Demand response e misure passive a confronto: i soli prezzi dinamici riducono drasticamente il comfort termico.

La flessibilità elettrica promossa dalle regole europee rischia di avere un costo che non compare in bolletta: il benessere abitativo. Lo mostra uno studio dell’Università di Palermo, di cui dà conto l’articolo di PV magazine, pubblicato lo scorso 3 agosto. I ricercatori hanno simulato diverse strategie di demand response su edifici serviti da pompe di calore: la strategia basata sui prezzi dinamici, quella che più si avvicina alla logica di flessibilità cara ai regolatori, manda il Comfort Compliance Ratio (CCR) al 23,82%, contro un valore di partenza del 34,71%. Promette flessibilità, consegna disagio.

Il dato è scomodo perché il demand response basato sui segnali di prezzo è lo strumento principale con cui l’Europa immagina di rendere le abitazioni parte attiva della transizione. L’idea è che i consumatori spostino i consumi quando l’elettricità costa meno. Ma se per farlo devono rinunciare al comfort termico, il risparmio si paga in condizioni abitative peggiori.

Il paradosso della flessibilità

Il paradosso emerge mettendo a confronto due approcci. Da un lato, la strategia di demand response basata sui prezzi dinamici: secondo l’Università di Palermo, degrada gravemente la qualità dell’ambiente interno, facendo scendere il CCR al 23,82% rispetto al 34,71% di base. Dall’altro, la combinazione di isolamento dell’involucro, ventilazione notturna e gestione dell’accumulo termico (il cosiddetto TES): il CCR annuale sale all’81,22%, più del doppio del valore di partenza, e il consumo annuale di elettricità si riduce fino al 28,22% rispetto al caso di riferimento.

I due numeri raccontano due filosofie opposte. La prima insegue la flessibilità della rete sacrificando chi sta dentro le case. La seconda lavora sull’edificio, sulla ventilazione e sulla regolazione intelligente dell’accumulo termico, e alla fine consegna sia risparmio sia comfort. Ma questi numeri meritano di essere letti in profondità: cosa li produce davvero?

Dentro i numeri

Se la flessibilità pura fallisce, da dove arriva il risultato? La strategia di demand response più efficace, secondo la ricerca disponibile nel repository dell’Università di Palermo, è quella che combina la regolazione del setpoint dell’accumulo termico con l’isolamento migliorato e la ventilazione notturna. Questa combinazione porta il comfort termico annuale accettabile all’81,22% e riduce il consumo di elettricità fino al 28,22%.

Poi c’è il salto successivo: l’integrazione con un sistema fotovoltaico-batteria. Secondo i ricercatori dell’Università di Palermo, il sistema sfrutta l’allineamento temporale tra la generazione solare e la domanda dell’edificio, portando il risparmio di elettricità prelevata dalla rete fino al 59,89%. Il grosso del beneficio, in altre parole, non arriva dallo spostamento dei consumi dettato dai prezzi, ma dall’accoppiamento tra produzione locale, accumulo elettrico e carichi termici ottimizzati.

Esiste anche una via di mezzo, la strategia che lo studio indica come DR3, basata su un fotovoltaico statico. Offre una prestazione intermedia: riduce il consumo elettrico del 14,73%, ma abbassa comunque il CCR al 31,18%, poco sotto il valore di base. Non è il crollo della strategia sui prezzi dinamici, ma nemmeno il risultato delle misure passive combinate. Un altro filone di ricerca, consultabile nel repository dell’Università della Calabria, indica risparmi sui costi fino al 19% nelle città più fredde, una riduzione del 12% delle emissioni di CO2 e un calo del 3% del consumo di energia primaria.

Chi vince, chi perde e cosa resta aperto

Se i numeri mostrano una strada, la domanda politica è: chi può permettersela? L’isolamento dell’involucro, la ventilazione notturna e l’accumulo termico richiedono investimenti iniziali. Il fotovoltaico con batteria ne richiede altri. Chi può affrontare il retrofit completo ottiene risparmi consistenti e mantiene il comfort. Chi invece viene esposto alla flessibilità basata sui prezzi dinamici senza disporre di quelle misure passive rischia di subire il disagio più che il beneficio.

Il Network Code on Demand Connection e il Grids Package spingono verso la flessibilità come strumento di sistema. Ma la questione del comfort resta aperta, e con essa quella dell’equità. La spinta europea alla flessibilità elettrica sta considerando il costo umano del comfort termico, o rischia di premiare solo chi può investire in isolamento e batterie, lasciando agli altri i segnali di prezzo e le case più fredde?