Nel sito bavarese le batterie al litio ferro fosfato sostituiranno i reattori spenti, riutilizzando l’infrastruttura di connessione alla rete ad
Lo scorso 29 ottobre, Markus Söder era a Gundremmingen, in Baviera, per una cerimonia simbolica: la posa della prima pietra di un impianto che promette di essere il più grande sistema di stoccaggio a batterie della Germania. Secondo l’annuncio ufficiale di RWE, l’azienda sta costruendo un impianto da 400 megawatt e 700 megawattora. Un investimento da circa 230 milioni di euro, che riutilizzerà la connessione di rete della vecchia centrale nucleare. La stessa rete che per decenni ha trasportato l’energia atomica, ora riceverà elettroni da pannelli solari. Un cerchio che si chiude? O forse un progetto che nasconde la vera tensione della transizione energetica tedesca: la corsa allo stoccaggio è già partita, ma a dettare il passo sono in pochi.
La pietra di ieri
Basta guardare i numeri per capire che Gundremmingen non è un caso isolato per RWE. L’azienda gestisce già impianti di stoccaggio a batteria per circa 1.200 MW in tutto il mondo, e tra dicembre 2024 e febbraio 2025 ha commissionato un impianto su larga scala in Renania Settentrionale-Vestfalia. Ma qui, nel sud della Germania, il progetto ha un sapore diverso. Le unità B e C della centrale nucleare, ciascuna da 1.344 MW, erano entrate in funzione nel 1984. L’unità B è stata spenta alla fine del 2017, la C alla fine del 2021. Ora, mentre i tecnici smantellano il reattore, i cavi della rete ad alta tensione attendono di essere riallacciati a file di container pieni di celle al litio ferro fosfato. L’impianto dovrebbe entrare in esercizio commerciale a inizio 2027.
Viene da chiedersi: è davvero un modello replicabile, o un’eccezione dettata dalla convenienza infrastrutturale? La connessione di rete è un collo di bottiglia in Germania; averne una già disponibile, e di quella portata, è un vantaggio competitivo enorme. Un vantaggio che non tutti possono avere, e che solleva una domanda scomoda: mentre la transizione promette decentralizzazione, la proprietà della flessibilità si sta concentrando ancora una volta nelle mani di chi già controllava le vecchie centrali.
La corsa silenziosa
I dati del registro energetico tedesco raccontano una competizione che si scalda. Nel 2025, la Germania ha registrato 83 nuovi sistemi di accumulo su larga scala, per una capacità complessiva di 667 MW e 1.244 MWh. Ma è la pipeline dei progetti a fare impressione: a gennaio 2026, il Germany’s energy market register elencava 460 progetti di accumulo con potenza superiore a 1 MW in fase di pianificazione, per un totale di 4,9 GW e 10,13 GWh. Numeri che ridimensionano, almeno sulla carta, il primato annunciato da RWE.
Perché non è solo Gundremmingen. La società GESI prevede di installare batterie al litio ferro fosfato nel sito dell’ex centrale nucleare di Grohnde, in Bassa Sassonia: 870 MW di potenza e 3,84 GWh di capacità. E il cluster di Emmerthal, nella stessa area, potrebbe spingersi fino a 1,87 GW. Nel frattempo, a Förderstedt, in Sassonia-Anhalt, Eco Stor ha iniziato a costruire lo scorso novembre un impianto da 300 MW e 714 MWh, che al momento del primo colpo di pala era il più grande progetto di questo tipo in costruzione in Germania.
La mappa si infittisce. Ma a chi spetteranno i ricavi e i rischi di questa capacità diffusa? Il controllo della flessibilità — la risorsa più preziosa in una rete sempre più alimentata da fonti intermittenti — si sta concentrando nelle mani di pochi grandi operatori. Cittadini e piccole imprese restano a guardare, mentre la geografia dello stoccaggio ricalca quella delle vecchie centrali, con gli stessi recinti e gli stessi proprietari.
Cosa resta acceso
I conti economici di questi mega-impianti si reggono su un mercato ancora senza regole chiare. L’arbitraggio tra i prezzi bassi delle ore solari e quelli alti della sera è il motore principale, ma i ricavi futuri dipendono da segnali di prezzo che nessun regolatore ha ancora stabilizzato. E i costi? RWE investe 230 milioni di euro per 400 MW, ma il sistema elettrico tedesco dovrà assorbire decine di gigawatt di nuova capacità di accumulo nei prossimi anni. Chi pagherà l’inevitabile ridondanza? E cosa succede quando la corsa all’accaparramento dei siti migliori — quelli con la connessione di rete già pronta — lascerà indietro le aree meno fortunate? La transizione promette flessibilità per tutti, ma il conto della flessibilità è ancora da scrivere.
L’ex centrale nucleare che diventa batteria non è una favola green, ma un segnale di chi muove i fili della transizione. E per tutti gli altri? Il conto della flessibilità è ancora da scrivere.




