A Cairate l’ex cartiera diventa un impianto che produce idrogeno verde e riscalda gli edifici comunali

Una bolletta da mezzo milione di euro all’anno per riscaldare gli edifici pubblici è il tipo di cifra che costringe un Comune a fare i conti. A Cairate, in provincia di Varese, quel conto potrebbe scendere in modo deciso: le stime indicano un risparmio tra 400 e 500mila euro all’anno sui costi di riscaldamento degli edifici pubblici. Lo scorso 9 ottobre è stata inaugurata la Hydrogen Valley nata nell’ex cartiera Vita Mayer: un progetto che promette di trasformare un passato industriale difficile in un vantaggio concreto per il bilancio comunale.

Mezzo milione di euro in bolletta: il conto che cambia

Non serve essere un tecnico per capire cosa significa per un Comune un risparmio di questa portata. Se le stime si confermano, Cairate potrà alleggerire la spesa corrente di una cifra compresa tra 400 e 500mila euro ogni anno: denaro che può essere destinato ad altri servizi, oppure semplicemente non dover essere recuperato con tagli o nuove imposte. Il meccanismo è relativamente semplice da capire: il nuovo impianto di elettrolisi è in grado di produrre 102 tonnellate di idrogeno verde all’anno, energia utilizzabile per riscaldare gli edifici comunali. Al centro dell’operazione c’è H2Olona-Hydrogen Valley, promosso da Expand, società della famiglia Vitali, con un investimento di circa 11,5 milioni di euro finanziato dal Pnrr attraverso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Ma come si passa da una fabbrica abbandonata a un impianto che produce idrogeno verde?

Dalla confisca fascista alla produzione di idrogeno verde

Per capire come un Comune arrivi a quei risparmi bisogna entrare nei capannoni della valle Olona. La storia della Cartiera Vita-Mayer è segnata da una doppia frattura. Nel 1970 l’azienda entrò in crisi, come molte altre del settore, e chiuse definitivamente l’11 agosto 1977. Ma prima ancora, il 12 gennaio 1944, le famiglie Vita e Mayer, entrambe di origine ebraica, subirono il sequestro dei loro patrimoni a causa delle leggi razziali fasciste, in base a un decreto emesso dal capo della Provincia di Varese. Tra i beni sequestrati figurava anche la Cartiera Vita-Mayer Sas.

Sullo stesso sito, ora, nasce qualcosa di molto diverso. H2Olona Hydrogen Valley ha richiesto un investimento complessivo di 23 milioni di euro, di cui 11,5 milioni finanziati dal MASE attraverso il PNRR, ed è stata realizzata nel rispetto delle tempistiche stabilite dal PNRR per la misura dedicata alla produzione di idrogeno in aree industriali dismesse. Dal punto di vista tecnico, l’impianto dispone di un impianto fotovoltaico da 4,5 MW e di un elettrolizzatore da 2 MW, in grado di produrre circa 107 tonnellate di idrogeno verde all’anno in questa prima fase. La produzione è incrementabile a 220 tonnellate annue entro il 2028 e a 500 tonnellate annue entro il 2030. Tra gli interventi previsti c’è anche la bonifica in loco di circa 500 tonnellate di fanghi provenienti dal depuratore: un’operazione che incide direttamente sulla qualità ambientale dell’area.

Se dietro a Cairate c’è una rete, cosa conviene aspettarsi

La domanda è legittima: Cairate è un caso isolato o l’inizio di una rete? I numeri nazionali aiutano a rispondere. Il completamento di almeno 10 progetti di produzione di idrogeno in aree dismesse, per una capacità complessiva di almeno 10-50 MW, è l’obiettivo fissato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. E non è un programma sulla carta: secondo i dati raccolti da Hydrogen Europe, le Hydrogen Valleys sono presenti in quasi tutte le regioni, con progetti in Lombardia, Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia, Sardegna e Campania, tra le altre. Per chi vive o investe vicino a un’area industriale dismessa, il segnale è che questi progetti non sono più esperimenti: sono interventi già finanziati, con tempistiche definite e risultati misurabili.

La Hydrogen Valley di Cairate non è una promessa: è un impianto che produce, bonifica e fa risparmiare. Per cittadini e imprese è il momento di guardare alle aree dismesse del proprio territorio con occhi diversi: dove un tempo c’erano capannoni abbandonati o una storia difficile, oggi può nascere un vantaggio economico immediato per i bilanci pubblici.