In Germania, l’idrogeno scorre tra due impianti, tagliando le emissioni di migliaia di tonnellate l’anno.

Per chi produce, la bolletta del gas non è più una riga di costo: è la prima domanda del mattino. Lo sanno bene in uno degli stabilimenti chimici più longevi d’Europa, dove la risposta è arrivata da una pipeline che trasporta ciò che un vicino produce come sottoprodotto e cede invece di disperdere. Lo scorso 11 agosto, lo stabilimento LANXESS di Krefeld-Uerdingen ha annunciato di aver ridotto la propria impronta di carbonio di circa 6.000 tonnellate all’anno usando idrogeno al posto del gas naturale per essiccare i pigmenti di ossido di ferro. Non è una promessa futura: il bruciatore è già installato e funziona.

La bolletta che decide i margini

A Krefeld-Uerdingen, dove da 100 anni si producono pigmenti di ossido di ferro, la divisione LANXESS Inorganic Pigments gestisce il più grande impianto mondiale di pigmenti di ossido di ferro. In un ciclo continuo come questo, il costo dell’energia non è un dettaglio amministrativo: decide se un lotto si produce o si ferma, se i margini reggono o si assottigliano. Per questo la ricerca di una bolletta più leggera non è mai stata un esercizio teorico, ma una questione quotidiana. E la risposta, in questo caso, non è arrivata da una tecnologia lontana, ma da un tubo che collega due impianti vicini.

Il bruciatore che usa l’idrogeno del vicino

Il cuore del progetto è un dettaglio che fa la differenza: l’idrogeno non arriva da una nuova centrale, ma è il sottoprodotto dell’elettrolisi del cloro nello stabilimento Covestro vicino e viaggia direttamente fino all’impianto LANXESS attraverso una pipeline. In pratica, ciò che un vicino produrrebbe comunque e in parte disperderebbe viene riusato come combustibile. LANXESS ha installato il bruciatore a idrogeno alla fine del 2025 e da allora lo ha messo in funzione in modo graduale, con una logica che non prevede strappi ma un avvio progressivo.

Il risultato è concreto: l’essiccatore a spruzzo diventerà uno dei primi impianti industriali su larga scala in Germania a usare idrogeno come combustibile in funzionamento continuo. Questo dettaglio è importante perché porta il discorso fuori dai laboratori: non si tratta di una sperimentazione breve, ma di un impianto progettato per funzionare giorno e notte. Il passaggio all’idrogeno per l’essiccazione dei pigmenti di ossido di ferro è stato descritto come un traguardo tecnologico. Inoltre, il progetto rientra in una strategia più ampia: decarbonizzare la fornitura energetica passando da combustibili fossili a fonti a basse emissioni, un passaggio che per l’azienda riguarda il 75% delle emissioni Scope 1 e 2.

Per chi guarda al caso tedesco, il risparmio di 6.000 tonnellate di CO₂ all’anno non è l’unico numero da tenere d’occhio: è la dimostrazione che una soluzione del genere può funzionare in continuo su un impianto di grandi dimensioni, non solo su una linea pilota. Il vantaggio sta nella prossimità: l’idrogeno è già disponibile come sottoprodotto e la pipeline lo porta direttamente dove serve, evitando i passaggi intermedi.

Il mercato non va tutto nella stessa direzione

Mentre a Krefeld-Uerdingen si taglia CO₂ riusando l’idrogeno del vicino, il mercato dei pigmenti di ossido di ferro si riorganizza altrove. Già nel 2022, per esempio, Cathay Industries aveva raggiunto un accordo con Venator Materials PLC per rilevare la sua attività di pigmenti di ossido di ferro. La transizione energetica, insomma, non è un percorso unico: da una parte si lavora sui processi e sulle sinergie locali, dall’altra si consolidano le quote di mercato.

Per le imprese che guardano a storie come quella di LANXESS, il segnale è chiaro: il vantaggio non sta solo nella tecnologia, ma nella capacità di leggere il proprio perimetro industriale, di capire chi produce cose che oggi finiscono per essere disperse.

La transizione energetica industriale non si misura solo in tonnellate di CO₂, ma in accordi di prossimità e riuso di sottoprodotti. Per le imprese, il prossimo passo è guardare al proprio perimetro: cosa produce il vicino che potrebbe alimentare il tuo forno?