Il cavo da 7 chilometri è costato oltre 12 milioni di euro e serve un’area ad alta densità industriale
Per mesi, chi attraversava via Mastrantuono a Maddaloni si è imbattuto in transenne, operai e deviazioni. Oggi quelle tracce di cantiere stanno sparendo, ma sotto l’asfalto appena ripristinato c’è qualcosa di nuovo: un elettrodotto interrato che Terna ha appena attivato. L’azienda guidata da Pasqualino Monti ha annunciato l’attivazione del collegamento elettrico interrato tra la cabina primaria “Saint Gobain” e la stazione elettrica “Santa Sofia” di Caserta, un cavo di 7 chilometri che promette di rendere più affidabile la fornitura in una zona ad alta densità industriale. Ci sono voluti più di 12 milioni di euro per completare l’opera.
Cantieri che scompaiono, energia che resta
Negli ultimi giorni, le squadre hanno cominciato a riasfaltare via Mastrantuono, restituendo la carreggiata alla circolazione. Il cronoprogramma prevede di passare poi a via Antonio De Curtis, via Cornato, traversa Appia e via Edison, tutte nel comune di Maddaloni. Se i lavori manterranno questo ritmo, i residenti potranno dimenticare le deviazioni all’inizio di agosto. Un sollievo immediato per chi ogni giorno si sposta in auto o a piedi in quella zona, che negli scorsi mesi aveva dovuto fare i conti con scavi e percorsi alternativi.
Ma quel che interessa di più è ciò che ora pulsa nel sottosuolo. Il cantiere non era fine a se stesso: serviva a far passare un collegamento elettrico che, a regime, renderà più stabile e sicura la distribuzione di energia in una delle aree produttive più importanti della provincia. Vale la pena guardarci dentro.
Cosa scorre sotto i nostri piedi
Il progetto, noto agli addetti ai lavori come collegamento a 150 kV tra la cabina primaria “Saint Gobain” e la stazione elettrica “Santa Sofia”, era stato autorizzato già nel maggio 2023. All’epoca Terna aveva stanziato un budget di circa 10 milioni di euro, ma il costo finale ha superato i 12 milioni, come comunicato nei giorni scorsi dall’azienda. L’aumento, per quanto non spiegato nel dettaglio, è spesso legato a maggiori oneri di scavo o a prescrizioni tecniche aggiuntive emerse durante la fase esecutiva. Resta il fatto che l’investimento non è lievitato a dismisura: si parla di un extra di circa due milioni su un importo comunque significativo.
Il cavo, interamente posato nel terreno, ha una lunghezza di oltre 7 chilometri e utilizza isolamento in polietilene reticolato (XLPE), una tecnologia standard per le linee interrate di ultima generazione. Rispetto a un tradizionale elettrodotto aereo, il vantaggio per chi vive e lavora nei paraggi è duplice: nessun ingombro visivo di tralicci e, cosa ben più concreta, una minore esposizione a guasti causati da maltempo o interferenze esterne. In pratica, meno interruzioni di corrente per le abitazioni e, soprattutto, per le attività produttive della zona. Maddaloni e Caserta ospitano stabilimenti e capannoni per cui un blackout può tradursi in ritardi nelle consegne e costi imprevisti.
Non è un dettaglio da poco se si considera che i cantieri per la posa del cavo sono partiti nella primavera del 2025, come annunciò Terna quando diede il via ai lavori per il nuovo elettrodotto interrato. Dopo oltre un anno di interventi, il collegamento è finalmente in tensione, pronto a servire le utenze della zona. Per le imprese locali significa una rete elettrica meno fragile, capace di reggere meglio i picchi di domanda. Per i privati, la possibilità di contare su una fornitura più continua, anche nelle giornate di forte vento o pioggia battente, quando le linee aeree sono più esposte.
Una rete che guarda lontano
L’elettrodotto di Maddaloni non è un caso isolato. Terna ha presentato a gennaio 2025 un piano di sviluppo da oltre 23 miliardi di euro per il decennio 2025-2034, con l’obiettivo di ammodernare l’infrastruttura elettrica italiana. L’intervento in provincia di Caserta è un tassello di questo disegno più ampio, che punta a integrare più fonti rinnovabili e a ridurre i colli di bottiglia sulla rete. Per chi abita qui, significa che la corrente che arriva alle prese di casa sarà sostenuta da una rete meno congestionata e più pronta ad assorbire i picchi di domanda, come quelli imposti dalle pompe di calore o dalla ricarica delle auto elettriche. Non è un cambiamento che si percepisce a occhio nudo, ma si traduce in minori disservizi e in una maggiore capacità di gestione nei momenti di massimo carico.
Per i residenti, la fine dei cantieri è un sollievo immediato. Ma la vera novità è che, giorno dopo giorno, la rete che porta elettricità alle case diventa più robusta e pronta alle sfide future.




