Il progetto ha ottenuto lo status di prioritario dal SENER, ma la quota privata resta al 46%

750 megawattora diviso 150 megawatt: cinque ore. È il rapporto di accumulo con cui Copenhagen Infrastructure Partners ha chiuso, lo scorso 6 agosto, il finanziamento di La Esperanza Solar, 420 MW fotovoltaici e 150 MW/750 MWh di batterie nello stato di Campeche, sulla penisola dello Yucatán. Il pacchetto di debito vale circa 510 milioni di dollari, forniti da un consorzio di cinque banche commerciali internazionali e regionali: BNP Paribas, JPMorgan Chase Bank, Natixis CIB, Santander e Scotiabank.

Il BESS da 5 ore: perché non è un dettaglio di targa

Il dato tecnico che distingue La Esperanza dai riferimenti recenti è la durata del sistema di accumulo. A maggio 2026, nel nuovo bando per le rinnovabili, SENER aveva incluso asset di generazione e stoccaggio con esempi di riferimento per circa 935 MW di BESS da 3 ore. La Esperanza sale a cinque ore: 750 MWh su 150 MW. In termini pratici, le batterie possono erogare la potenza nominale per cinque ore consecutive, non tre. Non è una differenza di targa: cambia la capacità di spostare l'energia solare dalle ore centrali del giorno alla sera e di coprire rampe di carico più lunghe sulla rete.

Secondo CIP, La Esperanza Solar ha ricevuto lo status di progetto prioritario dal Ministero dell'Energia messicano (SENER) nell'ambito del quadro di pianificazione vincolante del paese. La classificazione colloca il progetto in una corsia preferenziale, ma per capire quanto pesa davvero serve il quadro normativo in cui si inserisce.

Il paradosso messicano: 45% rinnovabili, ma il 54% resta alla CFE

Il Messico ha fissato un obiettivo di energia pulita compresa tra il 38% e il 45% entro il 2030. Già nell'ottobre 2024, nel discorso inaugurale, la presidente Claudia Sheinbaum aveva indicato le rinnovabili come leva per raggiungere il 45% della generazione elettrica entro il 2030. L'obiettivo va però letto insieme a un vincolo che definisce lo spazio dei privati.

La riforma energetica prevede che almeno il 54% dell'elettricità immessa nella rete nazionale provenga dagli impianti della Comisión Federal de Electricidad (CFE). Ai produttori privati resta al massimo il 46%. In pratica, l'obiettivo del 45% di energia pulita al 2030 dovrà essere raggiunto in larga parte dentro la quota CFE o in uno spazio privato limitato. Per progetti come La Esperanza, la tecnologia può essere pronta,
ma la scala è decisa da questo vincolo.

È il paradosso del mercato messicano: l'accumulo di lunga durata e il fotovoltaico possono offrire flessibilità, ma il perimetro di dispacciamento resta in maggioranza statale. Chi vuole costruire deve fare i conti con un'architettura che premia i progetti prioritari, senza però allargare la quota disponibile ai privati oltre il 46%.

Primo della lista: cosa significa per chi costruisce e gestisce

Nel mercato messicano, il passaggio dalla carta al cantiere non è scontato. La Esperanza è il primo progetto sotto questo programma ad aver ottenuto il finanziamento e ad aver avviato i lavori civili, e il primo "progetto prioritario" SENER a chiudere il finanziamento e iniziare la costruzione. Non è solo una prima volta per CIP in Messico: è la prova che lo status prioritario può tradursi in debito bancario e mezzi in campo.

Sul fronte di rete, una volta operativo, La Esperanza Solar rafforzerà l'affidabilità, la resilienza e la flessibilità del sistema elettrico nella penisola dello Yucatán, dove una domanda di elettricità in crescita ha aumentato il fabbisogno di nuova capacità di generazione e stoccaggio.

Il confronto con il resto del portafoglio CFE rende chiara la differenza. Cinque progetti sono stati assegnati a Cubico nell'ambito dello schema di investimento misto della Comisión Federal de Electricidad, attraverso il quale la compagnia statale ha selezionato 37 progetti di energia rinnovabile per un totale di 7.411 MW. Al financial close dello scorso 6 agosto, La Esperanza era l'unica ad aver trasformato lo status prioritario in finanziamento e avvio lavori.

Per chi installa o gestisce impianti in Messico, il trade-off è concreto: batterie più lunghe e status prioritario riducono il rischio di rete, ma il tetto del 46% e la dominanza CFE definiscono il perimetro. La vera prova non è il financial close, ma la messa in esercizio e la replicabilità del modello.