La sabbia trasportata verso il Sud Europa è aumentata di intensità e riduce la resa dei pannelli solari

La firma nel ghiaccio alpino

Non più tempeste, ma tempeste più intense

Negli ultimi anni i residenti di Spagna, Francia e Regno Unito hanno osservato cieli arancioni e piogge di sangue causate dalla polvere sahariana. Il primo istinto è contare le tempeste di sabbia. Ma il numero di tempeste che trasportano polvere dal Sahara e dal deserto arabico non è aumentato: lo ha spiegato Petros Vasilakos, precisando che negli ultimi dieci anni sono diventate più intense e ora trasportano più polvere verso l’Europa rispetto a prima.

Il conto per pannelli solari e stabilità di rete

La sabbia che viaggia non è solo un fenomeno atmosferico: ha un costo misurabile su moduli e bilanci. La polvere aerodispersa può ridurre l’efficienza dei pannelli solari bloccando la luce solare e accumulandosi sulle superfici dei moduli. Per chi gestisce impianti fotovoltaici nel Sud Europa, l’effetto è doppio: meno irraggiamento diretto e sporcamento progressivo delle superfici.

Una migliore previsione delle polveri consentirebbe ai fornitori di energia di compensare le perdite e mantenere la stabilità della rete. Non si tratta di un dettaglio: nei giorni con alti livelli di polvere desertica si registra un aumento misurabile della mortalità per infarti e problemi respiratori. In Europa meridionale, i residenti sono esposti a eventi di polvere trasportata con una media di 9,68 ± 4,85 microgrammi per metro cubo, collegati a un aumento dello 0,67 ± 0,02% della mortalità giornaliera.

Il cerchio si chiude: ciò che il ghiaccio registra, l’impianto fotovoltaico lo paga in resa e la rete in stabilità. Per chi installa o gestisce impianti solari nel Sud Europa, la polvere desertica non è un evento eccezionale ma una variabile di sistema; migliorare le previsioni non è un lusso, è l’unico modo per proteggere resa e stabilità.