Hy4Smelt a Linz unisce idrogeno e forno elettrico, avvio nel 2027.

Quando compri un’auto usata o devi cambiare la caldaia, difficilmente pensi all’acciaio. Eppure il prezzo e l’impronta carbonica di quel metallo dipendono da impianti come quello di Linz, in Austria. Secondo quanto documentato da siderweb, a settembre 2025 è partita la costruzione dell’impianto Hy4Smelt per l’acciaio verde. Non si tratta di un comunicato, ma di un cantiere avviato oltre un anno fa, che prova a rispondere a una domanda che ci riguarda tutti: possiamo avere acciaio senza CO2?

L’acciaio ‘verde’ è solo marketing?

La domanda è legittima: davanti a etichette ambientali e promesse industriali, molti si chiedono se l’acciaio a emissioni zero sia solo una promessa lontana. A Linz, però, la risposta ha un nome e un consorzio: Hy4Smelt è sviluppato da Primetals, voestalpine, Rio Tinto e Mitsubishi, con l’obiettivo di emissioni nette zero e avvio entro il 2027. Il progetto è stato presentato a settembre 2025 e ha segnato l’avvio del cantiere.

Non è un’iniziativa isolata. La stessa tecnologia su cui si basa Hy4Smelt, chiamata HYFOR, non nasce dal nulla: come ricorda Primetals Technologies, è stata sviluppata dall’azienda e, già dal 2021, un impianto pilota a Donawitz, sempre in Austria, ha condotto oltre 50 campagne di successo con praticamente tutte le principali fonti di minerale di ferro. I dati, insomma, non mancano: il dubbio sul marketing lascia spazio a un percorso tecnico concreto.

I numeri di un cantiere che cambia la siderurgia

Spostiamoci dal dubbio al cantiere. Il progetto Hy4Smelt è il più grande progetto di ricerca per la protezione del clima in Austria, con costi totali di circa 170 milioni di euro. Il cuore dell’impianto combina la riduzione diretta a idrogeno con un forno elettrico ad arco (EAF): il minerale di ferro ultrafine viene lavorato nel sistema HYFOR® utilizzando idrogeno verde per produrre ferro direttamente ridotto, che poi alimenta l’EAF. L’idrogeno verde utilizzato proviene dall’impianto di elettrolisi PEM H2FUTURE situato direttamente nel sito voestalpine di Linz, il più longevo impianto del suo genere al mondo.

I tempi sono definiti. Il forno elettrico ad arco di voestalpine a Linz entrerà in funzione nel primo semestre 2027 e produrrà circa 1,6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno con un’impronta di carbonio significativamente inferiore. A luglio 2026, la fonte di settore segnalava che il nuovo impianto HBI garantirà dal 2027 l’alimentazione continua dell’EAF, con un fabbisogno annuo di circa 450mila tonnellate. L’impianto pilota Hy4Smelt vero e proprio, che combina la riduzione diretta a idrogeno con un EAF, sarà avviato alla fine del 2027.

Con questi numeri, il 2027 non è più un’ipotesi, ma un appuntamento produttivo concreto. La filiera è definita nelle sue componenti: riduzione a idrogeno, forno elettrico, alimentazione continua e impronta di carbonio ridotta.

Dal 2027, cosa conviene aspettarsi

Ora che il quadro è chiaro, la domanda diventa pratica: per chi compra o produce, cosa cambia davvero? La differenza rispetto all’acciaio tradizionale non si misura solo in tonnellate, ma nell’impronta carbonica. L’EAF di Linz, una volta a pieno regime, produrrà circa 1,6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno con un’impronta di carbonio significativamente inferiore. Per le imprese che acquistano acciaio, questo significa poter orientarsi, già dal 2027, verso fornitori e prodotti che usano una filiera a minori emissioni, senza dover attendere scenari futuri indefiniti.

Non bisogna però immaginare che un solo impianto basti a spostare l’intera filiera europea. L’impianto pilota Hy4Smelt sarà avviato solo alla fine del 2027 e servirà a testare la combinazione tra riduzione diretta a idrogeno e forno elettrico. La produzione su larga scala dell’EAF, però, partirà prima: nel primo semestre 2027. Questo crea un percorso graduale, in cui chi compra acciaio può cominciare a distinguere tra fornitori che investono nella riduzione delle emissioni e chi resta fermo a processi tradizionali.

Resta da chiedersi se un solo impianto basterà a spostare l’intera filiera. La risposta onesta è: da solo, no. Ma la filiera dell’acciaio a basse emissioni ha ormai date e capacità precise, non è una scommessa lontana. Cittadini e imprese possono cominciare a orientare le scelte verso fornitori e prodotti che usano questo acciaio, sapendo che dal 2027 sarà una realtà produttiva.