La regione guida la classifica nazionale per richieste di connessione, ma l’iter autorizzativo può richiedere fino a otto anni

Mario gestisce un agriturismo nel Salento. Ogni mese apre la bolletta della luce e fa lo stesso calcolo: «Se qui intorno stanno spuntando pannelli ovunque, quando vedrò un risparmio vero?» A fine giugno, la risposta era nascosta dentro 848 richieste di connessione per impianti solari in Puglia, pari a quasi 36 GW di potenza. Numeri da capogiro, che fanno della regione la prima in Italia per pratiche, scavalcando perfino la Sicilia. Eppure, chi come Mario aspetta un segnale sulla bolletta, sa bene che tra una richiesta e un pannello che produce corrente possono passare anni.

La corsa al sole

I dati diffusi da Terna a metà luglio raccontano di un’Italia che non ha mai smesso di presentare progetti fotovoltaici: al 30 giugno 2026 le richieste complessive erano 3.570, per una potenza di 140,86 GW. La Puglia da sola ne concentrava 848, superando la Sicilia ferma a 736 istanze per 35,77 GW. È un sorpasso storico, ma va letto con attenzione: già a maggio, la Sicilia restava davanti per potenza, con i suoi 36,36 GW contro i 35,97 GW pugliesi. Dietro i numeri c’è una realtà in movimento, e non tutta nella stessa direzione.

Dall’estate 2025, infatti, il flusso di domande di connessione per le rinnovabili è in calo costante. Non è una frenata drammatica, ma un segnale: chi voleva accaparrarsi un pezzo di rete si è già fatto avanti. Ora il nodo non è più quante istanze si presentano, ma quante riescono a ottenere il via libera. A fine giugno i progetti con il nulla osta erano 1.253, per 51 GW complessivi. Ancora una volta la Puglia guida la classifica: 420 pratiche autorizzate per 17,66 GW, il doppio della Sicilia. Il potenziale c’è, insomma. Ma tra il progetto autorizzato e il cantiere aperto, lo spazio è ancora troppo largo.

L’ingorgo burocratico

«Per iniziare la costruzione di un impianto, in Italia l’iter autorizzativo può durare anche 5-8 anni», ha spiegato Alessandro Ceschiat. «In India, dove siamo presenti, bastano dai 6 ai 12 mesi». Non è una lamentela isolata: secondo Confindustria, oggi oltre 4.000 progetti di energia rinnovabile sono bloccati nell’iter autorizzativo, per circa 150 GW, quasi tutti fotovoltaici. Un volume enorme, se si pensa che per raggiungere i 131 GW installati al 2030 previsti dal Pniec ne servirebbero oggi circa 46 aggiuntivi. Il paradosso è tutto qui: le richieste in attesa basterebbero da sole a coprire tre volte l’obiettivo, ma restano incagliate.

La Puglia è un caso da manuale. L’Osservatorio REgions2030 ha fotografato la situazione: 43 GW in corso di autorizzazione, di cui 28 fermi a Roma in attesa della Valutazione di impatto ambientale e altri 15 bloccati in Regione. Anche la Sicilia non scherza, con 30 GW totali sospesi, 14 dei quali sotto la lente del ministero. Sono decine di miliardi di euro di investimenti privati che aspettano un timbro. Enfinity Global, uno degli operatori più attivi, ha già progetti per 9,3 GW in Italia, con 1,5 miliardi già investiti e 1,1 GW contrattualizzati con imprese e clienti industriali. Soldi veri, fermi.

Intanto le richieste di connessione da parte dei data center continuano a salire: 520 istanze per 96,28 GW, concentrate in Lombardia ma con una presenza crescente anche in Puglia, dove si contano 28 pratiche per 7,73 GW. La sete di energia dell’economia digitale si sovrappone a quella degli impianti rinnovabili, e la rete fatica a tenere il passo. Chi arriverà primo, allo sportello?

Cosa conviene aspettarsi

Davanti a queste cifre, il dubbio è legittimo: per chi produce o consuma energia in Puglia, conviene sperare in un futuro a basso costo? La risposta non è scontata. Oggi la regione ha quasi 36 GW di progetti in attesa, ma solo 17,66 GW hanno già il via libera. Gli altri, almeno 28 GW, sono fermi al palo della Via statale o della Regione. Se l’iter medio resta quello descritto da Ceschiat — cinque anni o più — il grosso della nuova potenza entrerà in esercizio non prima del 2030, forse oltre.

Nel frattempo, i consumatori come Mario continuano a pagare bollette che non beneficiano ancora di quell’abbondanza di sole. Il vantaggio, insomma, non è automatico: servono regole più semplici, tempi certi e un coordinamento vero tra Roma e le Regioni per trasformare i gigawatt di carta in chilowattora reali. La transizione energetica in Puglia non è più una promessa. È un cantiere sterminato che aspetta solo di essere sbloccato.