh a Montalto di Castro, sempre nel Lazio, da ibridare con un impianto solare esistente da 30 MWac tramite tecnologia AC Coupling. Il segnale è chiaro: l’abbinamento tra fotovoltaico e batterie interessa più operatori e più fornitori. Nei giorni scorsi, SMA ha segnalato un’accelerazione delle consegne dei progetti nella regione EMEA per la seconda metà dell’anno. E a giugno, a Intersolar Europe 2026, SMA Solar ha lanciato una nuova soluzione ibrida DC coupled chiamata Stability Enhanced DC Coupled Hybrid Solution. Annunci, accordi e prodotti: l’offerta si sta allargando. Resta da capire se l’accelerazione promessa si tradurrà in una diffusione sistemica.

Cosa resta aperto

Se il traguardo è reale, il suo peso sistemico è tutto da dimostrare. Secondo quanto scritto da Energy Global all’inizio di agosto, quello di Montalto La Viola è uno dei primi sistemi di accumulo su scala utility co-localizzati a raggiungere l’esercizio commerciale in Italia. La formula è rivelatrice: essere tra i primi con una taglia da 13,75 MW significa che il comparto è appena nato, non che stia correndo. I progetti che arrivano davvero all’esercizio commerciale, a giudicare da questo primato, si contano ancora sulla punta delle dita.

Il paradosso è tutto qui. Un impianto di queste dimensioni, in un mercato maturo, sarebbe una notizia di routine. In Italia diventa un caso da seguire perché dimostra che la strada tecnica e autorizzativa esiste, ma anche che è stretta. La co-locazione ha un vantaggio evidente: sfrutta un punto di connessione già esistente, riduce i costi di rete e migliora l’utilizzo del fotovoltaico. Eppure i numeri restano modesti. Il progetto annunciato da PotisEdge a Montalto di Castro parla di 50 MWh: una taglia più grande, ma comunque contenuta.

La domanda, alla fine, è semplice: cosa serve perché Montalto La Viola non resti un caso isolato? Non bastano gli annunci dei fornitori né le soluzioni tecniche presentate alle fiere. Servono iter autorizzativi che non impieghino anni, regole di mercato che remunerino davvero la flessibilità, e una pipeline di progetti che passi dalla carta all’esercizio commerciale senza fermarsi a metà. Al momento, il quadro non offre risposte definitive: mostra soltanto che il primo passo si può fare.

Il primo passo, insomma, è stato compiuto. Ma un singolo impianto, per quanto ben realizzato, non fa una transizione energetica. La vera domanda è se il quadro regolatorio e la filiera industriale sapranno replicare Montalto La Viola con la rapidità che la crisi climatica richiede. Se la risposta tarderà, anche i numeri piccoli di oggi finiranno per sembrare un lusso.