L’impianto a riduzione diretta di Duisburg sarà finanziato anche senza idrogeno verde iniziale, in attesa del calo dei prezzi.
A metà agosto Thyssenkrupp era in trattative avanzate con il governo tedesco per un sussidio da 2 miliardi di euro destinato a un impianto DRI – a riduzione diretta del minerale di ferro – a Duisburg, secondo quanto riferisce Hydrogen Insight. Il dettaglio che fa la differenza nella corsa alla siderurgia verde non è il forno: è che l’impianto, per ora, dovrà funzionare senza idrogeno. L’anno scorso la gara per l’idrogeno era stata sospesa perché i prezzi erano troppo alti.
Il paradosso del DRI che nasce senza idrogeno
Per capire le trattative di agosto bisogna tornare indietro di un anno. A marzo 2025 Thyssenkrupp ha sospeso la gara d’appalto per l’idrogeno destinato al suo impianto di acciaio verde da 3 miliardi di euro, adducendo prezzi significativamente più alti del previsto. Lo raccontava Hydrogen Insight in un’esclusiva di quei giorni: la società tedesca aveva messo “in pausa” la gara. È questo il seme della scelta attuale: un impianto progettato per l’idrogeno si è trovato senza una fornitura economicamente sostenibile.
Il paradosso è facile da enunciare: se l’idrogeno non è economicamente percorribile oggi, come si finanzia un impianto che dovrebbe usarlo domani? La risposta tedesca, per ora, è stata aggirare l’ostacolo: non un cambio di tecnologia, ma la decisione di far partire il DRI senza idrogeno. Il forno non è più il punto critico. Il punto critico è il prezzo della molecola che dovrebbe alimentarlo.
Il compromesso europeo: sussidi anche senza idrogeno
La risposta è arrivata da Bruxelles. Stando a Eurometal, la Commissione europea ha già approvato una modifica alle regole sui sussidi da 2 miliardi di euro per consentire il finanziamento dell’impianto DRI di Duisburg anche se inizialmente funzionerà senza idrogeno. Il contrasto è netto: l’ambizione climatica dell’impianto – produrre acciaio a basse emissioni – viene scorporata dalla fase di avviamento. Il sussidio non dipende più dal fatto che l’idrogeno sia disponibile da subito; dipende dal fatto che l’impianto esista e possa essere convertito in seguito.
Questa scelta scardina il presupposto originario: che la decarbonizzazione dell’acciaio potesse essere finanziata a condizione che la tecnologia a idrogeno fosse attiva dal primo giorno. La modifica approvata dalla Commissione introduce un realismo che ha poco a che fare con i proclami: l’idrogeno è il collo di bottiglia, non il forno. Il forno DRI è pronto, la parte impiantistica è nota. Quello che manca è un prezzo dell’idrogeno compatibile con i bilanci di un’acciaieria. Finché quel prezzo non scende, l’impianto “verde” è verde solo nella promessa futura.
Va detto chiaramente: il beneficio ambientale resta rimandato. Il DRI senza idrogeno può partire, ma la riduzione delle emissioni rispetto alla siderurgia tradizionale non è quella attesa da un impianto pensato per l’idrogeno. La distanza tra “funzionerà senza idrogeno” e “acciaio verde” è esattamente la distanza tra un avvio commerciale e una conversione che nessuno può datare. Ed è qui che il compromesso europeo mostra il suo limite: finanzia l’impianto, non la transizione.
Cosa cambia per chi installa e gestisce
Dal tavolo delle regole si scende in officina. Per chi installa e gestisce l’impianto di Duisburg, il vantaggio è concreto ma parziale: si può partire subito, senza aspettare che il mercato dell’idrogeno si normalizzi. Il beneficio ambientale resta rimandato a quando l’idrogeno costerà meno. In altre parole, l’impianto nasce con un’opzione differita: il DRI è lì, pronto a essere convertito, ma la data della conversione non dipende dall’ingegneria. Dipende dal prezzo di una molecola che oggi non si compra.
L’acciaio verde di Duisburg, per ora, è una promessa differita: la tecnologia c’è, ma il conto dell’idrogeno non torna. Chi gestisce l’impianto dovrà convivere con un compromesso: partire senza idrogeno e sperare che il prezzo scenda prima che il sussidio diventi un costo senza ritorno.




