La Puglia concentra la maggior parte dei 2,7 GW autorizzati dal MASE nei primi sette mesi del 2026

Lo scorso 30 luglio il MASE ha pubblicato quattro decreti di autorizzazione unica per impianti di accumulo elettrochimico da 527 MW complessivi, distribuiti tra Campania, Basilicata, Piemonte e Puglia. A un mese di distanza, il dettaglio che conta non è il totale dei provvedimenti, ma la taglia del singolo progetto: 297 MW di accumulo autorizzati in Puglia in un unico decreto. È il segnale che l’accumulo italiano è passato alla scala utility.

Quattro decreti, 527 MW: il dato che fa la differenza

A valle dei quattro provvedimenti, i numeri complessivi mostrano un’accelerazione netta. A luglio il MASE ha autorizzato 2.083 MW di accumulo; nei primi sette mesi del 2026, secondo i dati di Assosolare, il ministero ha rilasciato autorizzazioni per oltre 2,7 GW di sistemi di accumulo elettrochimico. Tradotto in pratica, la maggior parte della potenza autorizzata quest’anno si è concentrata in poche settimane, e non in modo uniforme sul territorio.

Il provvedimento più pesante è quello pugliese: Star Energia, tramite la controllata Puglia BESS Srl, potrà realizzare un sistema di accumulo da 297 MW denominato “Puglia BESS” nei Comuni di Avetrana (Taranto), Erchie (Brindisi) e San Pancrazio Salentino (Brindisi). Gli altri decreti riguardano progetti di Altea Green Power, Star Energia ed Energy Total. Ma il singolo decreto è solo un tassello: quanto vale davvero nel quadro nazionale?

70 GWh, 8,5 GWh in Puglia: la corsa è già territoriale

Se il dettaglio è un impianto da 297 MW in Puglia, il contesto si misura in GWh. Secondo le stime di Terna, per raggiungere gli obiettivi del NECP italiano serviranno oltre 70 GWh di accumulo entro il 2030, un aumento di cinque volte rispetto ai livelli attuali. La distinzione non è un tecnicismo: i MW indicano la potenza massima che l’impianto può erogare, i GWh misurano l’energia che può essere immagazzinata e restituita alla rete.

Qui entra in gioco la geografia. La Puglia è già la regione più contesa per i sistemi di accumulo a batteria: secondo i dati di Solar Media, ha 8,5 GWh già approvati sul territorio. A fronte di un fabbisogno nazionale stimato di oltre 70 GWh al 2030, una sola regione ha quindi in mano autorizzazioni per una fetta rilevante del totale. Il divario tra esigenza di sistema e concentrazione territoriale è il cuore della partita.

Dopo l’autorizzazione, che cosa serve davvero?

I numeri pugliesi pongono una domanda operativa: con così tanti gigawattora già autorizzati in una sola regione, qual è il prossimo collo di bottiglia? La risposta non sta più nel singolo decreto. Altea Green Power, uno dei soggetti coinvolti nei provvedimenti di luglio, dichiara un portafoglio di progetti per 7 GW; già nel 2025 Renewable Power Capital ha firmato con Altea una partnership di sviluppo da 1 GW per impianti di accumulo a batteria in Italia. La pipeline, in altre parole, esiste: ma la carta non tiene accesa la rete.

Per chi sviluppa e gestisce impianti, il valore si sta spostando dalla capacità di ottenere l’autorizzazione alla capacità di costruire e connettere. La Puglia è già satura di progetti approvati: chi arriva tardi, anche con un decreto in mano, rischia di restare fuori dalla rete. L’autorizzazione non è più l’unico traguardo.