La Regione Sardegna contesta il progetto da 470 MW appellandosi a una legge regionale già in parte bocciata dalla Corte
470,4 MW di potenza e 1.408 MWh di capacità su 9,8 ettari di suolo agricolo: numeri da utility, non da progetto pilota. È il progetto Ittiri BESS, e la Regione Sardegna lo vuole fermare. Lo scorso 21 luglio la Giunta regionale ha approvato una delibera di contrarietà al progetto presentato dalla società Thiesi Solar S.r.l., chiedendo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di dichiarare l’improcedibilità dell’istanza e negando l’intesa necessaria all’autorizzazione.
I numeri del progetto che la Sardegna vuole fermare
Il progetto Ittiri BESS prevede un impianto stand-alone da 470,4 MW di potenza e 1.408 MWh di capacità, su circa 9,8 ettari di territorio agricolo con opere di connessione alla rete elettrica. Stand-alone significa che non è accoppiato a un campo fotovoltaico: non produce energia, la accumula e la restituisce quando serve. Il rapporto tra capacità e potenza — 1.408 MWh su 470,4 MW — equivale a poco meno di tre ore di erogazione a piena potenza, un dimensionamento tipico per servizi di bilanciamento sulla rete, non per un’installazione dimostrativa.
Secondo la ricostruzione di pv magazine Italia, il progetto fa capo alla spagnola Enerside Energy tramite la controllata Thiesi Solar S.r.l. La scala è coerente con il portafoglio di progetti Agri-PV e BESS di Enerside, che dichiara 4,8 GW e 13,2 GWh diversificati tra Spagna, Italia, Brasile e Cile. La domanda che la vicenda apre non è tecnologica: perché una Regione si oppone a un impianto di accumulo di questa taglia?
La legge 20/2024 e la sentenza che la smonta
La contrarietà regionale non è solo politica: si appella a un quadro normativo preciso. La Giunta rileva che l’impianto ricadrebbe in aree considerate non idonee ai sensi della legge regionale 20/2024 e che le opere di connessione interferirebbero con corsi d’acqua e relative fasce di tutela. Il problema è che quella stessa legge è stata in gran parte smontata dalla Corte Costituzionale. Già nel dicembre 2025, con la sentenza numero 184/2025, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge n. 20/2024 della Regione Sardegna.
Il paradosso è evidente: la Regione usa un vincolo territoriale per bloccare un impianto, ma il fondamento di quel vincolo è già stato dichiarato in parte incostituzionale. Questo non rende automaticamente illegittima ogni opposizione regionale, ma sposta il conflitto dal merito del progetto alla certezza del diritto. Per chi sviluppa storage, il rischio non è il diniego motivato, ma un quadro autorizzativo che cambia tra delibere regionali e sentenze della Consulta.
La delibera regionale non è una semplice osservazione: chiede formalmente al MASE di dichiarare l’improcedibilità dell’istanza e nega l’intesa. Resta da capire quanto peso possa avere una legge regionale già dichiarata incostituzionale in numerose disposizioni davanti all’amministrazione statale che esamina il progetto.
MASE negativo e portafoglio Enerside: cosa cambia sul campo
La contraddizione normativa non resta sulla carta. Nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha disposto la conclusione negativa della Conferenza di servizi relativa al progetto Ittiri BESS. Il ministero ha quindi chiuso negativamente il procedimento per l’impianto da 470,4 MW previsto in località Su Dragone, nel territorio comunale di Ittiri.
Per Enerside il progetto era una scommessa rilevante, ma non isolata. Già nell’aprile 2024 il gruppo spagnolo aveva venduto il progetto Palmadula in Sardegna a Chint Solar Europe: un impianto fotovoltaico da 360 MW con 40 MW / 82,5 MWh di batterie di accumulo, ancora in fase di sviluppo. Il confronto tra Palmadula e Ittiri mostra che in Sardegna lo sviluppo utility-scale non è impossibile, ma dipende da percorsi in grado di evitare lo scontro frontale con i vincoli territoriali.
Per chi installa o gestisce accumuli, il messaggio non è tecnologico ma procedurale. Anche un impianto ben dimensionato può arenarsi su un vincolo territoriale già bocciato. In Sardegna il collo di bottiglia non è la chimica delle celle, ma la stabilità delle regole.




