La consultazione si è chiusa il 7 settembre e ora ARERA deve fissare il premio massimo dell’asta con consegna 2029
Il 31 luglio ARERA ha pubblicato la consultazione 283/2026/R/eel sul premio massimo per la seconda asta del sistema di approvvigionamento a termine di capacità di stoccaggio elettrico, il MACSE, fissata per il 24 novembre 2026. Il termine per inviare osservazioni è scaduto il 7 settembre. In ballo c’è il premio massimo dell’asta con anno di consegna 2029, il meccanismo che deve rendere economicamente sostenibile un raddoppio della capacità richiesta.
Dieci gigawattora, quattro volte la domanda: il paradosso della prima asta
Per capire il peso della seconda asta conviene ripartire da un numero che racconta la prima. La prima asta MACSE ha assegnato tutti i 10 GWh di capacità disponibili, coprendo quattro zone del Sud Italia e delle isole, con offerte quattro volte superiori alla capacità messa a gara. Si tratta di gigawattora di capacità di stoccaggio elettrico, non di energia prodotta: dicono quanta elettricità può essere conservata, non quanta ne viene immessa in rete.
Il dato sembra raccontare un mercato esuberante, ma nasconde un paradosso. Giuseppe Artizzu, amministratore delegato di NHOA Energy, ha parlato di «razor-thin margins», margini sottilissimi, per gli sviluppatori. Secondo BW ESS la gara è stata tra le più competitive mai viste per i sistemi di accumulo BESS in Europa. Enel ed Eni si sono aggiudicate circa il 70 per cento del primo round. Tradotto: la domanda di capacità c’è, ma la redditività per chi vince è già compressa. Quei dieci GWh non sono che il primo tempo.
Sedici GWh da assegnare e un premio massimo da calibrare al millimetro
Se la prima gara ha già mostrato un eccesso di offerta, la seconda alza la posta. Il decreto del 20 maggio 2026 ha approvato un fabbisogno di 16 GWh per la seconda asta: il doppio della prima, la metà dei 32 GWh che Terna ritiene necessari al 2030. Il nodo, però, non è soltanto la quantità. È il prezzo: il premio massimo che ARERA deve determinare per l’asta con consegna 2029.
La consultazione pubblicata il 31 luglio, curata dall’ufficio DIME, riguarda proprio le modalità di determinazione di quel premio e ne indica il valore. Se il premio risulterà troppo basso, i 16 GWh rischiano di essere più un annuncio che un mercato davvero bancabile. Se risulterà troppo alto, il costo si scarica sul sistema elettrico. Il margine di manovra è stretto: le osservazioni si sono chiuse il 7 settembre, ora tocca ad ARERA decidere.
Il confronto con l’obiettivo di sistema è inevitabile. Il fabbisogno della seconda asta equivale alla metà della capacità che Terna ritiene necessaria al 2030. In altre parole, si sta cercando di mettere in gara in un solo passaggio metà della strada verso il 2030. Non è un dettaglio tecnico: la calibrazione del premio fissata per novembre avrà effetti che andranno ben oltre la singola asta.
Novembre 2026: chi vince davvero quando i margini restano sottili
La posta in gioco non è solo il volume, ma il terreno di gara. La prima asta è stata tra le più competitive in Europa per i BESS: lo ha detto BW ESS. Con Enel ed Eni al 70 per cento del primo round, la competizione non è stata un luogo per outsider. Se la seconda gara raddoppia i volumi ma ripropone lo stesso affollamento, gli sviluppatori potrebbero trovarsi con margini ancora più compressi. Il 24 novembre il mercato scoprirà se c’è spazio per un equilibrio o se si andrà verso una guerra di prezzi.
La vera incognita per chi investe non è se i GWh verranno assegnati: la prima asta dimostra che la domanda di capacità supera l’offerta. L’incognita è a quale prezzo. E qui il premio massimo che ARERA si appresta a definire diventa il termometro.
Nei prossimi mesi il numero da tenere d’occhio non è il 16 GWh dell’asta, ma il 32 GWh che Terna ritiene necessari al 2030. Se la seconda asta replica la sovrasottoscrizione con margini ancora più compressi, il mercato dello stoccaggio italiano potrebbe correre moltissimo e guadagnare poco.




