A Napoli il fotovoltaico condiviso taglia i costi, ma in Italia le domande hanno già assorbito quasi tutti i fondi

La bolletta scende a un quarto: non è una promozione del fornitore, ma ciò che accade a Napoli, nel quartiere San Giovanni, dove un impianto fotovoltaico da 166 pannelli consegna elettricità a 20 famiglie a un costo pari al 25% di quello dell’energia delle utility fin dal 2021, come documenta un’analisi della Clean Air Task Force. A spiegare come funziona la fase due delle comunità energetiche rinnovabili è uno speciale dell’Università di Bologna, che raccoglie i dati più aggiornati e un cantiere concreto nella zona Roveri-Pilastro.

La bolletta che scende a un quarto (senza sconti)

Il caso di San Giovanni non è un laboratorio accademico: l’impianto è stato costruito con fondi pubblici e dal 2021 fornisce elettricità a venti famiglie a un costo pari a un quarto di quello praticato dalle utility. Non c’è uno sconto del gestore, ma un modo diverso di produrre e condividere energia: i pannelli generano elettricità, la comunità la consuma e la bolletta si riduce perché si paga meno energia prelevata dalla rete.

Davanti a un risultato così, il dubbio non è più «funziona?», ma «quanti altri ci sono già riusciti?». Un caso isolato non fa statistica, e qui serve guardare ai numeri ufficiali.

4.385 comunità, 361 megawatt: dove siamo davvero

Alla fine di luglio, secondo i dati GSE, risultavano in esercizio 4.385 comunità energetiche rinnovabili, con impianti per una potenza complessiva di 361 MW e 45.502 POD associati. Non stiamo parlando di un progetto pilota: esiste già una base di impianti condivisi sparsi sul territorio nazionale, che hanno superato la fase sperimentale e producono energia destinata a membri reali.

Lo stesso quadro emerge dalla misura PNRR: erano state presentate complessivamente 48.750 domande e, al 30 luglio, ne risultavano ammesse 30.299, per circa 779 milioni di euro e oltre 1,76 GW di potenza. Su questo capitolo va però fatta chiarezza: la dotazione finanziaria per questa linea di spesa, dopo la riprogrammazione, è scesa a 795,5 milioni di euro, come ricostruisce QualEnergia. Tradotto: le domande ammesse hanno già assorbito quasi tutta la dotazione disponibile.

Chi entra in una CER può contare su una tariffa premio riconosciuta dal GSE compresa, in linea generale, tra 60 e 120 euro per MWh, con maggiorazioni geografiche per gli impianti fotovoltaici. Il Decreto CACER e le regole operative del GSE prevedono inoltre una tariffa incentivante per vent’anni sull’energia condivisa e un contributo in conto capitale fino al 40% nei Comuni con meno di 50.000 abitanti. Attenzione al termine: per gli impianti in questi Comuni, il PNRR aveva previsto la possibilità di richiedere il contributo entro il 30 novembre 2025, quindi la finestra per quel tipo di agevolazione va verificata prima di progettare un nuovo intervento.

Non è una strada solo italiana. Già nel 2019 l’Unione europea aveva introdotto ufficialmente il concetto di comunità energetiche con il Clean Energy for all Europeans Package, e il quadro RED II e IEMD è la base delle regole italiane. Il piano REPowerEU aveva fissato l’obiettivo politico di una comunità energetica per ogni Comune sopra i 10.000 abitanti entro il 2025, e il 10th State of the Energy Union report, pubblicato a novembre 2025, contava più di 8.000 comunità energetiche nell’Unione. Secondo il GSE, le comunità energetiche rinnovabili possono ricevere incentivi per la condivisione dell’energia per 20 anni.

Dal Pilastro al tetto dell’Opera: il cantiere RECS

Un esempio concreto di come si passa da spettatori a produttori arriva da Bologna. La RECS (Rete Energetica per una Comunità Solidale) è nata a febbraio nell’area Roveri-Pilastro su iniziativa dell’Opera dell’Immacolata ETS e del Circolo La Fattoria APS, con l’Alma Mater come partner scientifico. Il progetto prevede un impianto fotovoltaico da circa 90 kWp sulla sede dell’Opera dell’Immacolata ed è stato dichiarato ammissibile dalla Regione Emilia-Romagna a un contributo per la realizzazione dell’impianto.

È il passaggio meno visibile ma più importante: non si parte da un tetto qualsiasi, ma da un soggetto che ha già una funzione sociale e da un partner scientifico che può accompagnare la parte tecnica. Se questi 90 kWp diventeranno energia condivisa, il passo successivo per chi osserva è capire come replicare il modello sul proprio condominio, sulla propria impresa o nel proprio quartiere.

Le comunità energetiche non sono più una scommessa: sono 4.385 impianti già in esercizio alla fine di luglio e un progetto bolognese che ha ottenuto il primo via libera. Per chi arriva a fine mese con la bolletta in mano, il segnale è che il problema non è se funzioni, ma se il tuo tetto può essere il prossimo.