Fondamenta completate in tempo e sussidio Ue sbloccato, ma rinviati i contratti per i cavi HVDC.
Nel Mare del Nord, a 45 chilometri dalla costa belga, ci sono ventitré blocchi di cemento da circa 22.000 tonnellate ciascuno. Sono stati posati nei tempi previsti, e questo è bastato a far scattare un sussidio europeo da 99 milioni di euro. Lo scorso 20 agosto, con la posa dell’ultimo caisson, Jan De Nul ha annunciato che le fondamenta della Princess Elisabeth Island erano state completate. È un traguardo di due mesi fa, e il cantiere civile ha rispettato le scadenze. Il problema è un altro: l’isola è stata pensata per sostenere un’infrastruttura elettrica i cui contratti principali, stando a quanto comunicato in precedenza dal gestore di rete, erano stati messi in pausa.
Ventitré blocchi di cemento e 99 milioni incassati
I lavori di fondazione sono stati eseguiti da Jan De Nul all’interno di TM EDISON, insieme a DEME e per conto di Elia Transmission Belgium, il gestore della rete di trasmissione belga. I numeri danno l’idea della scala. Ogni caisson è lungo 58 metri, largo 28 e alto tra 23 e 32 metri. I blocchi sono stati costruiti a Vlissingen, nei Paesi Bassi, con circa 300 persone al lavoro ogni giorno. Per completarne uno servivano circa tre mesi. Poi venivano trasportati al largo e posati sul fondale, uno dopo l’altro, fino al ventitreesimo.
Il rispetto del calendario contava anche per ragioni finanziarie. Secondo Jan De Nul, completare le fondamenta entro i tempi previsti ha permesso a Elia di qualificarsi per il sussidio europeo di 99 milioni di euro destinato proprio a questa fase. Sul cemento, dunque, il progetto ha fatto quello che doveva. Ma le fondamenta di un’isola energetica servono a ospitare qualcos’altro, cioè le apparecchiature che raccolgono l’elettricità dei parchi eolici e la portano a terra. Ed è su questa parte che il calendario si è inceppato.
L’isola che aspetta i suoi cavi
La funzione dell’isola è scritta nei documenti europei. Secondo la scheda della Commissione dedicata al finanziamento dell’hub energetico offshore belga, l’isola dovrà consentire il collegamento di almeno 3,15 GW di futura energia eolica offshore alla rete elettrica di terraferma. Per farlo servono collegamenti in corrente continua ad alta tensione, l’HVDC, la tecnologia usata per trasportare grandi quantità di energia su lunghe distanze in mare con perdite contenute. Senza quei cavi e quelle stazioni di conversione l’isola resta una piattaforma artificiale.
Ed è qui che il racconto del successo si capovolge. Come riportato da la testata specializzata offshoreWIND.biz, Elia Transmission Belgium aveva deciso di rinviare temporaneamente la firma dei contratti HVDC per la Princess Elisabeth Island a causa dell’aumento dei prezzi di questa infrastruttura. Secondo Elia, il rincaro avrebbe comportato un ritardo di circa tre anni per l’intero progetto. Il punto da capire è proprio questo. Il ritardo non riguarda un dettaglio accessorio. Riguarda la componente che trasforma un’opera civile in un nodo della rete elettrica.
Bisogna quindi tenere separati due piani che nella comunicazione tendono a confondersi. C’è il cantiere civile, che ha rispettato le scadenze e ha incassato il relativo sussidio. E c’è il progetto energetico nel suo insieme, il cui orizzonte, secondo la stima dello stesso gestore, si è spostato di circa tre anni. Le fonti disponibili non dicono a quale prezzo né con quali tempi i contratti HVDC verranno firmati. Il completamento delle fondamenta è un risultato reale. Però è il risultato di una fase che dipendeva quasi soltanto dalla capacità di costruire e posare blocchi di cemento. La fase successiva dipende invece da un mercato, quello delle forniture HVDC, che Elia stessa ha indicato come la causa del rinvio.
Chi tiene a galla il progetto
Intanto il denaro pubblico è arrivato, e da più canali. Il Recovery and Resilience Facility, lo strumento europeo per la ripresa, finanzia lo sviluppo dell’isola energetica nella parte belga del Mare del Nord con un prestito di 100 milioni di euro. La Banca europea per gli investimenti ha concesso a Elia Transmission Belgium una linea di credito da 1 miliardo di euro a condizioni favorevoli per la Princess Elisabeth Energy Island. A queste risorse si aggiungono i 99 milioni di sussidio legati alla fase delle fondamenta. È una rete di sostegno ampia, che mostra quanto le istituzioni europee considerino il progetto prioritario.
Per avere un termine di paragone sulla scala in gioco si può guardare al Baltico. Lì Germania e Danimarca hanno concordato lo sviluppo congiunto dell’isola energetica di Bornholm. Secondo la Commissione europea, in quel progetto il parco eolico collega 3 GW di elettricità prodotta in mare alle reti nazionali danese e tedesca. È un ordine di grandezza simile a quello belga, e conferma che la sfida comune non sta nella generazione ma nella connessione.
Resta la domanda che nessuno dei comunicati affronta. Prestiti, linee di credito e sussidi finanziano il progetto, ma sono serviti a comprare anche i cavi? Se il problema è il prezzo dell’HVDC, qualcuno dovrà assorbire il rincaro. Può farlo il gestore di rete, possono farlo i consumatori attraverso le tariffe, oppure può intervenire di nuovo la finanza pubblica europea. Il Belgio ha costruito nei tempi la parte visibile della sua strategia offshore. Quella invisibile, i collegamenti ad alta tensione, dipende da un prezzo di mercato che finora ha frenato la firma. Un’isola energetica senza connessione può essere un asset strategico in attesa del suo momento, oppure un costoso monumento sul fondale. La differenza dipenderà da chi pagherà i circa tre anni di ritardo, e quanto.




