La società ha appena completato impianti in Giappone e ha comprato un progetto nel Regno Unito

Quando accendi il condizionatore nelle sere d’estate, la rete ha bisogno di qualcuno che abbia messo da parte l’energia del pomeriggio. È esattamente il mestiere di Eku Energy, società lanciata nel 2022 come piattaforma globale di accumulo del Green Investment Group di Macquarie Asset Management. In Italia dice poco, ma negli ultimi mesi ha accelerato in modo visibile tra Giappone, Regno Unito, Germania e Australia, come raccontano le comunicazioni ufficiali di Eku Energy.

Una corsa silenziosa: dai cantieri giapponesi all’acquisto britannico

Dietro quella necessità quotidiana — avere elettricità disponibile quando sole e vento non bastano — c’è un nome che sta muovendo progetti enormi. Ad aprile, in Giappone, Eku Energy ha completato l’installazione delle attrezzature principali presso il progetto Hirohara Battery Energy Storage e, pochi giorni dopo, ha annunciato la messa in servizio del progetto Kami-Tonno BESS, sempre in terra giapponese. Si tratta di sistemi di accumulo collegati alla rete, pensati per assorbire elettricità quando costa poco e restituirla quando serve davvero.

Il legame con il territorio giapponese non è nato ieri: già nel novembre 2025 l’azienda aveva firmato un memorandum d’intesa con la prefettura di Tokushima per il contributo regionale. Lo scorso 31 luglio, poi, Eku Energy ha spostato il baricentro sull’Europa, acquisendo nel Regno Unito il progetto Didcot BESS da 300 MW / 600 MWh da TBC Partners. Poco prima, a fine giugno, aveva messo le mani sul suo primo sistema di accumulo in Germania. Ma perché proprio ora, e perché questi mercati?

I numeri che spiegano la strategia: da 190 MWh a oltre 3 GWh

La risposta sta nei numeri. Al lancio, nel novembre 2022, Eku Energy aveva 190 MWh di capacità di stoccaggio flessibile in costruzione e un pipeline di sviluppo di oltre 3 GWh distribuito tra Regno Unito, Australia, Giappone e Taiwan, come indicava l’annuncio di Macquarie Asset Management. Quattro anni dopo, il singolo progetto tedesco vale da solo quasi dieci volte quella capacità iniziale: l’ingresso in Germania è avvenuto con un sistema da 400 MW / 1.600 MWh a Lamspringe, in Bassa Sassonia.

Il progetto si chiama Dion BESS e, secondo l’annuncio dell’azienda, sarà il più grande del suo genere in Germania, con capacità di black-start tramite connessione diretta alla rete di trasmissione. Non è l’unico fronte. In Australia il progetto Byellee BESS da 300 MW / 1.160 MWh, vicino a Gladstone, è stato uno dei sei vincitori del Queensland nel CIS Tender 8, come riportato da Energy-Storage.news lo scorso 24 giugno. Ed Eku può contare su una esperienza diretta con progetti di trasmissione ad alta tensione in Australia, incluso il Rangebank BESS da 200 MW / 400 MWh vicino a Melbourne, come ricorda la scheda sull’acquisizione di Didcot BESS.

Il quadro è coerente: non episodi isolati, ma un posizionamento progressivo su mercati dove il valore dello stoccaggio è già riconosciuto. L’ingresso in Germania ne è la prova più esplicita, un singolo impianto da oltre un gigawattora pensato per servire direttamente la rete di trasmissione. E qui entra in gioco il resto dell’Europa: Germania e Regno Unito sono già sul radar, ma il terzo mercato del continente ha un nome che conosciamo bene.

E l’Italia? Il mercato c’è, la mossa di Eku no

Germania e Regno Unito sono tra i tre maggiori mercati europei per lo stoccaggio a batteria; secondo il rapporto di SolarPower Europe, nel 2025 i tre mercati più grandi sono stati proprio Germania, Regno Unito e Italia. Il terzo mercato del continente ha un nome che conosciamo bene, ma non compare tra le mosse recenti di Eku Energy.

È qui che si apre la domanda più concreta per chi paga la bolletta. Più batterie collegate alla rete significano meno sbalzi e più spazio per le fonti rinnovabili: quando il sole smette di produrre, le batterie entrano in gioco e riducono la necessità di accendere impianti di emergenza costosi. Per famiglie e imprese è la premessa di prezzi meno volatili. Ma un grande mercato non basta da solo ad attrarre i progetti: serve anche un quadro regolatorio che sappia dare valore alle batterie. Resta da capire se l’Italia saprà offrirlo, e se Eku Energy prima o poi ci metterà piede. La prossima volta che l’energia costerà cara, la differenza la farà chi ha batterie pronte.