I due nuovi parchi eolici scozzesi potrebbero generare energia per due milioni di case
Davanti all’ennesima bolletta della luce che non accenna a scendere, in tanti si chiedono se l’espansione dell’eolico offshore nel Mare del Nord porterà mai un sollievo concreto alle famiglie. La scorsa settimana è arrivato un segnale: il governo scozzese ha concesso autorizzazioni e licenze marine a due nuovi parchi eolici, Caledonia North e South, che insieme promettono di produrre elettricità per due milioni di abitazioni. Ma la strada perché quei megawatt arrivino davvero a far abbassare i prezzi in bolletta è ancora lunga e piena di ostacoli.
Due giganti nel Moray Firth
Eppure non tutto è fermo. I due progetti autorizzati sono imponenti: Caledonia North sarà un parco a fondale fisso da 1 GW di capacità, con un massimo di 77 turbine, posizionato a circa 28 chilometri dalla costa di Wick e 48 da Banff. Caledonia South combinerà invece fondale fisso e turbine galleggianti (non più di 39) per un altro GW di potenza, a circa 45 chilometri da Wick e 35 da Banff. Secondo Ocean Winds, la società che li sviluppa, potrebbero generare energia sufficiente a coprire il fabbisogno annuo di due milioni di case.
L’impegno economico è altrettanto rilevante: nei documenti depositati presso il governo scozzese, Ocean Winds ha dichiarato di voler investire 1,7 miliardi di sterline in Scozia tra i due progetti. Si tratta del secondo consenso in ordine di tempo nel programma ScotWind – il primo round di leasing off-shore in acque scozzesi dopo un decennio – che punta a installare quasi 30 GW di nuova capacità eolica. Caledonia, con i suoi 2 GW, è solo uno dei 20 progetti del programma. Numeri da capogiro, che fanno ben sperare chi attende una svolta. Ma per diventare realtà, queste turbine devono superare due scogli che rischiano di far deragliare l’intera operazione: tariffe di rete punitive e oneri ambientali senza precedenti.
Le trappole nascoste: tariffe e uccelli marini
Perché la strada è in salita? Il primo ostacolo si chiama TNUoS, sigla che sta per “Transmission Network Use of System charges”: in pratica, le tariffe che i produttori pagano per immettere elettricità nella rete nazionale. Oggi, per un parco eolico situato nel nord della Scozia, quelle tariffe sono molto più alte rispetto a impianti collocati più vicino ai centri di consumo inglesi. Una distorsione che, secondo Ocean Winds, può mettere a rischio la decisione finale di investire.
Adam Morrison, UK Country Manager dell’azienda, è stato esplicito: l’incertezza sui segnali di mercato, e in particolare sulle tariffe di trasmissione, resta il fattore determinante per capire se progetti come Caledonia potranno arrivare alla decisione finale di investimento nei tempi previsti. E se un parco da miliardi di sterline non riceve il via libera finanziario, tutta l’energia pulita che promette resta sulla carta.
Il secondo intoppo ha piume e becco. Il precedente di Berwick Bank, il progetto ScotWind da 4,1 GW autorizzato lo scorso luglio, dimostra che il governo scozzese sta imponendo ai promotori un requisito stringente: presentare un piano dettagliato di compensazione per gli uccelli marini che potrebbero essere impattati dalle pale eoliche. Caledonia North e South sono soggetti alla stessa condizione. Si tratta di un onere aggiuntivo, non solo economico ma anche di tempo, che rallenta l’iter e che, secondo gli addetti ai lavori, sta stabilendo un modello normativo destinato a ripetersi per tutti i futuri parchi ScotWind.
Così, mentre i progettisti fanno i conti con questi vincoli, il cronoprogramma slitta e la concorrenza globale avanza. Cosa può aspettarsi, allora, chi alla fine paga la bolletta?
E in bolletta? Cosa cambia per noi
L’autorizzazione dei due parchi è una buona notizia, ma non basta. Per chi spera in bollette più leggere, la partita si gioca altrove, lontano dai venti del Moray Firth. Ocean Winds lo ha ribadito senza giri di parole: se il Regno Unito vuole davvero la sicurezza energetica, ha bisogno dell’eolico offshore scozzese; ma se lo vuole al costo più basso per i consumatori, deve sistemare le tariffe TNUoS.
Finché le regole di trasmissione penalizzeranno i produttori del nord, il prezzo all’ingrosso dell’energia resterà più alto del necessario e il risparmio non arriverà alle famiglie. L’iter autorizzativo è solo il primo passo: l’elemento su cui tenere gli occhi puntati è la riforma delle tariffe di rete, attesa ma ancora indefinita. Sarà quella a decidere se l’eolico offshore scozzese diventerà davvero un alleato contro il caro-energia o resterà l’ennesimo bel progetto sulla carta.




