Ventyr ottiene una proroga fino al 2027 per la domanda di licenza del parco eolico.

Capita a molti: si firma un contratto a prezzo bloccato, per la luce di casa o per rifare il bagno, e dopo qualche mese chi deve consegnare chiede più tempo perché “le condizioni non sono ancora chiare”. Il prezzo resta quello, ma la data di consegna slitta. È successo, in scala molto più grande, nel Mare del Nord. A fine agosto il Ministero norvegese dell’Energia ha concesso a Ventyr, il consorzio formato da JERA Nex BP e Ingka Investments, dodici mesi in più per presentare la domanda di licenza per Sørlige Nordsjø II, il primo parco eolico offshore commerciale del Paese. Non è una notizia di queste ore, ma a due mesi di distanza dice molto su come funziona davvero il passaggio dalle aste ai cantieri.

Un prezzo bloccato, ma un anno in più per firmare

I passaggi sono pochi. A giugno di quest’anno Ventyr ha chiesto formalmente al Ministero di spostare la scadenza. Il 24 agosto è arrivato il via libera: un anno di proroga, concesso dal ministro dell’Energia Terje Aasland, come ha riportato anche il sito specializzato EnergyWatch. La nuova data entro cui il consorzio dovrà depositare la domanda di licenza è il 15 ottobre 2027. In gioco c’è un parco da fino a 1,5 gigawatt.

Per avere un’idea della scala, secondo la scheda del progetto di JERA Nex BP Sørlige Nordsjø II dovrebbe contare tra 80 e 100 turbine, per una capacità complessiva di circa 1,5 GW. Il diritto a costruirlo Ventyr se l’era aggiudicato già a marzo 2024, con un’offerta a prezzo garantito. Ed è proprio da quel prezzo che conviene partire per capire perché, nonostante un contratto vinto, serva altro tempo.

Come funziona la tariffa che lo Stato garantisce

Nell’asta di marzo 2024 il consorzio ha vinto offrendo 1,15 corone norvegesi per kilowattora, circa 0,099 euro. Non è il prezzo a cui l’energia verrà venduta ogni giorno sul mercato, ma un prezzo di riferimento attorno al quale lo Stato e lo sviluppatore regolano i conti. Il meccanismo si chiama contratto per differenza, e lo spiega in modo semplice un’analisi di SINTEF Energy Research: se il prezzo di mercato scende sotto quello concordato, lo Stato paga la differenza allo sviluppatore; se invece il prezzo di mercato sale sopra, è lo sviluppatore a restituire l’eccedenza allo Stato.

Tradotto in termini domestici: è come una tariffa fissa che protegge entrambe le parti. Se l’elettricità all’ingrosso crolla, il parco eolico non va in perdita; se schizza in alto, non incassa profitti straordinari a spese della collettività. Per chi investe miliardi in turbine in mare aperto è una garanzia importante, perché rende prevedibili i ricavi per molti anni. Per lo Stato è un impegno che ha un costo potenziale, e infatti in Norvegia questi sostegni hanno un limite: nei resoconti sulla gara per l’eolico galleggiante di Utsira Nord il livello massimo di sostegno indicato è di 35 miliardi di corone, quasi 3 miliardi di euro.

Se il prezzo è garantito, dov’è allora il problema? La risposta l’ha data la stessa Ventyr: l’eolico offshore, ha spiegato la società nel suo aggiornamento sul progetto, è un’industria nuova in Norvegia e il quadro normativo era ancora in fase di sviluppo. Un contratto per differenza copre il rischio sul prezzo dell’energia, non quello sulle regole: autorizzazioni, connessioni, obblighi tecnici, tempi delle procedure. È un po’ come aver bloccato il preventivo dei lavori senza sapere ancora quali permessi servono per aprire il cantiere. Il prezzo è fermo, ma il conto finale dipende da tutto il resto.

Meglio aspettare che rinunciare?

Davanti a un fornitore che chiede più tempo, qualsiasi cliente si pone la stessa domanda: concedo la proroga o cambio fornitore? Il governo norvegese ha scelto la prima strada, e non per caso. Il ministro Aasland aveva sostenuto, come riportato da un altro articolo di EnergyWatch, che con un anno in più le probabilità di realizzare Sørlige Nordsjø II potevano aumentare. Nel frattempo Ventyr ha detto di lavorare in modo costruttivo con il governo e con altri soggetti pubblici per migliorare le condizioni del progetto. Ricominciare da zero con una nuova asta significherebbe perdere anni, e forse trovare offerte meno convenienti.

La linea di Oslo sembra coerente con quanto fatto altrove. Già a dicembre 2025 il Ministero aveva deciso di assegnare un’area di progetto a entrambi i candidati del bando Utsira Nord: la joint venture tra Deep Wind Offshore ed EDF Renewables e il consorzio formato da Equinor e Vårgrønn. Invece di scegliere un vincitore e scartare l’altro, la Norvegia ha preferito tenere in vita tutte le iniziative. È una strategia che ha senso per un Paese che sta costruendo da zero un settore industriale, ma ha anche un rovescio: concedere tempo non garantisce che il progetto si faccia, sposta solo più in là il momento della verifica.

Ed è questo il criterio pratico da portarsi a casa. Quando si legge che un’asta eolica è stata vinta a un certo prezzo, la vera notizia non è ancora arrivata: arriva quando le licenze diventano cantieri e le turbine vengono installate. Per Sørlige Nordsjø II la data da segnare è il 15 ottobre 2027, quando si capirà se l’anno in più avrà trasformato un’offerta vincente in un progetto reale. Lo stesso metro vale anche per chi, in Italia, valuta un’offerta a prezzo fisso o legge l’annuncio di nuovi gigawatt rinnovabili: il prezzo firmato conta, ma conta di più chi consegna, e quando.