Già nel 2024 sono stati installati globalmente 205 GWh di storage, con un aumento del 53% anno su anno. Eppure, secondo un’analisi pubblicata il 17 agosto 2026 su Enlit, il punto non è quanta capacità si installa: per un sistema da 100 MW/200 MWh, un errore del 10% nello stato di carica può costare circa 420.000 sterline all’anno in Gran Bretagna, stima di Modo Energy. Il settore ha costruito una macchina enorme senza un cruscotto affidabile.
Il dato è ancora più netto se si guarda alla composizione chimica: più di 160 GWh di storage grid-scale sono stati distribuiti nel mondo e il 98% era litio-ione. La domanda quindi non è se le batterie verranno installate, ma quanto vale non sapere esattamente quanta energia contengono.
Il sorpasso silenzioso: 205 GWh e il dominio LFP
Nel 2024 lo storage ha superato le attese: 205 GWh installati, +53% anno su anno. Di questi, più di 160 GWh sono arrivati su scala grid-scale e il 98% era litio-ione. Dentro il litio, però, c’è un secondo sorpasso. Secondo IRENA, la quota di mercato delle batterie LFP (litio-ferro-fosfato) nel settore utility-scale è cresciuta dal 48% nel 2021 a un stimato 85% entro il 2024. A spingere questa crescita, sempre secondo IRENA, sono costi inferiori, maggiore ciclo di vita e migliore sicurezza.
Il risultato di quella fase è stato un mercato in cui il litio era la tecnologia dominante e la chimica LFP ne stava diventando il sottoinsieme più comune. Resta però una domanda: se la capacità installata corre, quanto vale non sapere con precisione quanta energia è effettivamente disponibile in ogni batteria?
L’errore di carica che costa un impianto all’anno
La risposta arriva dai conti, non dai megawatt. Secondo Modo Energy, un errore del 10% nello stato di carica costa a un sistema da 100 MW/200 MWh circa 420.000 sterline all’anno in Gran Bretagna. Correggere la deriva del SOC può aumentare i ricavi fino all’11%. Tradotto: l’imprecisione non è un dettaglio tecnico, è una voce di bilancio.
Il meccanismo è misurabile. Secondo Powin e Tierra Climate, ogni aumento dell’1% nell’errore di stima dello stato di carica riduce la capacità utilizzabile della batteria dell’1,2%. Gli operatori che seguono strategie di mercato basate sull’arbitraggio possono perdere quasi l’1% del ricavo totale per ogni punto percentuale di errore in più. In un mercato come quello della Gran Bretagna, dove ogni megawattora contato male pesa, il conto arriva a centinaia di migliaia di sterline per singolo impianto.
È il paradosso: più batterie vengono installate, più conta l’accuratezza. La capacità nominale non basta se il SOC segna una carica che non corrisponde a quella reale. E se l’imprecisione ha un prezzo così alto, il mercato delle soluzioni non poteva restare vuoto.
La corsa alla precisione: FlexGen, TWAICE e l’ombra di ACCURE
Dai numeri delle perdite all’offerta di chi promette di eliminarle. FlexGen, da parte sua, propone un calcolo ibrido dello stato di carica che combina una validazione multi-punto del sistema con analisi avanzate della batteria per migliorare l’accuratezza nei sistemi di accumulo. Non è l’unico a muoversi.
TWAICE e Modo Energy hanno stretto una partnership per offrire ai clienti del mercato all’ingrosso del Texas, l’ERCOT, un’integrazione delle loro due piattaforme. Lo riporta Energy-Storage.news, che definisce TWAICE un rivale diretto di ACCURE nell’analisi delle batterie BESS. Significa che la gara non è solo tra produttori di hardware,
ma tra chi riesce a leggere meglio i dati.
Resta da vedere se l’accuratezza diventerà uno standard di mercato o un vantaggio competitivo temporaneo. Per ora, la differenza tra chi misura bene e chi non lo fa vale centinaia di migliaia di sterline per impianto. La prossima frontiera non è installare più batterie, ma sapere esattamente cosa c’è dentro. Chi arriva primo a rendere l’accuratezza uno standard potrebbe riscrivere i margini del settore; gli altri pagheranno il prezzo dell’incertezza.




