La quarta emissione delle FAQ chiarisce i paletti su deleghe, energia impegnata e avvio dei lavori per le prossime gare
Lo scorso 7 luglio Terna ha pubblicato la quarta emissione delle FAQ relative al Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico (MACSE). Il documento, aggiornato alla disciplina approvata con decreto ministeriale del 27 marzo 2026, mette nero su bianco alcuni paletti operativi che avranno un impatto concreto su chi parteciperà alle prossime aste, a partire da quella con periodo di consegna nel 2029. Per capire la portata di queste precisazioni bisogna però riavvolgere il nastro fino alla prima tornata competitiva del meccanismo.
La prima asta: 10 GWh assegnati con uno sconto del 65% sul premio di riserva
Il MACSE è lo strumento con cui l’Italia si dota di nuova capacità di accumulo elettrico centralizzato. Il quadro è stato approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ottobre 2024, dopo il via libera della Commissione europea del dicembre 2023, ed è stato disegnato da Terna sulla base del decreto legislativo 210/2021 e della delibera ARERA 247/23. L’obiettivo è assegnare premi annuali in €/MWh‑anno su contratti di 15 anni, vincolando gli assegnatari a costruire e rendere operativi i sistemi di stoccaggio entro il periodo di consegna stabilito.
L’asta inaugurale, tenutasi il 30 settembre 2025, ha messo in palio 10 GWh di capacità di stoccaggio nel Sud Italia e nelle isole. La domanda è stata coperta al 100% e le offerte hanno superato il fabbisogno di oltre quattro volte. I prezzi medi ponderati di aggiudicazione si sono attestati a 12.959 €/MWh‑anno, ben al di sotto del premio di riserva fissato a 37.000 €/MWh‑anno, con un risparmio del 65% che ha fatto gridare al successo dell’operazione.
Sul piano economico, Terna pagherà circa 129,6 milioni di euro all’anno per quasi 10 GWh di capacità. I quindici progetti vincitori (diventati quattordici dopo il ritiro di uno) totalizzano 1.491 MW di potenza e 9.968 MWh di capacità, per una durata media di 6,6 ore. Enel si è aggiudicata la metà della capacità, mentre il resto è stato ripartito fra ACL, ZE Energy, Eni Plenitude, Greenvolt, Whysol e Natpower.
Cosa dicono le FAQ di luglio: niente deleghe, energia impegnata e aste future
La quarta emissione delle FAQ chiarisce diversi aspetti tecnici e procedurali che riguardano la partecipazione alle aste e la definizione stessa dei parametri di accumulo. In primo luogo, la disciplina ribadisce che non è possibile partecipare all’asta MACSE tramite mandato di un operatore terzo titolare dell’impianto: chi presenta l’offerta deve essere il soggetto in possesso dei titoli autorizzativi, senza intermediazione. Un vincolo che taglia fuori schemi in cui uno sviluppatore cede temporaneamente la titolarità a un aggregatore esterno per presentarsi alla gara.
Per chi punta sull’asta con periodo di consegna nel 2029, la scadenza è netta: serve una nuova richiesta di ammissione, anche se la documentazione per il 2028 era già stata inviata. Il motivo è che la nuova asta è regolata dalla disciplina aggiornata con decreto del 27 marzo 2026, che introduce parametri differenti e impone di ripartire da zero con l’istruttoria.
Sul fronte tecnico, le FAQ fissano una definizione essenziale per gli accumuli elettrochimici: l’energia impegnata (quella che il sistema di stoccaggio può effettivamente immettere in rete) non è la capacità nominale lorda delle batterie. Essa rappresenta la massima energia che il sistema può ciclicamente accumulare ed erogare, al netto di servizi ausiliari, perdite sulla rete interna di impianto e — esclusivamente per i sistemi contrattualizzati tramite l’asta MACSE con periodo di consegna 2028 — del contributo associato ai margini minimi di riserva per il contenimento della frequenza. In pratica, per questo meccanismo la cifra che conta è quella già depurata da autoconsumi e dalle riserve obbligatorie di regolazione.
Un altro chiarimento riguarda l’avvio dei lavori: stipulare un contratto di fornitura di componenti per un sistema di stoccaggio non costituisce avvio dei lavori se la validità del contratto è condizionata alla selezione all’asta. Tradotto per gli operatori, non si può anticipare la costruzione sperando di sanare a posteriori la posizione: il semaforo verde scatta solo con l’aggiudicazione definitiva.
Il dominio di Enel e la partita dei margini
I risultati dell’asta hanno delineato un paesaggio fortemente concentrato. Secondo una ricostruzione di Energy Storage News, circa il 70% della capacità assegnata è andata a progetti di Enel ed Eni. Giuseppe Artizzu, amministratore delegato di NHOA Energy, ha osservato che con margini così ridotti la ripartizione del rischio esecutivo e di interfaccia tra sponsor, finanziatori, OEM e appaltatori sarà tutto fuorché semplice. La stessa fonte stima che circa l’80% dei premi sia stato incassato da società che godono di un qualche livello di sostegno statale, un dato che solleva interrogativi sulla reale contendibilità di un mercato in cui lo spread tra prezzi di aggiudicazione e costi industriali lascia spazio quasi esclusivamente a chi può contare su spalle pubbliche.
Con una durata media di 6,6 ore, i progetti selezionati si configurano come sistemi di accumulo di medio‑lunga durata, in grado di spostare l’energia solare dalle ore centrali alla sera e di offrire servizi di regolazione della frequenza. Ma la sfida sarà trasformare quei prezzi — 12.959 €/MWh‑anno in media — in cantieri reali, in un contesto in cui uno dei vincitori ha già alzato bandiera bianca. Le FAQ di luglio aggiungono un ulteriore tassello di chiarezza, ma la vera prova del MACSE sarà la capacità di passare dalla carta al calcestruzzo, con tempi e costi sotto controllo.




